Ricordare per resistere. All'Oscar il Festival Resistente

Giovanni Bertuccio - 24.04.2012 testo grande testo normale

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Tags: giorno della liberazione, festival resistente, teatro oscar, milano

Un festival per non dimenticare. Due Giorni di festa per commemorare lutti e vittorie nazionali.

Dal 24 al 25 aprile Il Teatro Oscar ospita il Festival Resistente. Due giorni di teatro, di dibattiti e scambi su cosa ha rappresentato e cosa rappresenta oggi la data del 25 aprile. Qual'è il significato profondo della Resistenza e quale quello della sua eredità?

Il punto è la resistenza. Quella di ieri come quella di oggi; solo che ieri si conosceva il volto e il nome del nemico, oggi i ragazzi verso cosa proiettano la loro resistenza? Può bastare solo la rabbia e il desiderio di nuovo ad unire i giovani di lontane generazioni? E la memoria che unisce passato e presente?
E' chiaro che manifestazioni del genere nascono dall'esigenza di soddisfare più punti di vista, far necessariamente, rientrare, nell'esperienza di oggi gli avvenimenti di ieri, dotarli di senso per i giovani che non vogliono sapere - é successo 50 anni fa, che mi sfrega potrebbero apostrofarci annoiati - e continuare nel collegarli alla nostra storia attuale, frutto anche di quella esperienza.

Dunque due giorni in cui occorrono due spettacoli per serata per provare a sviscerare il tutto, in maniera gioiosa e sofferente. In maniera che il sacrificio di pochi sia rispettato da molti. E il recital Dalla resistenza alla costituzione di e con Andrea Labanca, soddisfa questa esigenza. Attraverso le lettere dei partigiani, i documenti dei capi, le canzoni partigiane si costruiscono le esistente di chi per primo ha partecipato alla resistenza, i partigiani venuti dal basso insomma, prima ancora che leggere chi la resistenza l'ha meditata. Un percorso che racconta di come era un gioco fare la guerra, che quei ragazzi non pensavano minimamente alle conseguenze: per loro era il loro presente e non potevano sfuggirli, anzi parteciparvi faceva gruppo, procurava un senso nella loro quotidianità. E dalle canzoni dei partigiani si arriva alla nascita della costituzione, alle libertà espresse sulla carta. Dalle parole di Bocca e Fenoglio si passa alle lettere dei condannati a morte per poi arrivare alla citazione di Terracini e Calamandrei in cui gli ideali erano fortissimi e nascevano dall'esigenza di vita piuttosto che morte. Si conclude con i cantautori rossi degli anni 60 e 70 come Guccini, De Gregori, De Andrè.

Uno spettacolo dalle poche aspirazioni teatrali che invece diventa utilissimo per imparare e ricordare il senso e il significato che le feste nazionali portano con sè, più che solamente un giorno non lavorativo.

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