I Manichini di Serra. A Milano al Danae Festival

Giovanni Bertuccio - 02.04.2012 testo grande testo normale

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Tags: danae festival, alessandro serra, teatropersona, milano

Uno spettacolo sicuramnete dal forte impatto visivo, dalla ricerca estetica talmente minuziosa da risultare poetica. Liricità accentuata dal rigore formale con cui le immagini vengono pensate, vicino al linguaggio pittorico.

Hanno inaugurato lo scorso 27 Marzo gli MK, con una performance già presentata nell'edizione 2010 – Giro del mondo in ottata giorni -, la quatordicesima edizione del Danae Festival, un momento dedicato alle arti performative e alle donne e non solo, che usano l'arte come mezzo privilegiato per la comunicazione. All' OutOff principalmente ma in sedi varie, fino al 14 aprile.

Ed è proprio il comunicare il fulcro di tutto il Fastival. Comunicare esperienze umane, la passione, la fede e l'impegno. Comunicare la direzione delle nuove ricerche in ambito teatrale; comunicare, dialogando, il senso che il teatro assume nella contemporaneità e come si lega alla sua storia. Provare, nelle rivoluzioni ideologiche a cui il Fastival si rivolge, a formare un nuovo pubblico. E proprio sul pubblico che ci si concentra nei momenti subito dopo la messa inscena, in cui organizzatori, attori e regista, appassionanti e specialisti si incontrano per confrontarsi su quanto visto, sentito e su quanto hanno da chiedere.

Trattato dei Manichini, lo spettacolo della compagnia TeatroPersona diretta da Alessandro Serra e presentato al pubblico lo scorso 30 Marzo, è il secondo studio appartenente ad una trilogia che potremmo definire del silenzio, in quanto pur arrivando dal Teatro, e quindi dalla parola sviscerata in tutte le sue sfumature, il regista decide, di concentrarsi sulle immagini. Sul loro potere evocativo e sul loro impatto sull'inconscio in un mix di immagini, suoni e luci volti alla sublimazione degli stessi imput visivi. Quindi ci si è confrontati, inaugurando il triplice percorso con un'opera dedicata a Beckett, continuando con questa proposta al Danae e ispirata all'omonimo racconto di Bruno Schulz, autore polacco del ‘900, per terminare con il padre letterario dell'evocazione, Marcel Proust.

Nato sotto un altro aspetto e con un protagonista maschile, Trattato dei Manichini viene messo in discussione dallo stesso Serra che decide di rifarlo completamente. Meno attori in scena che ruotano attorno alla bravissima e protagonista Silvia Malandra. Il tema resta quello dell'infanzia perduta e dei mostri che conducono a questa perdita attraverso l'inquinamento dell'età adulta. Le luci sono studiate in modo da risaltare visivamente queste ombre, queste presenze fra paure passate e tormenti presenti; cosi come i suoni, pezzetti sonori rubati alla quotidianità sempre iperstimolante per il nostro regista fac totum, rappresentano il grido di dolore che proviene direttamente da quella perdita. Infine le scene racchiudono lo spazio indefinito di una messa in scena onirica i cui fotogrammi in azione, sono tutti demandati al linguaggio non verbale ed estetico del corpo delle attrici, bravissime nella resa di un corpo che soffre, spasima, si dimena, soffre.

Uno spettacolo sicuramnete dal forte impatto visivo, dalla ricerca estetica talmente minuziosa da risultare poetica, liricità accentuata dal rigore formale con cui le immagini vengono pensate vicine alle ricerche pittoriche.

Trattato dei Manichini
Regia, scena, luci, suoni Alessandro Serra
con Valentina Salerno Chiara Michelini Alessandra Cristiani Silvia Malandra

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