“Camillo Olivetti”, l’intenso e romantico monologo di Laura Curino all’ATIR
Federica Solaro - 14.11.2010

Tags: Camillo Olivetti, ATIR, Teatro Ringhiera, novembre 2010
Un’appassionata e dolce rievocazione della figura dell’imprenditore piemontese, in scena sino al 14 novembre...

Con Camillo Olivetti, il terzo spettacolo di Laura Curino ospitato dal Teatro Ringhiera, l’autrice e regista piemontese chiude il ciclo di monologhi che ha tenuto in questo accogliente e vitale teatro della periferia sud di Milano.
In scena il 13 e 14 novembre per la regia di Gabriele Vacis, Camillo Olivetti è un’opera del 1996 – andata in scena anche due stagioni fa al Piccolo Teatro – che ripercorre la vita dell’imprenditore e ingegnere di Ivrea, restituendone un ritratto denso di passione e ammirazione.
Olivetti inventò la Olivetti MP1, poi Lettera 22 – la prima macchina da scrivere fabbricata completamente in Italia, a partire dalle singole viti che la compongono – e la sua figura ci viene raccontata dapprima dal punto di vista della madre, Elvira, e successivamente della moglie, Luisa. Ci si dimentica persino sia un monologo, tanto è brava e disinvolta Laura Curino a cambiare voce, atteggiamento, gestualità e mimica. Ogni personaggio si distingue per i suoi tic, per i suoi tratti caratteristici e a volte caricaturali, per le sue peculiarità che l’artista piemontese colora sempre di sfumature d’affetto e genuina comicità .
Laura Curino parte dall’epilogo della vicenda per poi entrare nel vivo della narrazione, raccontandoci di un Camillo Olivetti cresciuto da solo con una madre comprensiva e mentalmente aperta, che l’ha sempre lasciato libero di decidere di se stesso, delle sue ambizioni e dei suoi ideali. Il giovane Olivetti, in tempi di università, parte alla volta dell’America per accompagnare un suo professore e fargli da interprete. Tornato dagli Stati Uniti, decide di aprire un’impresa di strumenti per la misurazione dell’elettricità. La sua sete di sapere, la sua voglia di creare, la determinazione, il desiderio di costruire non solo prodotti, ma anche rapporti di lavoro e d’amicizia leali e duraturi, hanno dato vita alla Olivetti, così come la conosciamo e, soprattutto, a un modello di fare impresa condiviso, sociale, rispettoso dei lavoratori e della loro dignità.
La moglie – Luisa, che darà a Camillo ben sei figli – lo sostiene così come aveva fatto la madre e, come lei, ricopre il ruolo di io narrante a filtrare, rappresentare e spiegare le scene della vita di Camillo. La pièce culmina nella divertente scena dell’esposizione universale di Torino, quando Camillo – non avendo fatto in tempo ad ultimare il primo modello della MP1 – decise di esibire un’installazione di “body art”, vale a dire il suo gruppo di operai che lavorava alla realizzazione della macchina.
Sul palcoscenico, solo l’autrice e un leggio, e tanto basta per riempire la scena. L’artista si sa moltiplicare e sdoppiare in personaggio multipli con una fluidità ammirevole, lasciando gli spettatori con un sorriso sulle labbra e un’intensa sensazione di fiducia e stima.
Un’appassionata e dolce rievocazione della figura dell’imprenditore piemontese, della sua filosofia e spirito di vita, più che altro, della sua capacità di coinvolgere e contagiare le persone con l’entusiasmo e l’energia che gli erano propri. Un affettuoso ritratto che ci fa desiderare di incontrare, nella vita, numerosi Camillo Olivetti.
Dal 13 al 14 novembre 2010
CAMILLO OLIVETTI
di e con Laura Curino
regia di Gabriele Vacis
ATIR – TEATRO RINGHIERA
Via Boifava, 17
M1 Abbiategrasso
TRAM 3, 15
BUS 79
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TEL. 02.84892195
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