Un leggero fastidio a teatro
Beatrice Elerdini - 29.10.2008

L’associazione culturale Balrog , ha portato in scena "Un leggero Fastidio" , una delle opere più espressive del dramma interiore, ritratto magistralmente dal drammaturgo inglese Pinter; un testo inizialmente dedicato alla diffusione radiofonica.

Domenica 19 Ottobre, ore 19.30, Teatro Arsenale: non è stata una domenica qualunque, un "leggero fastidio" ha attanagliato l’anima di tutti i presenti in sala.
L’associazione culturale Balrog, ha portato in scena "Un leggero Fastidio"
, una delle opere più espressive del dramma interiore, ritratto magistralmente dal drammaturgo inglese Pinter; un testo inizialmente dedicato alla diffusione radiofonica.
Il radiodramma, scritto nel 1958, originariamente intitolato "Un leggero malessere", esprime minuziosamente il disagio interiore di una famiglia borghese, alle prese con uno sconosciuto.
L’equilibrio di Edward (Andrea Ramilli) e Flora (Portacci Zadikian) è estremamente fragile e viene improvvisamente minato dalla presenza di un "fiammiferaio" (Andrea Pilotta), un estraneo che sosta fuori dalla loro abitazione, apparentemente senza motivo.
Chi è realmente costui? Una minaccia? Un pericolo concreto?
Si tratta indubbiamente di un simbolo, è l’iconografia di un disagio profondo, la paura trascendente dell’uomo di fronte all’ ignoto, paura che si accentua esponenzialmente nelle famiglie borghesi di tutti i tempi, quella diversità che mina una normalità costruita sulla sabbia, con grande fatica.
L’opera se pur degli anni cinquanta è fortemente attuale, disegna l’inferno celato dalle chiacchiere maligne, l’ipocrisia del matrimonio e soprattutto l’incapacità dell’uomo di poter gestire la sorte, che sottende alla vita di ogni mortale.
Così nello spettacolo nasce Barnaba, il "fiammiferaio", la personificazione dell’ignoto, dell’incontrollabile, che fa crollare dapprima Edward e poi lei, Flora, la donna che scopre in quell’uomo il suo stupratore.
Ma non è questo terribile aspetto ad essere rilevante, probabilmente Pinter, voleva raffigurare rispettivamente per la figura maschile e per quella femminile, lo spettro più temuto e Barnaba si presta alle molteplici interpretazioni della paura umana, senza fiatare, senza proferire alcuna parola.
Il personaggio chiuso nel suo silenzio, prende il sopravvento sulla scena: quando è il borghese a parlare dei suoi affari, delle sue passioni, è sul fiammiferaio che ricade inevitabilmente l’attenzione, lasciando lo spettatore in attesa, di un cenno, di una risposta che non arriverà.
E così scorrono i minuti, le scene, le situazioni e lui, il viandante, cattura costantemente lo sguardo degli spettatori, è la spalla perfetta di un protagonista, capace di rimbalzare il discorso ora di Edwuard, ora di Flora, ma senza alcun dire.
E’ geniale questo ruolo, creato dall’acuta mente di Pinter, che antropomorfizza il disagio.
"Un leggero fastidio", che colpisce in primis gli occhi del borghese e che arriva ad intaccare totalmente i suoi freni inibitori, portandolo a "scoppiare" in una violenta reazione contro lo sconosciuto.
La donna invece cercherà di vendicarsi di ciò che aveva subito, cercando di portare il fiammiferaio sull’orlo di una reazione fisica, che in realtà non arriverà…
Il resto è storia, ma certamente oltre ai fatti strettamente concreti, l’aspetto vincente di questo spettacolo è il delirio dell’uomo di fronte alla poliedricità delle sue fragilità, che purtroppo non può sconfiggere, se non divenendo cosciente della sua stessa "imperfezione".
Nietszche, sosteneva che l’uomo, presa coscienza della caducità della sua esistenza, scopriva il segreto della sua potenza: solo così si diventa oltre-uomini.


