Spectre de la rose, Rose malade, Cavalleria rusticana: tra fiori palpitanti e rustici corteggiatori

Alessia Guadalupi - 15.01.2014 testo grande testo normale

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Tags: le spectre de la rose, la rose malade, cavalleria rusticana, teatro alla scala

Balletto e opera, un insolito trittico alla Scala.

“Ogni tanto unire la danza al melodramma aiuta gli amanti di un genere a ricordare che esiste anche l’altro”. Così la Scala, sul suo sito web, presenta il “trittico” in scena in questi giorni, un insolito accostamento di opera lirica (Cavalleria rusticana di Mascagni) e balletto (Le spectre de la rose, celeberrimo pezzo di Fokine del 1911, e La rose malade, creazione di Roland Petit del 1973), diretto dalla bacchetta di Daniel Harding.

Lo “spettro della rosa”, spirito di un fiore che nel sogno prende vita, nella serata del 14 gennaio era interpretato dall’ospite Ivan Vasiliev, giovane star del balletto di oggi, dal salto eccezionale (anche se non sempre pulitissimo) e dalla tecnica esuberante. Lo affiancava Lusymay Di Stefano, ventenne diplomata all’Accademia della Scala e subito entrata nel corpo di ballo, che per i suoi importanti debutti nella scorsa stagione (Giselle, di cui demmo conto su queste pagine, e Notre dame de Paris) ha da pochissimo vinto il premio “Danza & Danza” come “miglior interprete emergente” del 2013. Dopo i trasferimenti di alcuni importanti danzatori giovani su cui la direzione del ballo stava puntando come nuova generazione di talenti (primi fra tutti Petra Conti ed Eris Nezha, passati al Boston Ballet), sarà lei la prima ballerina dei prossimi anni? Intanto ci auguriamo di continuare ad assistere a suoi debutti in ruoli importanti, dato che la stoffa c’è.
La rose malade di Roland Petit, pezzo raffinato e toccante, introdotto dalla voce registrata dello stesso Petit che recita un brano del poemetto The Marriage of Heaven and Hell di William Blake da cui trasse ispirazione (“Rose, tu déperis…”), fu creato per la mitica Maya Plisetskaja sull’Adagietto di Mahler. Il tema è evanescente (“una donna, una ballerina, danza fino quasi a dimenticare e a perdere la propria identità in un’immagine che si direbbe preraffaellita, tuttavia sostenuta da un classicismo purissimo”, Domenico Rigotti, dal programma di sala) e l’ambientazione essenziale (allestimento supervisionato da Luigi Bonino e costumi di Yves Saint Laurent), ma il brano è potentemente struggente ed evocativo. Il talento degli interpreti, gli ospiti Maria Eichwald e Igor Yebra, cesella perfettamente le sfumature dell’atmosfera languida, quasi patetica, immaginata da Petit.
Tutt’altra atmosfera invece in Cavalleria rusticana, che ci trasporta in un mondo di atavica focosità. Come racconta efficacemente Andrea Malvano nel programma di sala, “Per respirare a pieni polmoni l’aria della Sicilia bastano poche note del Preludio (…) La melodia fatica a mettersi in piedi, proprio come se fosse un essere vivente indebolito dal caldo; ma quando prende forma, in tutta la sua intensità espressiva, descrive alla perfezione il colore sanguigno di una cultura dominata dalle passioni struggenti (…)”. La regia di Mario Martone è intelligente; asciutta, pulita, essenziale ma efficace. I coristi entrano in scena portando ognuno una sedia, su cui poi si siederanno guardando il pubblico, come se fossero i partecipanti a una messa che si rivolgono all’altare. E infatti, quando dopo poco si arriva alla messa di Pasqua, i coristi semplicemente girano la sedia: ora l’altare è sul fondo della scena, e la messa si svolge regolarmente con tanto di prete, diacono e chierichetti, comunione e cestini per le offerte, mentre fuori dalla “chiesa” senza muri, ossia al proscenio, Santuzza canta a Turiddu, l’innamorato che l’ha disonorata e tradita dopo averle promesso il matrimonio, tutto il suo sentimento: la gelosia e l’amore infelice. Il compito di trasportarci in un paesino della Sicilia del 1890 è affidato ai costumi, realistici fin nei dettagli. Nella successiva scena, quella dell’osteria, l’unico elemento scenico è un’enorme tronco d’albero tagliato, che con le sue radici nodose e contorte che s’infilano nella terra pare simboleggiare quanto le passioni descritte siano radicate nella cultura del territorio siciliano. È un’idea “letteraria” della Sicilia, ed è d’altronde l’idea di fondo del Verismo, alla base della raccolta Vita dei campi di Giovanni Verga, della quale Cavalleria rusticana fa parte: l’idea di ritrarre (con scientifico distacco, per quanto possibile, ma anche con scientifico realismo), ambiente, sentimenti e modi di agire delle classi più umili.


Le spectre de la rose, La rose malade, Cavalleria rusticana
Dal 12 gennaio al 9 febbraio 2014

Interpreti

Le spectre de la rose: Ivan Vasiliev, Lusymay Di Stefano, Leonid Sarafanov, Vittoria Valerio, Claudio Coviello

La rose malade: Maria Eichwald, Igor Yebra, Mick Zeni, Vittoria Valerio, Andrea Volpintesta

Cavalleria Rusticana: Liudmyla Monastirska, Valeria Tornatore, Jorge de Léon, Vitaliy Bilyy, Elena Zilio

Direttore: Daniel Harding

Orchestra e coro del Teatro alla Scala

Info: www.teatroallascala.org


Foto Brescia-Amisano, copyright Teatro alla Scala

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