Racconti alcolici al Ringhiera

Giovanna Favoroso - 25.11.2010 testo grande testo normale

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Tags: vacis, liquori, ringhiera, Langhe

Ricordi piemontesi avvolti da tanta nebbia che "sembra di essere dentro un bicchiere di acqua e anice".

Il 16 e 17 Novembre l'Atir ha ospitato Dei liquori fatti in casa, per la regia di Gabriele Vacis.

Sul palco del Ringhiera, tra ampolle di vetro e tagli di luce, c'era un solo attore, ma non era un attore solo. Era accompagnato da un corteo di personaggi della memoria, fantasmi resi visibili dal negativo dei ricordi, fotografati attraverso una fitta nebbia, resa diafana dalla capacità interpretativa di Beppe Rosso.

Siamo nell'autunno del '64, in un paese delle Langhe, tra il Monviso e le colline.
”Ci vuole poco a trasformare un uomo fatto di carne e ossa in un uomo fatto di merda, a volte basta un cappello d'autista”; così il racconto comincia con nonno Eugenio, detto Genio, l'autista delle corriere.
Il grandangolo si apre su una piazza e ci regala uno scorcio di vita ordinaria di inizio anni Sessanta. Un posto in cui tutti conoscono tutti, le giornate scorrono per inerzia e le cose accadono, o cadono, per forza di gravità.
Ci viene presentato un campionario umano non indifferente, in un paesino in cui la palla elastica non è uno sport, ma una religione. Religione di cui è sacerdote Giorgio, protagonista della partita che si sta svolgendo in piazza. Il fotografo non riesce ad immortalare l'attimo, il fornaio è infastidito dai Pavesini che i bambini sputano sulla vetrina, ma il tempo si ferma ed il respiro si fa corto quando dalla corriera scende lei.
Lei, Brigitte, la francesina di rosso vestita, emigrata per aprire il negozio “Brigitte. Pettinatrice e manicure pour dame”; lei, che sconvolge l'ordine costituito del paesino. Anche qui le comari non brillano certo d'iniziativa, Maria, la spia, monitora da dietro le cortine della Gelosia l'andazzo della piazza, guadagnandosi una camera con vista sul luogo del misfatto. Maria, vecchia vedova, che accarezzando un gatto nero insulta la cameriera straniera (siciliana) nutrendola a “pan e pugn”.
Il gatto si chiama Pucci-dalle-balle-di-bronzo perché è, come dire, un animale molto virile. Poi ci viene presentato Nassio il comunista, che durante il primo maggio libera tutte le api dalle loro regine perché, in quel sacro giorno, nemmeno loro debbano lavorare. Alla fine del racconto, tra altri pittoreschi personaggi di contorno e citazioni di Paolo Conte, troviamo l'odiato Pucci, creduto indemoniato, che viene cucinato nel barolo mentre Brigitte viene chiesta in moglie da Giorgio, per inseguire il sogno americano. Loro salpano ma i compaesani restano li, a giocare tra le vigne, i racconti paesani e una nebbia alcolica. Perchè le Langhe non sono una regione, ma una filosofia di vita, perché lì “vino e grappa sono liquidi spirituali”.

Vacis, accompagnato dal teso di Rostagno, grasso di eco delle parole di Beppe Fenoglio, Cesare Pavese e Gina Lagorio, si impone in scena con la sua cifra stilistica, singolare e vincente. Molto interessante e denso lo spettacolo, anche se purtroppo gli spettatori si potevano contare su due mani, entrambe, durante gli applausi, molto empatiche con l'attore, costretto a recitare per pochi intimi.


16 e 17 novembre
DEI LIQUORI FATTI IN CASA
di Remo Rostagno
con Beppe Rosso
regia Gabriele Vacis

ATIR - TEATRO RINGHIERA
Via Boifava, 17
M1 Abbiategrasso
TRAM 3, 15
BUS 79

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TEL. 02.84892195

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TEL. 02.58325578 / 02.87390039
(da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00)



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