Ratmansky alla Scala: non la solita “Bella”

Alessia Guadalupi - 05.10.2015 testo grande testo normale

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Tags: alexei ratmansky, la bella addormentata, balletto, teatro alla scala

È un’antica Bella Addormentata quella in scena in ottobre al Teatro alla Scala: si tratta della versione coreografica originale del 1890 ricostruita da Alexei Ratmansky, con le scene e i costumi ispirati a quelli disegnati da Leon Bakst per i Balletti Russi di Djaghilev nel 1921.

È un’antica Bella Addormentata quella in scena in ottobre al Teatro alla Scala: si tratta della versione coreografica originale del 1890 (anno del debutto di questo capolavoro ciaikovskiano) ricostruita da Alexei Ratmansky utilizzando la notazione Stepanov (l’annotazione della coreografia del balletto, risalente all’inizio del XX secolo, oggi conservata nella biblioteca dell’Università di Harvard), e integrata di alcuni momenti mancanti nel manoscritto. Il progetto di ricostruire questa Bella nasce dalla volontà di Ratmansky, coreografo russo già direttore artistico del Balletto del Bolshoi di Mosca, di ritornare alla “fonte originale” di quello che è forse il balletto più rappresentativo dello stile imperiale russo, capolavoro musicale di Ciaikovsky: la coreografia di Marius Petipa. La produzione è stata realizzata in cooperazione con l’American Ballet Theatre di New York, dove il balletto è già andato in scena nel 2015 con grande successo, e ha portato alla vittoria del prestigioso FEDORA-Van Cleef & Arpels Prize for Ballet.
Ratmansky e il suo staff hanno scelto di vestire questa Bella con i costumi disegnati da Leon Bakst nel 1921 per la produzione dei Ballet Russes di Djagilev, ricostruiti sui bozzetti originali da Richard Hudson, che ha lavorato anche alle scenografie. I costumi originali della prima produzione, quella del 1890, erano infatti già stati ricostruiti dal Marijnsky Ballet di Sanpietroburgo nel 1999, e ovviamente si voleva evitare una replica. In scena, quindi, è tutto un tripudio di colori, dagli accostamenti anche azzardati: rosa fucsia, rosa chiaro e bianco per Aurora, una scala che va dal nero al grigio argento per Carabosse, verde e arancio per il corpo di ballo nel valzer dell’inizio del secondo atto, e costumi straordinariamente sontuosi per il re e la regina, giocati su oro, bianco e argento. Ma la novità più interessante del lavoro di Ratmansky nasce certamente dall’aspetto coreografico: è uno stile per noi nuovo che emerge dal passato, grazie alla notazione su carta, ed è lo stesso Ratmansky che ce lo racconta, nell’intervista curata da Sergio Trombetta nel programma di sala: “…i passi sono più piccoli, più rapidi, più filigranati, meno estesi. Rispettiamo i tempi musicali di Ciaikovsky. I passi complessi delle versioni successive della Bella richiedono, invece, tempi più lunghi. Per questo la musica abitualmente viene rallentata e adattata alle difficoltà di esecuzione”. Musica, quindi, più veloce di quella a cui siamo abituati, nessuna apertura esagerata delle gambe, tours chainés sempre sulle mezze punte, e infine una “sorpresa” emersa dallo studio del manoscritto: una versione completamente diversa della variazione del principe Désiré nel terzo atto, senza i manège virtuosistici che caratterizzano le esecuzioni moderne ma ricca di veloci batterie, entrechats e cabrioles.
Ne risulta un balletto frizzante ma morbido ed elegante, una trina perfetta disegnata sulla musica, ben eseguita da tutta la compagnia scaligera (Nicoletta Manni eterea e dolce principessa Aurora, accompagnata da Timofej Andrijashenko come principe Désiré, Mick Zeni intenso nel ruolo pantomimico della fata cattiva Carabosse, Lusymay Di Stefano e Claudio Coviello gioiosi e affiatati come principessa Fiorina e Uccellino Azzurro, Martina Arduino splendente Fata dei Lillà).

Repliche fino al 23 ottobre

La Bella Addormentata nel bosco

Nuova produzione in coproduzione con American Ballet Theatre, New York
Musica di Petr Ilic Tchaikovskij
Coreografia di Marius Petipa
Messa in scena e integrazioni coreografiche di Alexei Ratmansky
Scene e costumi di Richard Hudson (ispirati al lavoro di Leon Bakst)

Immagini: Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Mick Zeni, Martina Arduino, Lusymay Di Stefano, Claudio Coviello. Foto Brescia e Amisano, Teatro alla Scala

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