TRAMEDAFRICA si apre alla città

Maddalena Peluso - 20.09.2011 testo grande testo normale

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Tags: tramedafrica, piccolo teatro, grassi,

TRAMEDAFRICA, vetrina sulla drammaturgia contemporanea si rinnova quest'anno con incontri, workshop, improvvisazioni e appuntamenti musicali gratuiti. E il pubblico non si fa attendere....

Come ogni anno ad anticipare le stagioni teatrali arriva TRAMEDAUTORE, vetrina sulla drammaturgia contemporanea che da ormai tre anni si dedica al Continente africano e che in suo onore quest'anno si cambia il nome in TRAMEDAFRICA.
Dopo i testi teatrali africani scritti da chi è emigrato dall’Africa in Occidente e da chi in Occidente vi è nato e il focus sul teatro del Nord Africa, quest'anno l'attenzione si concentra sul teatro dell’Africa Sub Sahariana.
Spettacoli, autori e artisti del Benin, Camerun, Costa d'Avorio, Mali, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica.
Si tratta di 9 giornate all'insegna della contaminazione delle arti e del meticciato fra i popoli. Quest'anno, per favorire il più ampio incontro tra gli artisti africani e la città, molti appuntamenti sono stati pensati all'aperto e a ingresso libero. E i risultati sono stati eclatanti.
Grandissima participazione c'è stata lunedì 19 settembre per la speciale cerimonia/spettacolo dedicata al Vudu, tanto da convincere gli organizzatori a tenere la cerimonia nel Teatro Grassi, anzichè nel Chiostro come da programma.
Non sono mancati altri intensi momenti teatrali con il debutto di "Les larmes du ciel d'août - Lacrime del cielo d'agosto", una pièce scritta da Aristide Tarnagda, voce promettente della drammaturgia africana, proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, gli spettacoli di Binda Ngazolo e Manfeï Obin, due griot, cantastorie della tradizione africana, rispettivamente dal Camerun e della Costa d'Avorio, e ancora The Train Driver - Il conducente del treno, l'ultimo lavoro di Athol Fugard drammaturgo e autore del romanzo che ha ispirato il film premio Oscar Tsotsi, testimonianza esemplare nella denuncia del regime sudafricano dell'Apartheid, presentato in forma di mise en espace con Mamadou Dioume e Roberto Trifirò.

Il Festival si è concluso con The Syringa Tree - Il lillà, testo dell'autrice sudafricana Pamela Gien, Medaglia d'Oro del Presidente della Repubblica, e il gran finale con l'omaggio a Miriam Makeba, rievocata da Betty Gilmore, cantante e poetessa afroamericana, accompagnata dal musicista e compositore Paolo Botti.
Pochi giorni prima, nel Parco Grande in tanti hanno assistito al bellissimo film di Mika Kaurismäki, Mama Africa nell'ambito del MilanoFilmFestival.

Grande attenzione del pubblico anche per tutti gli incontri, workshop, improvvisazioni e appuntamenti musicali.


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