Il senso di Questi Amati Orrori al TeatroLaCucina...

Maddalena Peluso - 14.10.2010 testo grande testo normale

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Tags: Questi Amati Orrori, Massimiliano Speziani, Renato Gabrielli, Paolo Pini

Per la coraggiosa rassegna, curata dal Teatroi, "Dentro un grande rumore" è in scena al TeatroLaCucina il beckettiano "Questi Amati Orrori", di Renato Gabrielli e Massimiliano Speziani, in scena fino al 24 ottobre....

Un tempo era il refettorio dell'ospedale psichiatrico. Oggi, nonostante le temperature in precipitoso calo, i lavori in corso al nord di Milano e l'incrollabile consuetudine che ci impedisce di cercare cultura oltre i bastioni della città, al TeatroLaCucina, presso l'ex ospedale Paolo Pini, si "fa teatro".

La coraggiosa rassegna, curata dal Teatroi, si chiama "Dentro un grande rumore" e sarebbe davvero un peccato perdersela.

Tra le aperture, "l'antimonologo per attore solo", dal sapore beckettiano, "Questi Amati Orrori", di Renato Gabrielli e Massimiliano Speziani, in scena fino al 24 ottobre.

Uno spettacolo che, grazie al supporto dell'associazione Olinda, ha preso forma durante quattro brevi periodi di residenza, tra il settembre 2009 e il giugno 2010, sulla base di un lavoro di creazione scenica svolto insieme all'attore e allo scenografo Luigi Mattiazzi. "Non è la riflessione sul teatro - spiega Renato Gabrielli - ma un certo sapore di elegia, scoperto dopo anni di immersione nel fantastico e nel grottesco, ciò che più mi è caro in questo antimonologo divagante e delicato".

Un dialogo - non dialogo, sicuramente capace di prestarsi a vari livelli di lettura, e che sembra trarre energia e senso proprio dalla suggestiva e spoglia location: neon bianchi illuminano sinistri lo stanzone del TeatroLaCucina, mentre dietro vecchi pilastri fa capolino un "Orfeo dei nostri tempi", un attore che "è se stesso e il personaggio".

Toglie le scarpe, sulla porta, o meglio sullo zerbino, e entra scalzo in una specie di ring, un'arena in cui non si racconta semplicemente una storia ma si da vita ad una "partitura verbale", com'è nello stile dell'autore, un "processo - si legge nelle note di regia - di continuo rimando tra improvvisazione attorale e scrittura".

Ed ecco che questo “lui” indefinito, giunto da un suo aldilà minaccioso e seducente, lontano e vicino al tempo stesso, incontra il pubblico, e riesce a relazionarsi con discrezione, tra timidezze, reticenze, vuoti mentali e improvvisi slanci, fino a quando quella scintilla, quell'intesa non è ben consolidata.

Un'opera che non manca di spiazzare lo spettatore per i continui cambi di registro, dal tono onirico al grottesco, per quei silenzi che l'attore riesce a colmare con uno sguardo, ora pietevole ora arrabbiato, ora complice ora giudice.

Evoca, in un'ora, frammenti di vita, ricordati o immaginati, che potrebbero appartenere a chiunque. Per farlo, sovente si sdoppia, generando creature bifronti, tenute assieme dal desiderio e che svaniscono in un soffio d’abbandono: una madre e il suo bambino; un cane e il suo padrone; una coppia di amanti; un dottore e il suo paziente; un attore e chi lo osserva…

Il risultato è senza dubbio interessante. Non tutti ne comprenderanno il senso ma è davvero difficile non lasciarsi sopraffare da esso...

07 –24 ottobre 10 c/o Teatro La Cucina Olinda Ex Paolo Pini (via Ippocrate, 45)

Teatro i in collaborazione con Olinda presenta
QUESTI AMATI ORRORI
di Renato Gabrielli e Massimiliano Speziani
testo di Renato Gabrielli
in scena Massimiliano Speziani
spazio scenico e luci Luigi Mattiazzi
durata 75’


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