Due Fratelli, coinvolgente “tragedia da camera” al Tertulliano

Silvia Pizzi - 27.03.2011 testo grande testo normale

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Tags: Due fratelli, fausto paravidino, antonio mingarelli, ettore colombo

In fondo entriamo sempre così nella vita degli altri: per brevi attimi, per flash intermittenti.

A conferma di come a volte proprio la mancanza di mezzi sappia generare qualcosa di prezioso, c'è la storia di uno spettacolo che nasce quasi per caso, dall'idea di un regista e due attori che decidono di sfruttare un periodo libero da impegni per lavorare insieme su un progetto nuovo e, non avendo a disposizione un teatro per portarlo in scena, si mettono alla ricerca di un bel testo che possa essere rappresentato fra le mura di casa (per la precisione una stanza con angolo cottura e soppalco).

Nasce così l'allestimento di “Due fratelli”, tragedia da camera in 53 giorni, in scena fino al 3 aprile allo Spazio Tertulliano: in un appartamento privato, dove ha debuttato per la prima volta l'estate scorsa davanti ad un pubblico di massimo venti persone a sera. Una di queste fortunatamente era Giuseppe Scordio - direttore artistico dello spazio di via Tertulliano – che, innamoratosi del lavoro, ha scelto di inserirlo nella propria stagione.

L'opera, diretta da Antonio Mingarelli e interpretata da Ettore Colombo, Gabriele Falsetta ed Alice Torriani, ha avuto così la possibilità di approdare in uno spazio più “ortodosso”, dove però purtroppo perde un po' della propria originaria capacità di coinvolgere lo spettatore facendolo entrare – anche solo per una questione di mera prossimità fisica – all'interno di una dinamica apparentemente semplice (classico triangolo “due uomini e una lei che crea scompiglio”), ma in realtà sottile e tortuosa: “una maratona cronometrata verso il massacro, scandita da parole che si concretizzano con un'immediatezza terrificante e volano come piatti sporchi contro le pareti”.

“Due Fratelli”, una delle prime opere scritte da Fausto Paravidino, all'epoca appena ventitreenne, è costruita su un continuo scambio di battute serrate, asciutte ed essenziali, che riescono a descrivere con precisione assoluta e una spontaneità calcolata al millimetro, i personaggi di Boris e Lev, fratelli profondamente diversi, e il loro rapporto fatto di piccoli riti, abitudini ed equilibri sedimentati che rischiano di essere minati dalla presenza ingombrante di Erica, una coinquilina piuttosto avversa alle regole del “quieto vivere”.

“La soluzione iniziale dell'appartamento”, racconta il regista “ci era parsa da subito ideale per questo tipo di testo così “naturalistico”, perché lo spazio offriva allo spettatore la possibilità di entrare nel quadro del racconto da un punto di vista ancora più "vouyeristico" di quanto non accada normalmente in teatro, attivando un meccanismo che riflette il ruolo di Erica, intervento esterno ed elemento disturbatore dell'intimità dei due fratelli”.

E benché, trasposta in teatro, la situazione perda effettivamente molti dei suoi elementi di ricchezza, come tutti quei piccoli gesti, quelle reazioni impercettibili, quei minuscoli tic che contribuiscono a tratteggiare in maniera chiara ossessioni e morbosità dei protagonisti, il livello dello spettacolo resta comunque altissimo, grazie soprattutto al talento di Ettore Colombo e Gabriele Falsetta, che in scena sembrano talmente a proprio agio da riuscire spesso a ricreare l'atmosfera perfetta dell'originale “versione domestica” e che, insieme ad Alice Torriani, sono quasi sempre impeccabili nel cogliere i tempi giusti per questi scambi di battute che Claudia Cannella definì “fulminanti come una partita a ping-pong” e capaci di delineare “una quotidianità tinta di assurdo, rivelatrice di profondi drammi individuali e sociali, che fanno pensare a Pinter e Beckett, con tratti di comicità amara alla Woody Allen”.

E per quanto complesso sia il compito di mostrare - o anche solo lasciar trapelare – dinamiche umane così profondamente composite, il risultato raggiunto da questo spettacolo è a dir poco entusiasmante; il “naturalismo” del testo è trasposto in scena con uno stile quasi cinematografico, in linea con la volontà dell'autore di costruire ogni scena come fosse una sorta faro che si accende e coglie i protagonisti in momenti casuali, arbitrari, della loro vita.

Paradossalmente utile a creare questo effetto si rivela persino qualche incertezza della regia luci, sempre in bilico tra l'errore e l'effetto voluto. Un “cogliere impreparati” che aumenta nello spettatore la sensazione di stare spiando una situazione che non lo riguarda, in cui non esistono momenti “particolarmente significativi”, ma solo semplici assaggi di una vita qualunque che, in realtà, ci riguarda eccome; perché, come lo stesso Paravidino sostiene, “la storia vera scorre nascosta e noi ne registriamo solo dei frammenti. In fondo entriamo sempre così nella vita degli altri: per brevi attimi, per flash intermittenti".

DUE FRATELLI
di Fausto Paravidino
Boris – Ettore Colombo
Lev – Gabriele Falsetta
Erica – Alice Torriani
Scene: Elisabetta Salvatori
Designer luci: Carola Runci
Regia: Antonio Mingarelli

SPAZIO TERTULLIANO
Via Tertulliano 68, 20137 Milano
info@spaziotertulliano.it
Orario spettacoli: giovedi, venerdi e sabato ore 21 – domenica ore 16

Per informazioni:
tel. 02 49472369, ore 15-19
mobile 320 6874363

Mezzi Pubblici:
MM3 Lodi
Bus 90 – 91 (fermata Salgari)
93 – 84 (fermata V.le Puglie)
Tram 16 (fermata Piazza Salgari)


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