Manon, o l’amore al tempo delle escort

Alessia Guadalupi - 13.02.2011 testo grande testo normale

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Tags: L'histoire de Manon, Teatro alla Scala, Sylvie Guillem, Massimo Murru

E’ poi tanto lontana dal nostro tempo la storia di Manon, donna amata, desiderata, sfruttata, usata e infine buttata?

E’ poi tanto lontana dal nostro tempo la storia di Manon, donna amata, desiderata, sfruttata, usata e infine buttata? Non è forse vero protagonista della vicenda il corpo della donna, una donna persa, come oggi, nel dilemma tra l’onestà (intesa non in senso moralistico, ma intellettuale) e il cinismo materialista? Oggetto di desiderio per il maschio, strumento di guadagno facile per la donna, il corpo femminile è manipolato, osservato, studiato, soppesato, come nella emblematica scena in cui Manon passa di mano in mano tra il fratello e il cliente, oggetto di contrattazione come un pezzo di carne in macelleria. E se Manon è “convinta che senza il denaro non si è nulla in una società priva di altri valori”, come scrive Gérard Condé nel suo saggio nel programma di sala, non è forse questa convinzione attualissima e non appartiene in pieno ad alcune ragazze dei nostri giorni?
E se questo è vero, verrebbe da chiedersi se il motivo della presenza di tante Manon nella nostra quotidianità non è dovuta al fatto che anche la nostra società, come quella francese di fine Settecento, non ha molti altri ideali oltre al denaro e a ciò che con esso si può comprare: sesso, collane e pellicce e così via.

Tornando al balletto, l’”evento” di questa Manon è stato senz’altro il ritorno alla Scala della grande Sylvie Guillem. Chi ha avuto la fortuna di assistere alle recite del primo cast, con il trio Guillem-Massimo Murru-Thiago Soares, racconta di serate trionfali, di una Guillem quarantasettenne al top della forma, di una partnership perfetta che difficilmente si ripeterà, cui il pubblico ha tributato quasi mezz’ora di applausi. L’altra coppia di stelle doveva essere formata da Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. Come sappiamo, la maternità dell’étoile russa ha reso necessario sostituirla con un’altra ballerina ospite, Olesia Novikova del Kirov-Mariinskj di Sanpietroburgo, al debutto nel ruolo.
La Novikova, giovane e deliziosa, tratteggia una Manon ingenua, priva di personalità, che pare seguire il corso degli eventi e le diverse passioni che la sua bellezza suscita in maniera passiva, subendo il suo destino, che sarà segnato dai personaggi che le ruotano intorno: il fratello senza scrupoli, il vecchio feticista, il gendarme stupratore e l’amante puro e appassionato.
Ognuno vede in Manon la proiezione dei suoi bisogni: Lescaut e Madame un bel modo per fare soldi, Monsieur G.M. il soddisfacimento della sua perversione, Des Grieux l’amore ideale, il carceriere un corpo femminile su cui sfogarsi. Il dramma di Manon, che la porterà alla morte tragica, è la leggerezza nel credere di poter giocare col fuoco (prostituzione, calcolo sentimentale, baro alle carte) senza bruciarsi.

Roberto Bolle è stato, come ci ha abituati a vederlo, interprete intenso e appassionato e partner elegante. La partnership con Novikova è apparsa oltremodo affiatata, anche se lontana dal feeling magico di altri incontri (Ferri, Bussell…). Indubbiamente per il pubblico scaligero è sempre lui la stella più amata, omaggiata di un lungo applauso all’ingresso in scena e di numerosi lanci di fiori alle chiamate in proscenio.


L'HISTORE DE MANON
coreografia di Kenneth MacMillan
Musica di Jules Massenet
Scene e costumi di Nicolas Georgiadis

Teatro alla Scala, Milano

Interpreti:
Manon - Sylvie Guillem, Olesia Novikova, Gilda Gelati, Marta Romagna, Emanuela Montanari
Des Grieux - Massimo Murru, Roberto Bolle, Eris Nehza, Gabriele Corrado, Marco Agostino
Lescaut - Thiago Soares, Mick Zeni, Antonino Sutera, Massimo Garon

Foto Brescia-Amisano, copyright Teatro alla Scala




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