Il ridicolo e la biomeccanica: George Dandin al Teatro Leonardo
Giovanna Favoroso - 05.11.2010

Tags: George dandin, Giovanna Favoroso, Teatro Leonardo, Crt
Dal 2 al 14 novembre il CRT presenta “George Dandin o il marito raggirato”, con la regia di Gennadi Nikolaevic Bogdanov, presso il Teatro Leonardo da Vinci...

Dal 2 al 14 novembre il CRT presenta “George Dandin o il marito raggirato”, con la regia di Gennadi Nikolaevic Bogdanov, presso il Teatro Leonardo da Vinci, curiosa scelta di associare un autore classico come Molière ad una tecnica particolare come la Biomeccanica, studiata ed insegnata dal regista russo.
In realtà, di Molière è stata scelta una delle pièce meno conosciute, una comédie-ballet in tre atti che il drammaturgo francese aveva scritto nel 1668 per il Grand Divertissement Royal voluto dal re Luigi XIV; commedia che, vista la semplice struttura drammaturgica, effettivamente si presta alla luminosa sovrastruttura che Bogdanov vi ha costruito.
George Dandin narra di un contadino arricchito, Dandin, che ha sposato Angelica, figlia dei baroni di Sotenville; come nella miglior tradizione molieriana, intorno ai protagonisti c'è un concerto di furbi, servette, ubriaconi e pretendenti che colorano la trama. Dandin scopre la moglie mentre accetta le avances del giovane visconte Clitandro. Il non troppo intelligente e via via sempre più esasperato George Dandin coinvolge i suoceri per smascherare il misfatto. La scaltra Angelica riesce ogni volta a rovesciare la situazione, mettendo in ridicolo il marito, e uscendone vincitrice.
In buona sostanza il risultato finale è la sconfitta di entrambi i protagonisti, moderni separati in casa, piegati alle convenzioni sociali.
Non è ben chiaro se per scelte registiche e drammaturgiche, o per debolezza attoriale, spesso e volentieri viene voglia di fare il tifo per Clitandro, o per chiunque altro, basta che non sia il petulante e fastidioso marito. Strano. Saranno i tempi che cambiano, sarà l'affezione all'errore, tant'è.
Quanto alla sopracitata Biomeccanica, non è niente di storicamente nuovo, ma per il circuito teatrale milanese ha un che di avanguardia.
I responsabili del C.I.S.Bi.T.(centro internazionale studi di Biomeccanica teatrale) ne parlano in questi termini: “La Biomeccanica non è un sistema di recitazione, ma un sistema di allenamento globale dell’attore, in funzione di un momento successivo che è la recitazione. Nasce ad opera del regista russo V. E. Mejerchol’d , tra il 1913 e il 1917. La Biomeccanica mette in primo piano la comprensione psico-fisiologica dell’attore: è una vera e propria scienza del corpo in cui l’attore è il meccanico e il corpo la macchina su cui deve lavorare.”
Va riconosciuto che il lavoro sul corpo che gli attori hanno fatto si vede, e tutto! Non solo per le acrobazie o per la presenza scenica, ma soprattutto per una dialettica mente corpo, e ancora voce e azione, che è ammirevole. Grande protagonista è la società che, a detta del regista, è resa scenicamente da una piramide praticabile in legno bianco, che rappresenta sia la casa dei Dandin, intorno alla quale si svolge l'intero spettacolo, sia una palestra/showroom per il talento degli attori.
Dopo essersi accomodati sulle morbidissime poltroncine del Leonardo, il sipario si apre su una scena spettacolare, dove il generoso bianco (che assorbe ogni colore), e le costanti musiche, riempiono la sala di una godibile atmosfera. Prima una sonata di piano, poi un tango sul quale si muovono attori senza volto e, nota dolente, all'improvviso, il coro di attori coperti da maschera e mantello recita i primi versi dell'Inferno, e questo fa male al cuore. Da qui in poi ha inizio una rappresentazione inizialmente originale, ma che si rivela troppo lunga e sempre uguale a se stessa, le due ore di spettacolo possono risultare pesanti.
Comunque appare interessante il piano di lettura del regista, e buona l'interpretazione degli attori che, a cavallo tra una manieristica recitazione anni 50 (scelta molto singolare) e un bambinesco Fantabosco, riescono a rendere interessante un inedito Molière, cugino dritto di Wanda Osiris. I personaggi sono efficaci e ben costruiti, originali finchè non se ne intuisce la psicologia, e fastidiosi nel chiamare ossessivamente la risata di un pubblico che non ha intenzione di rispondere. Lo spettacolo è più ridicolo che comico, assurdo e farsesco.
Degno di nota il personaggio di Clitandro, costruito come un incrocio fra un attore di telenovelas e la versione subnormale di Julio Iglesias.
D'impatto le scene ed i costumi, interessante il disegno luci e l'iperdescrittivo commento musicale. Bravi gli attori, che pur non avendo uguale livello di preparazione e grado di esperienza, si sono difesi tutti più che bene.




