I pezzi di Cosentino e Fedra rivista al Teatro Litta

Maddalena Peluso - 03.12.2011 testo grande testo normale

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Tags: Andrea Cosentino, Teatro Litta, Fedra,

Fino a domenica 4 dicembre al Teatro Litta di Milano "Fedra - rivista a tranci" è un lavoro sul tragico e la sua impossibilità, il potere e la sua vanità.

Lo spettacolo comincia e in un attimo comprendi il registro stilistico e sei certo che ci sarà da ridere: a bordo di un'auto la famiglia di Teseo, uno sprezzante Andrea Cosentino, è talmente falsa da essere esilarante. Fino a domenica 4 dicembre al Teatro Litta di Milano "Fedra - rivista a tranci" è un lavoro sul tragico e la sua impossibilità, il potere e la sua vanità.
E sull'amore naturalmente, e la sua perenne (in)attualità.

In scena con un grandioso Andrea Cosentino, perfetto e divertito nella parte dell'eroe impavido e donnaiolo Teseo - e della nutrice Enone, donna "del periodo greco minoico antico, fazzoletto in testa e pettegolezzo sempre pronto, cui non resta che vivere emozioni per procura - ci sono Elisa Marinoni, una Fedra davvero a pezzi, un concetranto di tic e stress irresistibile e Simone Castano, un Ippolito stupido e lento, senza nessuna psicologia né spessore, prodotto esclusivamente per testarne la resistenza all'urto, come un manichino da crash test, vittima designata e agnello sacrificale. E' proprio lui, in attesa del suo inevitabile destino, ad intrattenersi in giochi e invenzioni, interrogandosi sulla possibilità del libero arbitrio dando il via ad un susseguirsi di spassosi sketch su assurdi congegni.
Tornano in scena anche Barbie e Ken, nei panni di Fedra e Ippolito, che Cosentino utilizza con sapienza ed immediati effetti comici.
E in fondo i personaggi messi in scena non sono poi tanto distanti dai nostri vicini di posto... Teseo, perennemente altrove a affrontare mostri, compiere imprese e conquistare donne, eppure deus ex machina ingombrante, e il suo doppio nutrice - che tesse l’intrigo della vicenda - sono il vero e proprio motore drammaturgico di questo spettacolo meta-teatrale. Proprio i due inoltre manifestano due diverse facce di un potere che, in assenza di Dio e di valori da incarnare, coincide fatalmente con la propria stessa rappresentazione, e nel gioco delle rappresentazioni cerca di perpetuarsi.
La vicenda di Fedra è servita in tranci - spiegano le note di regia - fatta a brani come il corpo senechiano di Ippolito, in uno stile che rimanda alla rivista e all'avanspettacolo, generi teatrali tanto popolari nelle ambizioni quanto sofisticati negli strumenti, dove l'attore è nudo nel suo rapporto col pubblico, ed è tutto.


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