Il mare in tasca: assoluzione e manifesto poetico di Cesar Brie

Maddalena Peluso - 26.09.2010 testo grande testo normale

Commenta questo articolo


Tags: Cesar Brie, Il mare in tasca, Maddalena Peluso, Teatro de los Andes

Ad aprire la stagione del Teatro Filodrammatici, con tre intense repliche, è il monologo "Il mare in tasca", scritto da César Brie nel 1989...

Ho scritto questa presentazione 19 anni fa. Non posso cambiarla. Il Mare in Tasca continua vivo dentro di me e dice ancora qualcosa alle persone. Non dimostra la sua età. Ma l’attore ansima là dove prima non faceva sforzo. La crudele vecchiaia dei greci, si rivela implacabile ma mite sulla scena.
Cesar Brie - PS alla presentazione de Il Mare in Tasca.

Quel "mare in tasca" Cesar Brie se lo porta davvero dietro da una vita: nel suo nomadismo, per necessità e per vocazione, nella sua arte, totale e spontanea, nella sua coerenza e semplicità.
Il pubblico che lo osserva sull'intimo palco del Teatro Filodrammatici dimenare corpo e anima, non può non accorgersi di quel "mare", reso scenicamente da un nastro di stoffa azzurra e lo invidia, perchè con quel "mare in tasca", anche quando non avrà più nulla, gli resterà tutto.

Ad aprire la stagione del Teatro Filodrammatici, con tre impedibili repliche, è il monologo "Il mare in tasca", scritto da César Brie nel 1989, alla fine dei dieci anni trascorsi in Danimarca dove Brie fonda il gruppo Farfa e si confronta con l'Odin Teatret di Eugenio Barba (dopo essere approdato a Milano negli anni '70, in fuga dall'Argentina con la Comuna Baires). In seguito si trasferirà in Bolivia fondando il Teatro de los Andes in una fattoria abbandonata nel villaggio di Yotala.

La storia è quella di un attore che, al risveglio da un sonno agitato, scopre di essere stato trasformato in prete. Prigioniero di una nera tunica, inciampia e si rialza, impreca, assolve, disseminando la scena di riso e fiori, simboli del matrimonio dei suoi genitori, di una gamba del letto, croce della sua infanzia, di vino, versato indegnamente per la remissione dei peccati, di grano terra e fatica: perchè un prete, come l'attore, è un simbolo.
E così addentando una mela e offrendosi in pasto ai suoi spettatori Brie dichiara: “Questo è il mio corpo, prendete e mangiatene tutti".

Un manifesto poetico dalla forza disarmante e un ritmo turbinoso, capace di far ridere con intelligenza e commuovere con delicatezza: "Sono nato e cresciuto in un paese cattolico: l'Argentina - spiega Brie nelle note di regia - Mi sono allontanato dalla chiesa a sedici anni ma ho potuto riflettere su questo rifiuto soltanto molti anni dopo, quando sono stato in grado di rivedere il mio passato. La religione allora rappresentava una via, un tragitto di azioni sociali e spirituali che affermavano la mia fede, la diffondevano e mi inducevano a comportarmi secondo le sue regole e ad osservare il mondo attraverso di esse.Nell’abbandonare la religione, avevo coscienza di dover percorrere un’altra strada. Mi sono dedicato al teatro e ho formato parte di quel movimento teatrale in cui il lavoro artistico si mescolava all’impegno sociale. Non sono religioso ma non ho messo una pietra sopra le mie esperienze dell’infanzia e della adolescenza.
Così, oggi, davanti ad un bivio nel mio cammino nel teatro, trovo una tonaca appesa ad un albero. La tonaca è quella di un prete.
Il bivio é la mia scelta di tornare a vivere e lavorare in America Latina, una terra così ricca da esportare caffè, mais, calciatori, scienziati, artisti, e così povera da non riuscire a tenerseli. L’albero dal quale pende la tonaca rappresenta questi anni di lavoro ostinato e di esilio volontario. I suoi frutti non sono soltanto le mie opere. Sono anche i miei errori, quello che ho distrutto, le fatiche inutili. Sono il primo a stupirsi: i miei fallimenti hanno germogliato. Con quella tonaca e questi frutti ho costruito quest’opera".

In una collettiva e rigenerante assoluzione il pubblico accede ai ricordi dell'attore, al suo bagaglio di amore, e attraverso il suo sacrificio, si purifica. Perchè "ogni attore porta uno spettatore sulle spalle”, dice Brie, muovendosi con non poca fatica, dovuta alle piccole dimensioni del palco, ma concedendosi pienamente e sinceramente al numeroso pubblico, composto quasi esclusivamente da ragazzi: attori, registi, studenti di teatro, molti dei quali nel 1989 non erano forse ancora nati.
Quasi tutti vedono il monologo per la prima volta, perchè un rito non può che ripetersi. In un post scriptum al comunicato dello spettacolo Brie spiega: "Ho scritto questa presentazione 19 anni fa. Non posso cambiarla. Il Mare in Tasca continua vivo dentro di me e dice ancora qualcosa alle persone. Non dimostra la sua età. Ma l’attore ansima là dove prima non faceva sforzo. La crudele vecchiaia dei greci, si rivela implacabile ma mite sulla scena.



  • Il mare in tasca: assoluzione e manifesto poetico di Cesar Brie

  • Il mare in tasca: assoluzione e manifesto poetico di Cesar Brie

Link Consigliati

Gli ultimi commenti