Anche le Tre sorelle di Cechov aspettano Godot

Sara Trecate - 17.11.2008 testo grande testo normale

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Tags: tre sorelle, olmetto, cechov, martinelli

Il teatro Olmetto ha ospitato "Tre sorelle" diretto da Stefania Martinelli, giovane regista che, influenzata dal teatro dell'assurdo, in questo spettacolo sceglie di sottolineare l'interminabile e vana attesa della felicità da parte di Olga, Maša e Irina, che inevitabilmente finiranno per non riuscire a cambiare la loro situazione infelice.

La triste vicenda di Olga, Maša e Irina nella versione di Stefania Martinelli è molto ridotta rispetto all'originale cechoviano: i quattro atti sono diventati due, quattordici personaggi sono portati in scena da soli sette attori.
Ad apertura di sipario questa riduzione all'essenzialità è immediatamente percepibile grazie alle scene e ai costumi: pochi oggetti sono sparsi sul palco e gli abiti degli attori sono decisamente poveri. Capiamo che l'esistenza delle tre sorelle è ormai fatta di brandelli cuciti insieme come capita per cercare di darsi almeno un'apparenza di dignità, ma questa vita, tenuta insieme a malapena, non è certo quella desiderata. E' a Mosca che vorrebbero andare, nella città in cui sono cresciute serenamente e in cui sono sicure di poter ritrovare la gioia di vivere, ma l'immagine della capitale si fa sempre più idealizzata e più lontana. Solo pochi sprazzi di felicità sono concessi alle sorelle e sono visivamente collegati alla vasca da bagno piena d'acqua, cioè di vita, che è sempre in scena: nei pochi attimi di gioia, reale o presunta, gli attori giocano con l'acqua, vi si immergono e si schizzano a vicenda.
Nei brevi momenti in cui riescono a ridere, ballare e scherzare le sorelle sembrano quasi dei clown con quei costumi variegati e con il naso rosso che indossano a turno, ma malinconicamente viene da pensare al mito del clown triste che in scena deve apparire con un gran sorriso, mentre nella vita è molto infelice.
Andando oltre si può notare un'analogia tra la vicenda delle tre sorelle a quella dei beckettiani Vladimir e Estragon: come i due vagabondi aspettano Godot le sorelle aspettano la felicità, sicure che abbia dato loro un appuntamento e quindi sicure che arriverà. L'assurdità dell'attesa è evidente solo per gli spettatori, mentre gli altri personaggi in scena alimentano le speranze delle sorelle.
Quest'interpretazione è legittimata dalla scenografia che, composta solo da oggetti stravaganti quali un manichino, un'altalena e una gabbietta per uccelli, ricorda uno scenario da teatro dell'assurdo.

L'immagine che resta maggiormente impressa è quella della segatura che copre tutto il palco: le tre sorelle ripetono più volte che si sentono "sepolte in un deserto" e quella casa è il loro deserto. La vita lontana dalla capitale è povera di emozioni, arida, asciutta. L'arrivo dei militari era uno dei pochi avvenimenti felici, ma anche il loro passaggio non si accompagna più a quelle grandiose feste che si facevano a Mosca, ora i soldati partecipano solo, insieme agli altri personaggi, ad alzare la polvere causata dalla segatura, polvere che poi torna a terra, ricreando l'immobilità di prima.

La poca acqua, la poca gioia che le sorelle hanno a disposizione le porterà da qualche parte o è solo un'illusione? Nel finale, come è comune in diversi testi teatrali di Cechov, si pensi ad esempio a Zio Vanja, le protagoniste non riescono ad effettuare nessun cambiamento e non resta loro che accettare la propria situazione. Nella lettura della Martinelli, però, sembra che le tre donne siano comunque fiduciose e infatti a conclusione dello spettacolo costruiscono un tableau in cui si mettono in viaggio su una nave (la solita vasca da bagno) e veleggiano verso il futuro. Resta la malinconia, resta di sottofondo la canzone di Nada con la domanda “cos'è la vita senza l'amore?”, ma forse la forza di volontà delle sorelle sarà più forte e permetterà loro di continuare a vivere a testa alta.

Dal 4 al 16 novembre 2008
TRE SORELLE di A. Cechov
Regia di Stefania Martinelli
Con Nicoletta Ramorino Fanfani, Gianni Coluzzi, Gabriele Di Luca, Stefania Martinelli, Sacha Oliviero, Silvia Pietta, Anastasia Zagorskaya
Teatro Olmetto, Milano


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