Una Locandiera senza maschere al Teatro Strehler

Silvia Pizzi - 22.10.2010 testo grande testo normale

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Tags: la locandiera, carlo goldoni, pietro carriglio, galatea ranzi

La Mirandolina di Pietro Carriglio: una donna a tre dimensioni che “ama infinitamente le persone di spirito” e che gioca davvero col fuoco della seduzione, senza mai ammiccare.

“Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per dire essere questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa”.

È con queste parole che Goldoni descrisse la sua Locandiera, considerata tutt'oggi una delle più importanti – e interessanti – figure femminili che il teatro ci abbia regalato: ben lungi dall'essere simile ad una macchietta da sbeffeggiare, da biasimare, da utilizzare come pretesto per “fare la morale”, Mirandolina è una donna “vera”, a tre dimensioni, che esprime i suoi pensieri in maniera lucida e lineare, che “sa scrivere e far di conto”, credibile agli occhi di oggi e straordinaria se si prova a vederla inserita nel contesto in cui è nata, ancora fortemente legato alle maschere della commedia dell'arte.

La versione di questa commedia proposta dalla Compagnia dello Stabile di Palermo, a cui si può assistere dal 19 ottobre al 7 novembre presso il Piccolo Teatro Strehler, punta a compiere un ulteriore passo avanti, nella direzione scelta dal regista Pietro Carriglio di rendere “il rovescio del segno”, restituendo una Mirandolina ancor più determinata e coerente nel suo gioco “con la corda tesa della seduzione”. Una donna realmente capace di vincere d'astuzia e di ammettere apertamente che il suo unico piacere è quello di vedersi “servita, vagheggiata, adorata”.

Alla prima milanese della Locandiera di Carriglio c'è un pubblico decisamente giovane: molte sono le file animate dal vociare di scolaresche, studenti universitari, genitori con figli al seguito e da chiacchiere vivaci che educatamente si spengono quando lo spettacolo volge al suo inizio, introdotto dal suono di una chitarra dissonante, mentre sul palco le luci si alzano, svelando una locanda che subito si riempie e si colora della bravura di Nello Mascia, Marchese di Forlipopoli e Sergio Basile, Conte d'Albafiorita, entrambi brillanti nella loro capacità di delineare, rispettivamente, il personaggio del nobile decaduto, che al grido di “son chi sono e quel che fo lo fo segretamente” non perde in realtà occasione per sottolineare la superiorità delle sue origini e negare la totale mancanza di risorse economiche, e del mercante arricchito, parvenu dalla parlata napoletana, condita da un'erre deliziosamente snob, che dichiaratamente “non apprezza quel che vale, ma quel che si può spendere”.
Per nulla da meno appare, poi, la performance di Luca Lazzareschi, davvero notevole per la sua capacità di indossare le rigide vesti del Cavaliere di Ripafratta, scorbutico e misogino, e nel mantenere quella rigidità fino al momento in cui, pur cadendo nella trappola della Locandiera, esprimerà tutto il proprio coinvolgimento con dichiarazioni del calibro di “voi siete la prima donna con cui io abbia avuto la sofferenza di trattare con piacere”.

Ottima è anche la prova della protagonista Galatea Ranzi, che Carriglio, senza cautele, definisce “la più grande attrice in Italia della sua generazione” e dunque la più adatta ad accollarsi il compito di restituire al pubblico una Locandiera moderna e veritiera come quella che aveva in mente. E, al di là della valutazione del regista, la Mirandolina della Ranzi in effetti è così: non recita, racconta senza ammiccare neppure nei più rischiosi monologhi e “a parte”, resi come dei puri e semplici ragionamenti a voce alta, estremamente concreta nei gesti e nelle parole, schietta nel suo delineare una donna che “ama infinitamente le persone di spirito” e che gioca col fuoco della seduzione finendo poi per scottarsi essa stessa.

Alto è, in generale, il livello dell'intero cast, da Luciano Roman – nelle vesti di Fabrizio, bistrattato promesso sposo di Mirandolina – alle “comiche” Aurora Falcone ed Eva Drammis – che irrompono in scena con figure necessariamente più caratterizzate e “sopra le righe” rispetto alle altre.
A rovinare l'atmosfera di questo debutto è purtroppo un fastidioso problema di volume che, soprattutto nella prima parte, induce a perdersi i finali di alcune battute, tanto da scatenare l'infelice reazione di uno spettatore che, a qualche minuto dall'inizio, si sente in dovere d'intervenire, esortando gli attori ad usare “più voce”.

Ad ogni modo, i lunghi applausi e le espressioni soddisfatte con cui il pubblico – in particolare quello più giovane – ha salutato il debutto milanese di questa Locandiera, sono la prova che per rendere “attuale” un'opera scritta secoli fa non sempre occorre stravolgerne la struttura e che, soprattutto quando si ha la possibilità di contare su un cast di attori così talentuosi, concentrarsi sul “far accadere” in scena ciò che il testo di per sé suggerisce può rivelarsi una scelta assolutamente vincente.

Dal 19 ottobre al 7 novembre
La locandiera 
di Carlo Goldoni 
regia, scene e costumi Pietro Carriglio
  musiche Matteo D’Amico 
luci Gigi Saccomandi 

Personaggi e interpreti (in ordine di entrata)
  Marchese di Forlipopoli Nello Mascia 
Conte d’Albafiorita Sergio Basile 
Fabrizio Luciano Roman 
Cavaliere di Ripafratta Luca Lazzareschi
  Mirandolina Galatea Ranzi 
Servitore del Conte Maurilio Giaffreda / Domenico Bravo
  Altro servitore del Conte e musico Samuel Kwaku Gyamfi
  Domestica e cantante Jennifer Schittino 
Servitore del Cavaliere Domenico Bravo / Maurilio Giaffreda 
Ortensia Aurora Falcone 
Dejanira Eva Drammis 

Produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania 
Foto di scena Tommaso Le Pera 

Piccolo Teatro Strehler 
(largo Greppi – M2 Lanza)
Orari: martedì e sabato ore 19.30
mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30 domenica ore 16.00
Mercoledì 27 ottobre ore 15 (pomeridiana per le scuole)
  Lunedì riposo

Durata dello spettacolo: 150 minuti con intervallo


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