Nel colorato mondo di Ratmansky

Alessia Guadalupi - 20.12.2013 testo grande testo normale

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Tags: Teatro alla Scala, Alexei Ratmansky, Opera, Russian Seasons

Alla Scala torna il coreografo russo più interessante del momento in una serata monografica, con una nuova creazione in prima mondiale.

Alexei Ratmansky, uno dei coreografi più in voga del momento, torna alla Scala con un trittico di balletti che affianca a due lavori già consolidati, “Russian Seasons” e “Concerto DSCH”, una nuova creazione in prima assoluta per il balletto scaligero.
“Russan Seasons”, creato nel 2006 per il New York City Ballet e oggi capolavoro riconosciuto del coreografo russo, nasce dall’ascolto della bella musica di Leonid Desiatnikov, intitolata appunto “Russian Seasons”, una composizione del 2000 ispirata alle musiche popolari russe. Ed è il mondo russo che Ratmansky disegna, attraverso sei coppie colorate che, sui dodici movimenti musicali, raccontano di sentimenti e momenti universali: l’amore, la gelosia, il dolore, l’attesa, la morte. I colori caldi dei costumi, semplici ma eleganti, evocano le stagioni (e le Quattro Stagioni di Vivaldi emergono in filigrana in più momenti della partitura, piena di ricchezza timbrica e continuamente punteggiata da momenti virtuosistici del violino solo –qui Laura Marzadori, alla prima esecuzione Gidon Kremer- e del soprano). Nella serata del 19 dicembre la coppia principale (prima in arancione e poi in bianco) era interpretata dall’étoile Svetlana Zakharova e dall’ospite Andrei Merkuriev. La ragazza in rosso, secondo ruolo femminile, era la bravissima Virna Toppi.
Di Concerto DSCH, spumeggiante creazione coreografica sul Concerto per pianoforte e orchestra di Dimitri Shostakovic, avevamo a suo tempo già scritto su queste pagine; in questa ripresa è da segnalare la performance di Carlo di Lanno, giovanissimo danzatore che a ottobre ha debuttato nel Lago dei Cigni accanto a Nicoletta Manni, e che qui ha ottimamente affiancato Svetlana Zakharova, mostrando personalità e stoffa da primo ballerino.
“Opera”, la nuova creazione in debutto, vuole essere un omaggio al teatro e alla cultura italiana (una “fantasia barocca”); la musica è stata creata per l’occasione da Leonid Desiatnikov, ispiratosi a testi di Metastasio e Goldoni che vengono cantati da un tenore, un mezzosoprano e un soprano. La danza è integrata, oltre che dalla musica e dal canto, da videoproiezioni animate di Wendall Harrington ispirate al Barocco e al Costruttivismo in un’originale unione stilistica. Sul palcoscenico c’è ancora colore, principalmente blu e rosso (le due coppie principali) e sfumature di giallo e bruno dorato (il corpo di ballo).
In “Opera” la vena brillante e originale di Ratmansky sembra affievolirsi a favore di movimenti più classici e misurati, forse condizionati anche dai costumi “barocchi”, che comprendono elmi con pennacchi di piume. Ratmansky gioca anche sull’ambiguità di genere (donne in costumi maschili, un passo a due appassionato tra le due ballerine). Il balletto ha il suo apice in un bellissimo passo a due danzato da Roberto Bolle e Beatrice Carbone, la coppia in rosso, sui versi dell’Ipermestra di Metastasio: “Che fede a te giurai, pensa dovunque vai; dovunque il ciel ti guida, pensa ch’io son con te”.

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