Al Tertulliano Biancaneve cerca la felicità

Silvia Pizzi - 13.11.2011 testo grande testo normale

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Tags: Elena Lietti, Spazio Tertulliano

Quattro brevi monologhi e una causa comune: la ricerca di un'ideale felicità, condotta con sguardo disincantato ed autoironico.

Dopo la fortunata anteprima, che a metà giungo scorso gli aveva fatto registrare il tutto esaurito, lo Spazio Tertulliano ospita nuovamente “Posso uscire anche a mezzanotte”: uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Elena Lietti, nato a partire dalla rielaborazione di appunti personali insieme a testi di Gaber, Luporini e Franca Valeri e sviluppatosi sotto forma di quattro brevi monologhi che danno voce a due donne diverse, ma con molti punti in comune. Primo fra tutti “una disperata, incrollabile e inquietante fede nell’Uomo Che Verrà”.

In scena pochi semplici oggetti ricreano uno spazio domestico piuttosto kitsch: sul lato sinistro del palco una borsa maculata ed un wc con tavoletta di colore fuxia e sullo sfondo una petineuse rivestita in tulle dello stesso fuxia - corredata di specchio, spazzole e trucchi - e tre vestiti appesi alle loro grucce, tra cui spicca, inequivocabile, il celeberrimo costume di Biancaneve.
A indossarli sarà sempre lei, Elena Lietti, unica protagonista dello spettacolo, che tra un monologo e l'altro sveste e riveste i panni di una donna che consuma il sacro rito della preparazione davanti allo specchio, di un'inedita Biancaneve, parecchio lontana dalla dolce principessina della nostra infanzia e poi di nuovo quelli di una donna (semi)normale mentre, seduta al tavolo di un ristorante, cerca di sfoderare il meglio di sé per impressionare l'uomo che ha di fronte. Le quattro vestizioni avvengono sotto gli occhi del pubblico per sottolineare il momento preciso in cui si abbandona un punto di vista e se ne acquista uno nuovo che, però, tende via via a somigliare sempre un po' a quello della donna precedente.
"Ma verrà?" è la domanda ricorrente. La risposta non ci è dato di saperla, ma quel che è certo – suggeriscono le note di regia - è che loro, per incontrarlo, sono disposte a stare ore davanti a uno specchio, a rassettare la casa dei Sette Nani e, appunto, a "uscire anche a mezzanotte".

Una tematica insidiosa, quella della ricerca - o meglio, dell' attesa - del principe azzurro (sempre ad un passo dallo sprofondare nella più sconfortante banalità), che però la Lietti dimostra di saper affrontare con maestria e intelligenza, senza tuttavia cedere allo snobismo di chi si sforza di prendere le distanze dall'universalmente condivisibile per dimostrare l'originalità del proprio punto di vista.
In "Posso uscire anche a mezzanotte", infatti, l'attrice-autrice non rinuncia affatto a “strizzare l'occhio” alla categoria femminile e non ha paura di servirsi di concetti in cui la maggior parte delle donne potrà riconoscersi. Solo, lo fa con la giusta quantità di autoironia, divertendosi, giocando con lo spazio e con il pubblico, svelando senza vergogna piccoli errori e meccanismi teatrali (anzi, mettendoli al proprio servizio), ma soprattutto passando con disinvoltura da un registro comico/grottesco al suo esatto opposto.
Mischiandoli, anzi, attraverso le parole e le azioni di due donne che “sono l'una la faccia surreale dell'altra” e portando sul palco – in meno di un'ora - un pezzetto di ognuna di noi: di quello che siamo, di ciò che sogniamo, ma soprattutto di ciò che non vorremmo mai confessare, neppure a noi stesse.

SPAZIO TERTULLIANO
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