456: da Boris al teatro, l'ironia intelligente di Mattia Torre.

Silvia Pizzi - 19.10.2011 testo grande testo normale

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Tags: 456, franco parenti, mattia torre, massimo del lorenzo

Un ritratto impietoso e grottesco di un paese in cui è sempre più difficile credere al lietofine.

Una soppressata appesa al soffitto (sospesa proprio sul centro di una tavola apparecchiata) e un odore di cibo invadente accolgono il pubblico nella piccola sala “AcomeA” del Franco Parenti, dove fino al 6 novembre sarà in scena 456, spettacolo scritto e diretto da Mattia Torre - co-autore della serie cult “Boris” e del programma “Parla con me” - e interpretato dai bravi Massimo De Lorenzo (lo sceneggiatore Max di Boris, stavolta alle prese con il ruolo di un padre autoritario ed ottuso), Carlo De Ruggieri (“stagista sfigato” nella serie tv, e qui figlio diciannovenne invecchiato prima del tempo), Cristina Pellegrino, madre di famiglia costantemente in bilico tra la figura di una vittima e quella di una carnefice, e Franco Ravera, misterioso personaggio che si materializza verso la fine della pièce dopo una lunga attesa che lo trasforma per tutto lo spettacolo in una sorta di Godot, entità misteriosa e suprema che, con il suo arrivo, avrà facoltà di cambiare il corso delle cose e risolvere per sempre “la situazione”.

E di quale situazione si tratti è chiaro fin da subito, perché Torre e i suoi attori sono decisamente abili a restituire fin dal primo momento l'atmosfera claustrofobica ed immobile di una famiglia intrappolata tra le quattro mura di casa, composta da tre soggetti mediocri che impiegano tutto il loro tempo a farsi la guerra, a cercare di prevalere l'uno sull'altro per “avere ragione” sulle questioni quotidiane più futili. Una famiglia che è “la rappresentazione di un paese incapace di unità, culturale e morale”, che già nella più importante delle sue istituzioni “vede maturare contrasti insanabili”.

Lo spazio d'azione è dominato dalla grande tavola centrale (simbolo per eccellenza della nostra cultura, ben rappresentata dallo sgomento del padre che a un certo punto si domanda, con il suo accento impossibile: “Come se puoti parlare senza mangiare?”) e dal salume che la sovrasta e ogni tanto diviene una sorta di punching ball contro cui i protagonisti sfogano la propria furia: un pendolo che scandisce un tempo sempre uguale e seziona una stanza che non è “ambiente comune da condividere”, ma il teatro di una convivenza coatta, cementata da convenzioni sociali, ignoranza e la fede più cieca. Sul lato sinistro del “proscenio” una piccola panca di legno completa di inginocchiatoio, pronta ad accogliere le confessioni e le assurde preghiere di una donna la cui massima aspirazione è vedersi restituire una teglia dispersa in occasione dell'ultimo funerale cui ha partecipato, perché “la tiella è la memoria della casa: memoria di mille sughi, mille sogni e mille felicità” o di un figlio che tra le tante cose implora “Dio, liberami dalla psicopatia degli insaccati oppure muorimi”, mentre ad equilibrare la composizione, sul fondo a destra, un fornello resta acceso dall'inizio alla fine, per continuare a far bollire un “sugo perpetuo”: il sugo sacro della nonna, da venerare per sempre in sua memoria.

“Gli italiani hanno il talento di saper ridere dei propri limiti, sociali e storici”, si legge sulle note di regia; talento che i numerosi fan di “Boris” sicuramente riconosceranno a Mattia Torre e che potranno ritrovare anche in teatro. Tuttavia, chiunque si aspetti uno spettacolo “alla Boris”, si prepari a fare i conti con un ritratto impietoso e grottesco di un paese in cui è sempre più difficile credere al lietofine, raccontato con un'ironia molto più amara del previsto e, soprattutto, con un finale che lascia poco spazio alla speranza, senza neppure tentare d'indorare la pillola. Senza nessuna assurdità che risolva la situazione un po' “a caso”, come direbbe René Ferretti... ma con parole diverse.

456
Scritto e diretto da Mattia Torre
scene Francesco Ghisu
costumi Mimma Montorselli
disegno luci Luca Barbati
con Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri
e con Franco Ravera
Produzione Nutrimenti terrestri/Inteatro/Walsh

Dal 12 ottobre al 6 novembre 2011
TEATRO FRANCO PARENTI

via Pier Lombardo 14 - 20135 Milano

Biglietteria
tel.02/59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it
aperta dal lunedì alla domenica h 10 - 19

ORARI
martedì - venerdì - h 20.30
(martedì 1 novembre lo spettacolo non avrà replica)
sabato - h 19.45
domenica - h 16.00

PREZZI
INTERO 25€
CONVENZIONI 18€
OVER60 - UNDER 25 12,50€
SCUOLE 10€


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