Tornano all'Atir i cittadini di m.
Silvia Pizzi - 25.10.2010

Tags: atir, qui città di m, arianna scommegna, serena sinigaglia
Un noir metropolitano che inizia con un delitto e porta avanti un'indagine non tanto nelle vite dei morti, quanto in quelle dei “vivi” o presunti tali.

È sempre piuttosto complesso organizzare discorsi obiettivi, descrivere, addentrarsi in valutazioni “tecniche” dopo aver assistito a una qualsiasi performance di Arianna Scommegna; dopo aver vissuto per un'ora o due insieme ai suoi personaggi, dopo aver ammirato la straordinaria facilità con cui è in grado di passare dal riso al pianto, trascinando in pochi attimi i suoi spettatori da picchi di comicità al baratro della più cruda drammaticità, e viceversa. Dopo averla applaudita a lungo mentre lei – gli occhi lucidi ed un sorriso commosso, che si direbbe quasi incredulo – entra ed esce dalle quinte guardando tutto il pubblico, come a voler ringraziare uno per uno.
Torna per la quarta stagione, in un Atir realmente stracolmo, Qui città di m., monologo a più personaggi ispirato al romanzo noir di Piero Colaprico Trilogia della città di M., ma riadattato appositamente per Arianna Scommegna grazie ad un lavoro a "sei mani" dell'autore, dell'attrice e della regista Serena Sinigaglia. Uno spettacolo definito “noir metropolitano” che inizia con un delitto e porta avanti un'indagine, non tanto nelle vite dei morti, quanto in quelle dei “vivi” o presunti tali, di quei personaggi che si animano attraverso il corpo e la voce della protagonista, la quale, direttamente in scena, sveste e riveste i panni di un operaio bergamasco, un ispettore-capo dall'accento lombardo, una donna poliziotto di origini pugliesi, un agente della scientifica, una giornalista rampante, un inquietante becchino, un ex-taxista in pensione, tutti testimoni e vittime di un delitto compiuto non da qualcuno ma da qualcosa: è la città di m. la colpevole, un luogo in cui “non si esiste, si resiste”, una mamma bastarda che non si cura dei suoi figli, che ne adotta sempre di nuovi, attirandoli con false promesse, con i suoi rari – e per questo ancor più preziosi – sorrisi... “e quando lo fa, tu dici: però, mia mamma, quant’è bella. Ma poi si gira, ha come un oscuro pensiero e torna cupa e fredda e fai fatica a pensare che mai un solo giorno ti ha voluto bene”.
In uno spazio bianco, a tratti illuminato da luci accecanti e poi improvvisamente buio, la Sinigaglia fa agire la sua protagonista con pochi semplici elementi, per creare immagini di grande suggestione: scatoloni di cartone che diventano bare, un secchio pieno di calce bianca che si scopre rossa, un lenzuolo immacolato che si macchia di sangue per poi venire issato a dei ganci e divenire drammatico sfondo... tutto, in scena, si trasforma insieme alla Scommegna.
L'autore del monologo, giornalista di cronaca nera, utilizza una materia che ben conosce come pretesto per raccontare la sua città, con i suoi tic, i suoi vizi, le sue perversioni, le profonde ingiustizie che la pervadono. Nel farlo, non concede pietà o redenzioni per nessuno, talmente crudele da affidare uno dei monologhi più intensi e toccanti al personaggio più vacuo e superficiale fra tutti quelli che ha disegnato: la giovane giornalista in cerca di scoop, che corre e si affanna perché l'unica cosa che conta è “arrivare per prima”. Un ritratto preciso, ma severo e pessimista al punto da lasciare la sensazione che, forse, si sta tralasciando qualcosa, non facendo mai neppure intravedere uno di quei rari sorrisi materni che la città di m. sa dispensare.
Come il momento in cui la Scommegna esce a prendersi gli applausi e, attraverso la sua commozione, trasmette chiaramente l'amore che prova per il mondo che ogni sera si crea in quel teatrino all'estrema periferia di Milano. Un momento in cui non si può fare a meno di pensare che, nonostante tutto, Milano sia anche questo: un pubblico che non riesce a smettere di battere le mani e resta incollato alla sedia come se volesse restare a tempo indeterminato in quella sensazione, in quel momento, in quel preciso punto della città di m.
QUI CITTA' DI M.
Di Piero Colaprico
Con Arianna Scommegna
Regia Serena Sinigaglia
Da venerdì 22 a lunedì 25 ottobre
venerdì 22 ottobre - ore 20.45
sabato 23 ottobre - ore 20.45
domenica 24 ottobre - ore 16.00
lunedì 25 ottobre - ore 20.45
Teatro Ringhiera
Via Boifava, 17
20142 Milano
M1 Abbiategrasso
TRAM 3, 15
BUS 79
BIGLIETTERIA
TEL. 02.84892195
INFO E PRENOTAZIONI
TEL. 02.58325578 / 02.87390039
(da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00



