La dannazione del conflitto al Teatro Elfo: Blasted

Maddalena Peluso - 15.11.2008 testo grande testo normale

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Tags: Sarah Kane, Elio De Capitani, Blasted, Paolo Pierobon

Un apologo sulla guerra, sulla violenza umana e sulle sue origini. Era da tempo che Elio De Capitani voleva metter in scena "Blasted", testamento della drammaturga inglese Sarah Kane, morta suicida, vittima della depressione, dieci anni fa dopo aver scritto cinque testi memorabili, rappresentati e discussi in tutto il mondo.

Un apologo sulla guerra, sulla violenza umana e sulle sue origini. Era da tempo che Elio De Capitani voleva metter in scena "Blasted", testamento della drammaturga inglese Sarah Kane, morta suicida, vittima della depressione, dieci anni fa dopo aver scritto cinque testi memorabili, rappresentati e discussi in tutto il mondo.
Così, con un cast ideale e superbe scene, "Blasted", "Dannati", prende vita al Teatro dell'Elfo, in via Ciro Menotti, "proprio nel momento giusto, con l'aria che tira nel nostro paese", riscuotendo consensi di critica e di pubblico.
Il testo incandescente e apocalittico, tradotto da Barbara Nativi e in scena fino al 16 novembre 2008, ha debuttato al Festival Asti Teatro il 30 giugno e rappresenta la finale meditazione di De Capitani sul teatro della Kane: "non c’è nulla di gratuito nella crudezza della Kane, nulla è osceno, tutto ha il segno del sacro che fa paura, della soglia che temiamo di avvicinare, ma alla quale osiamo guardare per scoprire l’orrore che altrimenti potremmo sperimentare sulla nostra pelle". "Blasted", debuttò nel 1995 al Royal Court, sommerso da un'ondata di scandalo, di critiche sdegnate e feroci. A riconoscere la forza visionaria della sua scrittura, collocando la 25enne tra gli autori più innovativi del ventesimo secolo furono Edward Bond e il Premio Nobel Harold Pinter.
Il testo, surreale, espressionista e allucinato, parte con un avvio realistico, all'interno di una stanza d'albergo post-ibseniana: al centro della pièce c'è la relazione tra Ian, un giornalista-spia cinico, razzista e arrogante, malato di cancro ai polmoni, accanito bevitore e fumatore – il tecnico e scanzonato Paolo Pierobon - e la giovanissima e confusa Cate – l'accorata Elena Russo Arman - figlia della provincia inglese, ignorante e povera ma di buoni sentimenti, vittima di violente crisi di epilessia da quando suo padre è ritornato.
Paradigmi di una vita borderline, in un antro – albergo bombardato dalla guerra, un microcosmo avulso dalla realtà in cui regna sovrana la violenza, nel quale è facile "andare" e "tornare" anche se il mezzo per farlo è l'epilessia.
Il vero fulcro dello spettacolo è la degenerazione della violenza, intesa come sopraffazione fisica, morale, psicologica, in una società già degenerata perchè quotidianamente vittima di sopraffazione di ogni sorta: lo stupro, il cannibalismo, la sodomia fino all'omicidio individuale e di guerra sono le prepotenze utilizzate dagli uomini per soddisfare i più elementari istinti animali.
"Mi sono messa a pensare – ha spiegato la Kane - a quale sarebbe potuto essere il legame fra un comune caso di stupro in una camera d'albergo a Leeds e quello che stava accadendo in Bosnia. All'improvviso il dato era tratto, e mi sono detta: 'ma certo è ovvio! Uno è il seme e l'altro è l'albero'. Credo che su larga scala sia possibile trovare il seme della guerra nella società in tempo di pace".
La struttura di Blasted è scardinata in senso letterale, fisico e metaforico, dall'esplosione di una bomba: la devastazione della guerra penetra all'interno del "rifugio" in un triangolo di violenza tra la coppia e il Soldato, un pò alla Brecht e un pò colonnello Kurz, che diventa è lo specchio del disfacimento occidentale.
"Ho spinto il tempo molto oltre. Tra la prima e l’ultima scena potrebbero essere trascorsi 13 mila anni. Vedevo tutto in regressione ma una regressione in avanti, un remoto futuro. Ho immaginato l'attimo finale come se la stanza d'albergo di Leeds e tutta l’Europa fossero finiti sotto l'oceano, e arenato sul fondo, espirasse l'ultimo suo canto un capodoglio morente". Le ricercate amplificazioni di rantoli, spari, urla e lamenti, cupi sottofondi sonori di Marzoli, le luci minacciose e indagatrici e i continui chiaroscuri lampeggianti di Frigerio, carichi di suggestione, e il disfacimento scenico davvero efficace di Carlo Sala calano assolutamente lo spettatore nell'atmosfera scarnificata di una catarsi impossibile da raggiungere, sviluppando un'opposione globale, esistenziale, etica e politica a tutte le violenze.

BLASTED
di Sarah Kane
traduzione di Barbara Nativi
regia Elio De Capitani
scene e costumi di Carlo Sala
con Elena Russo Arman (Cate), Paolo Pierobon (Ian), Andrea Capaldi (soldato)
luci di Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli


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