Un bel dito medio per tutti e tutto. Latifa Laabissi accende Danae

Giovanni Bertuccio - 06.04.2012 testo grande testo normale

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Tags: loredreamsong, milano, danae festival, latifa

Un sano politically s-correct che porta come stendardo un altrettanto salutare dito medio. Un sano vaf.. così, per ricordare che quanno ce vo ce vo!

All'interno del palinsesto internazionale proposto dal Danae Fastival, la performance dell'artista francese Latifa Laabissi, in scena e in prima nazionale domenica 1 aprile al Teatro Out Off, sembra sicuramente la più socialmente coinvolta. Un sano politically s-correct che porta come stendardo un altrettanto salutare dito medio, un sano vaf.. così, per ricordare che quanno ce vo' ce vo'!

Seguendo una linea ascensionale la performance, Loredreamsong, ha un esordio lento: donne coperte alla araba rappresentano allo stesso tempo fantasmi che vagano e invadono lo spazio scenico. Sophiatou Kossoko è la compagnia di viaggio della geniale Latifa Laabissi, un itinerario all'interno del loro essere donne oggi, fra nazionalità e globalizzazione, fra pregiudizi e consuetudini ormai più forti di qualsiasi legge.
Da qui una serie di gag e sketch che risultano il frullato della demagogia che investe il mondo arabo, nero, europeo. Modi di vedersi e di vedere che alla resa dei conti sembrano frasi dette ad uno specchio: la regia è funzionale affinché sia evidente come le credenze e le pre-convinzioni si assomiglino aldilà della minoranza di appartenenza - emblematico nel momento tragicomico in cui l'una legge luoghi comuni sulle donne arabe e l'altra le si sovrappone con i preconcetti delle donne nere. Pregiudizi chiaramente manipolati: quindi guerre di potere nascosti da ideali color oro, genocidi, violazioni dei diritti umani proclamate come il futuro.. che sul palco si risolvono con quella semplicità di gioco che caratterizza il teatro, e certo cinema, francese. Sembrano delle bambine che giocano a fare la guerra per poi trasformarsi in adolescenti arrabbiatissime portando lo spettacolo al momento più alto:

Ci avete tolto tutto con la vostra ipocrisia. Ci avete tolto le cose più belle e le avete ricoperte di merda..

In un mix riuscitissimo di parole, luci e suoni, l'artista, come coscienza universale, inveisce contro tutti i colpevoli e a tutti coloro regala un sonoro Vaff.. A tutti loro l'artista consiglia di piegarsi, allargare il loro foro anale e una volta provato dolore, continuare la dilatazione fino a dieci volte in modo da potersi avvicinare al dolore che loro stessi riversano nel mondo.

Tematiche care alla nostra artista - che da tempo esplora, le tinte opache delle condizione di minoranza: nomadismo, differenze sociali, razzismo - sperimentate e portate in scena sempre con una leggerezza giovane, irriverente, priva di aulicismi e aspirazioni estetiche, ricordando che il teatro non è solo il luogo della bellezza ma anche della rivolta, del risveglio delle coscienze. La scatola nera dove potersi vedere altrettanto neri.

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