Il nervoso ed essenziale Schiaccianoci di Nacho Duato

Alessia Guadalupi - 05.01.2015 testo grande testo normale

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Tags: Lo Schiaccianoci, Nacho Duato, Teatro alla Scala, Virna Toppi

Un sipario con la scritta “Lo Schiaccianoci” fatta di stelline introduce lo spettatore al balletto in scena durante il periodo delle festività al Teatro alla Scala.

Un sipario con la scritta “Lo Schiaccianoci” fatta di stelline introduce lo spettatore al balletto in scena durante il periodo delle festività al Teatro alla Scala: è il décor di Jérome Kaplan per la coreografia di Nacho Duato, coreografo nato a Valencia nel 1957, già direttore artistico del Balletto Mikhailovskij di Sanpietroburgo (dov'è nata questa sua versione del balletto natalizio per antonomasia, oltre che di Bella Addormentata) e oggi direttore artistico dello Staatsballet di Berlino. Una versione che Duato definisce “neoclassica”: la storia e l’ambientazione originale non vengono modificate (se non per la scelta di un preciso anno: il 1918), la tecnica di base dei passi è quella accademica (seppure mediata dall’invenzione del coreografo), i costumi sono piuttosto convenzionali.
In realtà, chi ha nel cuore la sontuosa versione di Rudolf Nureyev (il capolavoro della sua produzione coreografica, dal 1969 in repertorio alla Scala, danzato negli anni da ballerini della levatura di Carla Fracci, Liliana Cosi, Mario Pistoni, Vera Colombo, Luciana Savignano, Merle Park, Oriella Dorella, Evelyn Desutter, Maximiliano Guerra e lo stesso Nureyev - e in tempi più recenti da Roberto Bolle, Massimo Murru, Eleonora Abbagnato -, e che manca dalle scene scaligere dal 2006) uscirà probabilmente da teatro, dopo aver assistito alla versione Duato, con un leggero ma persistente senso di delusione.
Il lavoro del coreografo spagnolo è piuttosto asciutto, concentrato, caratterizzato da una qualità “nervosa” del movimento che richiama espressamente, come spiega Duato intervistato da Marinella Guatterini nel programma di sala, un concetto moderno di velocità. La scenografia è in molte parti spoglia, poco evocativa; la quantità dei gruppi di danzatori in scena è sempre contenuta, sia nel primo atto che nel secondo. Non ci sono i bambini della scuola di ballo, non ci sono i personaggi dei nonni (la festa del primo atto sembra più un ritrovo mondano che familiare), non c’è la neve; Drosselmeyer ha un’età indefinita; i topi (che Duato ha sconcertatamente trasformato in sorta di pipistrelli vestiti da aviatori, con assurdi denti sporgenti) e il loro Re (una macchietta da avanspettacolo, più ridicolo che pauroso) entrano in scena dal proscenio, annullando del tutto l’effetto inquietante che dovrebbero avere; l’arrivo al regno dei dolci avviene all’improvviso, con la danza spagnola che inaugura il secondo atto, e altrettanto all’improvviso finisce il sogno di Clara, eliminando qualsiasi atmosfera fiabesca. Nel classico pas de deux finale tra Clara e il Principe siamo lontani dai caleidoscopici e virtuosistici intrecci di passi di Nureyev; la coreografia è (come in tutto il balletto) piuttosto piatta e priva di slanci.
Poche, singole idee si fanno moderatamente apprezzare nello Schiaccianoci di Duato: le scenografie con le stelle, le enormi scatole che portano in scena i pupazzi meccanici del primo atto, le luci tenute in mano dai Fiocchi di neve, i quattro marinai russi che danzano il trepak, il principe-schiaccianoci che marca con movimenti meccanici il suo ritrasformarsi in pupazzo al termine del sogno di Clara. Per il resto, si rimane con una sottile sensazione di vuoto e lo sconcerto per la pessima idea di introdurre una voce registrata che disturba la musica di Ciajkovskij all’inizio del primo atto, come se non bastasse la mimica – nonché il programma di sala! - a “spiegare” un balletto.
In tutto questo i ballerini scaligeri fanno la loro parte con ammirevole impegno. Teatrimilano ha avuto la possibilità di assistere a due cast piuttosto diversi, ma entrambi apprezzabili: la coppia formata dalla ventiduenne Virna Toppi, solista, e dal primo ballerino Antonino Sutera è apparsa solare e disinvolta. Angelo Greco, che sta dando ottime prime prove nei ruoli chiave del repertorio classico-romantico, dà vita a un principe schiaccianoci frizzante accanto a Vittoria Valerio, che esegue con nitore filologico i pochi passi difficili del ruolo di Clara (la diagonale di pirouettes della coda del grand pas de deux). Greco e Valerio fra l'altro sono stati appena premiati come Artisti emergenti dal mensile Danza&Danza, insieme alla prima ballerina scaligera Nicoletta Manni (premiata tra i migliori interpreti del 2014).

Lo Schiaccianoci di Nacho Duato è in scena alla Scala fino al 18 gennaio, con protagoniste le coppie Roberto Bolle-Maria Eichwald, Virna Toppi-Antonino Sutera, Angelo Greco-Vittoria Valerio, Nicoletta Manni-Claudio Coviello.


Foto: Lo Schiaccianoci, Teatro alla Scala, copyright Marco Brescia e Rudy Amisano

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