Bolle-Zakharova, coppia di stelle per Marguerite and Armand

Alessia Guadalupi - 09.05.2012 testo grande testo normale

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Tags: Marguerite and Armand, Teatro alla Scala, Roberto Bolle, Massimo Murru

Grande successo per le prime recite scaligere con le étoiles Zakharova e Bolle nel balletto di Ashton.

Marguerite & Armand è un piccolo gioiello del Novecento inglese; la coreografia, nel pieno stile maturo di Ashton, è cucita come un ricamo sulla splendida musica di Liszt; scene e costumi sono raffinatissimi ed eleganti nel loro ricercato minimalismo. E’ un balletto, però, che richiede due interpreti che rifulgano come le pietre preziose attorno a cui è costruita la “montatura” del gioiello. Non a caso fu creato per due miti: Margot Fonteyn, musa di Ashton, e Rudolf Nureyev, con il quale la dame stava vivendo una stupenda seconda giovinezza artistica. In esso i due danzatori seppero creare una magia che va oltre il tempo, immortalata (fortunatamente per noi) in un video che rimane una pietra miliare del balletto del XX secolo. Una bella sfida, perciò, anche per due superstar come Roberto Bolle e Svetlana Zakharova, che hanno così potuto mettere alla prova la loro profondità interpretativa e l’affiatamento della loro partnership. L’étoile ucraina ha affrontato il ruolo con autorevolezza e con l’eleganza che la contraddistingue, dimostrando di essere una danzatrice ormai matura; la sua Marguerite è ben “lavorata”, ed ella la danza con piglio disinvolto, calibrando con grazia le sfumature emotive della vicenda. Su tutto prevale, però, una certa mimica manierata che ancora impedisce alla sua interpretazione di essere compiutamente personale. Vero è che gli esempi con cui misurarsi (Fonteyn e Guillem, le due stelle che in momenti diversi hanno dato la loro personale impronta a Marguerite) sono di quelli da far tremare le vene e i polsi.

Il sodalizio artistico con Bolle è ormai consolidato ed è evidente l’affiatamento dei due, soprattutto nella scena finale della morte di Marguerite. Bolle, la più amata étoile italiana, aggiunge così un altro ruolo importante al suo repertorio, dopo il recente Onegin (balletto che affronterà ancora, insieme a Maria Eichwald, in settembre).

Zakharova è parsa invece totalmente a suo agio, e finalmente libera di esprimersi senza la difficoltà dell’aderenza a un personaggio, in Concerto DSCH. La coreografia di Alexei Ratmansky è davvero divertente, originale e piacevolissima, tutta da godere. In essa Zakharova, ottimamente supportata da Eris Nezha, ha danzato leggera e affascinante l’Andante centrale, concepito da Ratmansky come un lirico pas de deux d’amore, e ha scherzato allegramente nelle schermaglie del finale, dove le coppie di ballerini si ricompongono e si riallineano in una danza vivace e colorata. Nel secondo ruolo femminile c’era una bravissima Alessandra Vassallo: briosa, disinvolta, precisa e tecnicamente ottima. Menzione speciale per Nino Sutera e Federico Fresi: due fuochi d’artificio di virtuosismi, divertenti e scanzonati come il pezzo richiedeva.

Nelle prossime repliche a cimentarsi con i ruoli di Marguerite e Armand saranno Petra Conti ed Eris Nezha, e in chiusura delle recite sarà la volta dell’étoile Massimo Murru insieme a Emanuela Montanari. Mentre in Concerto DSCH si alterneranno Francesca Podini e Gabriele Corrado, Petra Conti ed Eris Nezha, Antonella Albano con Maurizio Licitra e Claudio Coviello, Stefania Ballone con Sutera e Fresi.

Fotografie di Rudy Amisano, courtesy Teatro alla Scala

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