Con Notre Dame de Paris torna Petit alla Scala

Alessia Guadalupi - 23.02.2013 testo grande testo normale

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Tags: Notre Dame de Paris, Teatro alla Scala, Massimo Murru, Roland Petit

Alla Scala c'è il Quasimodo di Massimo Murru, protagonista del balletto di Petit: un affresco coreografico corale intorno a quattro protagonisti. Amore, sensualità e morte nel Medioevo di Victor Hugo

Torna in scena alla Scala Notre Dame de Paris di Roland Petit, balletto creato nel 1965 per l’Opéra di Parigi e ispirato al capolavoro di Victor Hugo.
L’opera è uno spettacolare affresco coreografico che ruota attorno ai quattro caratteri principali (Esmeralda, la gitana sensuale ma pura; Quasimodo, il gobbo e deforme campanaro della cattedrale; Frollo, il tormentato e crudele arcidiacono; Phoebus, il capitano bello ma superficiale), con il corpo di ballo chiamato a dipingere caleidoscopici movimenti corali attorno ad essi. Le scene volutamente essenziali, ma potentemente evocative, di René Allio fanno da contraltare ai coloratissimi costumi di Yves Saint-Laurent, ispirati a Mondrian; la partitura di Maurice Jarre, caratterizzata da un grande ricorso alle percussioni (con l’ossessivo motivo del tamburello di Esmeralda, potente richiamo erotico all’orecchio di Frollo) che offrono una solida base ritmica sui cui è costruito un ricco contrappunto con echi di Stravinsky e Ravel, è il perfetto complemento dell’opera d’arte totale voluta dal coreografo.
Questa ripresa scaligera, dopo undici anni di assenza, di Notre Dame ha visto Roberto Bolle affrontare per la prima volta il complesso ruolo di Quasimodo, affiancato dall’ospite Natalia Osipova, stella in forza al Teatro Mikhailovskij di Sanpietroburgo (che rivedremo alla Scala in questa stessa stagione in Lago dei Cigni e L’Histoire de Manon). Prova sicuramente onorevole quella di Bolle, apprezzabile nello sforzo di piegare la sua “ingombrante” prestanza fisica alla deformità del gobbo, e di costruire un personaggio per lui inusuale; mentre la zingara Osipova è un concentrato di forza interpretativa e tecnica splendente, e il Phoebus di Eris Nezha invade la scena con potenza sensuale.

Ma è stato un piacere particolare poter rivedere il Quasimodo di Massimo Murru. Interprete raffinato e intelligente, artista schivo e riservato che sul palco si trasfigura, non a caso Murru è stato uno dei danzatori favoriti da Roland Petit, che per lui creò diversi ruoli.
Quasimodo, con Murru, riempie il palco, gli occhi e il cuore: nella serata del 21, supportato da una forma fisica ottima, è stato un gobbo struggente ed emozionante, che rimane ad oggi ineguagliato.

La sua Esmeralda, Petra Conti, possiede un tratto fanciullesco che dona naturalmente al personaggio la purezza interiore immaginata da Petit (e Hugo). La Conti è danzatrice dotata e sicura sul palcoscenico, anche se forse ancora troppo giovane per poter infondere nei suoi personaggi una compiuta maturità interpretativa e stilistica. Verrà col tempo.
Il Frollo di Eris Nezha è stato superbo: Nezha è un danzatore potente, elegante, tecnicamente solidissimo e in grado, fra l’altro, di affrontare due ruoli diversissimi in una stessa produzione interpretandoli entrambi in modo eccellente.

Le recite di Notre Dame de Paris continueranno alla Scala fino al 5 marzo, con Lusymay Di Stefano al debutto nel ruolo di Esmeralda e Claudio Coviello in quello di Quasimodo, mentre Antonino Sutera sarà Frollo e Marco Agostino Phoebus; sarà poi la volta dell’ospite Ivan Vasiliev nel ruolo del gobbo, con Petra Conti come Esmeralda, Eris Nezha come Phoebus e Antonino Sutera come Frollo.


Immagini: Rudy Amisano, copyright Teatro alla Scala

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