Ottavia Piccolo dà voce ad Anna Politkovskaja, 'Donna non rieducabile'.

Silvia Pizzi - 24.03.2011 testo grande testo normale

Commenta questo articolo


Tags: Donna non rieducabile, Anna Politkovskaja, Ottavia Piccolo, Stefano Massini

"Io non scrivo mai commenti, né pareri, né opinioni: sono una giornalista, non un giudice. Mi limito a dire le cose come stanno".

“Io non scrivo mai commenti, né pareri, né opinioni: sono una giornalista, non un giudice. Mi limito a dire le cose come stanno. Farlo è come combattere una guerra”.
Anna Politkovskaja

All’Elfo Puccini, fino al 3 aprile, Ottavia Piccolo dà voce ad Anna Politkovskaja, la giornalista russa uccisa nel 2006 a causa del suo impegno sul fronte dei diritti umani e per il coraggio e la passione con cui ha compiuto il proprio lavoro di cronista, denunciando le torture inflitte dal proprio paese al popolo ceceno.

“Donna non rieducabile” è un monologo di circa 75 minuti, il risultato di una selezione di inchieste, articoli, denunce, dichiarazioni, lettere pubbliche e private scritte dalla Politkovskaja, ma raccolte ed assemblate da Stefano Massini con un’impostazione quasi documentaristica, priva di sovrastrutture e di qualsiasi tentativo di drammatizzazione posticcia.

Ciò che ne risulta è uno spettacolo forte nei contenuti, ma delicato nella maniera, “rispettoso” verrebbe da dire, sia per quanto riguarda la direzione registica di Silvano Piccardi – che si attiene fedelmente alla volontà dell’autore di non raccontare una storia, ma tentare di costruire un album d’immagini in presa diretta offrendo tanti piccoli “zoom su precise situazioni, atmosfere, stati d’animo” – sia per la performance della Piccolo, volutamente trattenuta sotto il livello del dramma, come per una sorta di riguardo nei confronti della materia trattata. La scelta, dunque, pare esser stata quella di non servirsi delle parole della giornalista per costruire un “personaggio” ma, al contrario, di mettersi al loro servizio, preoccupandosi di scandirle bene e consegnarle intatte all’orecchio del pubblico, piuttosto che interpretarle.

C’è ben poco da aggiungere, in effetti, alle immagini che si materializzano attraverso quelle parole: il colore bruno del sangue in mezzo alla strada, l’odore dei corpi, simile a quello “del pollo nella cucina di zia Vera”, il rumore delle bombe che troncano il sonno, le urla, le macerie, le fiction di regime (spacciate per storie vere) in cui i russi sono gli eroi biondi con gli occhi azzurri e i ceceni delinquenti dal volto sfregiato, la figura di un ragazzo diciannovenne che vive col solo obiettivo di uccidere tre o quattro nemici al giorno e alla domanda “cosa farai quando finirà la guerra”, risponde “spero che non finisca mai”.

Parole che, attraverso l’esperienza di una donna straordinaria, raccontano l’ordinaria amministrazione di un paese impegnato a bonificare il proprio territorio dalle cosiddette persone “non rieducabili” e che dipingono momenti come lo scoppio di una bomba in maniera quasi asettica. Ottavia Piccolo, da parte sua, li descrive nei particolari senza alcuna morbosità, come se fosse stata chiamata a fare una sorta d’inventario meccanico, un resoconto dell’orrore vomitato fuori senza criterio – piastrelle, un volante, una gamba, foto ricordo, sedili, una testa, estintori, la neve, un bambino – una drammatica lista, sciorinata a ritmo serrato e fiato sospeso; sospeso insieme a quello del pubblico, che alla fine scoppia in un applauso liberatorio.

Essenzialità e pulizia riguardano ovviamente anche la scenografia, pressoché inesistente: solo un tavolino sommerso di fogli bianchi e un paio di sedie in uno spazio scuro, in cui si staglia la figura della protagonista vestita di una lunga camicia bianca e un pantalone chiaro. Accanto a lei, sul lato sinistro del palco, la musicista Floraleda Sacchi esegue all’arpa l’accompagnamento sonoro, ammaliante e inquietante, che ha composto appositamente per lo spettacolo.

Il rischio di una perdita dell’attenzione da parte del pubblico – comunque insito nella natura stessa di un qualunque monologo, a prescindere dalla scelta stilistica operata in questo caso – si sente soprattutto in quelle parti che, da testo, presupporrebbero un’interazione fra due o più personaggi, rese dalla Piccolo con un alternarsi di timbri vocali e pose fisiche che riesce a restituire in maniera precisa lo scambio dialogico, ma risulta comunque un po’ macchinoso. Ad ogni modo l’intento è condivisibile e il risultato, nel complesso, è assolutamente coinvolgente.

“Donna non rieducabile” è uno spettacolo che merita di essere visto per almeno tre motivi: perché permette di conoscere un po’ più da vicino una donna straordinaria, che non dev'essere dimenticata. Per la presenza di Ottavia Piccolo, che si conferma un’attrice generosa, dotata dell’esperienza, della sensibilità e dell’umiltà necessarie a fare quel passo indietro che l’opera stessa richiede. E per godere ancora una volta del principale talento di Stefano Massini, che è la sua capacità di affondare nella biografia dei suoi “personaggi” con precisione, intelligenza, delicatezza e profondo rispetto.

DONNA NON RIEDUCABILE
di Stefano Massini
regia di Silvano Piccardi
Musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi
con Ottavia Piccolo
produzione La contemporanea

ELFO PUCCINI
SALA FASSBINDER | 21 MARZO - 3 APRILE 2011
c.so Buenos Aires 33
20124 Milano
tel. 02 00 66 06 06

MM 1, fermata LIMA
Passante ferroviario, fermata PORTA VENEZIA
Tram linea 33, fermata BUENOS AIRES/PLINIO-VITRUVIO
Autobus linea 60 e 81, fermata BUENOS AIRES/LIMA-VITRUVIO

Orari: mar-sab 21:00 / dom 16:00
Durata: 75' senza intervallo
Prezzi: Intero euro 30 - Martedì biglietto unico euro 19 - giovani < 25 anni euro 15 - anziani > 65 anni euro 15 - gruppi scuola euro 11
Repliche per le scuole: 24 e 31 marzo ore 15:00


  • Ottavia Piccolo dà voce ad Anna Politkovskaja, 'Donna non rieducabile'.

  • Ottavia Piccolo dà voce ad Anna Politkovskaja, 'Donna non rieducabile'.

  • Ottavia Piccolo dà voce ad Anna Politkovskaja, 'Donna non rieducabile'.

Link Consigliati

Gli ultimi commenti