“Figlidiunbruttodio”, le insidiose vanità della cultura postmoderna al Teatro Menotti
Federica Solaro - 13.03.2011

Tags: Figlidiunbruttodio, marzo 2010, Federica Solaro, Tieffe Teatro Menotti
Figlidiunbruttodio è una riflessione disincantata e cinica sul mito che attraversa il nostro tempo, mietendo numerose vittime: il successo alla portata di tutti…

Fino al 13 marzo è di scena, al Teatro Tieffe Menotti, Figlidiunbruttodio, spettacolo vincitore del Premio In-box 2010, di e con Paolo Mazzarelli e Lino Musella. Con un connubio di disincanto, cinismo e comicità il duo milanese restituisce allo spettatore uno spaccato del mood che attraversa il nostro tempo, un efficace e crudo ritratto del più recente mito postmoderno: il successo alla portata di tutti.
Sul palco, si intrecciano e si alternano due storie diverse, ma speculari. Due vagabondi, che paiono nascere dall’incontro dei protagonisti di Uomini e topi (George e Lennie) e di Aspettando Godot (Vladimiro ed Estragone), sono fermi alla fermata di un autobus. Ingannano il tempo chiacchierando e frugando nelle loro borse, nei numerosi sacchetti dai quali estraggono bulloni, cibo, topi morti… oggetti che offrono tempo, oggetti che offrono scuse per occupare ancora qualche minuto, qualche ora. I due compagni di “viaggio” aspettano, aspettano qualcosa, anche se non sanno bene cosa, sicuramente qualcosa che permetta loro di avere una casa, magari una bella casetta in cui vivere e allevare conigli. Si illudono di avere una via d’uscita, si illudono che l’autobus che li dovrebbe portare verso un lavoro prima o poi arrivi, e in questa falsa speranza trovano il loro nutrimento vitale, ciò che li spinge a svegliarsi la mattina, a chiacchierare, a frugare.
L’altra storia – che in apparenza si svolge agli antipodi della prima, dal momento che non siamo più nella periferia dimenticata dei vagabondi, bensì nei palazzi del potere – è quella di un produttore televisivo spigliato e arrivista (un eccezionale Mazzarelli), che sta facendo scouting per reclutare i protagonisti del suo prossimo reality: Figlidiunbruttodio. Tra i vari candidati gli si presenta Fabrizio, un ragazzo piuttosto anonimo e impacciato, senza particolari capacità o passioni. Quando il produttore scopre che Fabrizio ha un fratello gemello malato terminale, decide di sfruttare la storia per declinare il tema della metamorfosi e dell’evoluzione, tanto caro ai reality, all’interno di Figlidiunbruttodio: Fabrizio entrerà nella casa in lutto, un uomo distrutto e senza speranze. Ma, grazie alla sua esperienza nel programma tv, riscoprirà la vita, ricostruendosi pezzo per pezzo. Il successo facile, però, suscita altrettante facili invidie – “Perché tu sì e io no?” – e queste impediranno a Fabrizio di ottenere il tanto agognato posto al sole.
Due trame, in due contesti molto diversi, che si concludono con uno stesso mancato obiettivo, e un nuovo mito, quello del successo alla portata di tutti, che si riversa in una mercificazione della persona e in una svendita del sé e delle proprie esperienze.
Lino Musella e Paolo Mazzarelli, oltre a stupire per la capacità di sapersi calare in ruoli così diversi differenziando profondamente le caratterizzazioni – splendido Musella nella parte del vagabondo, così come Mazzarelli nel monologo del produttore per l’approvazione del bilancio –, sanno come farci riflettere sulle insidie dei nuovi modelli culturali che, diversamente da quelli moderni, non spingono più a “costruire il successo” lavorando su di sé e sul merito, ma invitano ad aspettarlo.
Dall’8 al 13 marzo 2011
FIGLIDIUNBRUTTODIO
di e con Lino Musella e Paolo Mazzarelli
TIEFFE TEATRO MENOTTI
Via Ciro Menotti, 11
INFO E PRENOTAZIONI
TEL. 02. 36592544
info@tieffeteatro.it




