All'Atir, Cronaca di un paese inventato, eppure fin troppo reale.

Silvia Pizzi - 05.06.2010 testo grande testo normale

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Tags: atir, teatro ringhiera, arianna scommegna, serena sinigaglia

“In Italia la verità si può dire?” ci si domanda in questo spettacolo. La risposta è sì, solo che è meglio non dirla.

“Cronaca di un paese inventato” fa parte della rassegna Costituitevi, 5^ edizione del Festival del Teatro Ringhiera che dal 27 al 30 maggio ha portato, sul palco dell'attivissimo teatro di Gratosoglio, storie, testimonianze e racconti legati alla nostra Costituzione, documento tanto più prezioso quanto più misconosciuto e dunque mai come oggi bisognoso di essere promosso e difeso. Perché per difendersi, innanzitutto, bisogna sapere.

Le quattro serate di questo festival, totalmente autofinanziato dalla compagnia ATIR, sono state tutte seguite da concerti e dj set a cura dell'associazione Rossopane e anticipate da un momento d'incontro e dibattito sul tema – coordinato da giornalisti, scrittori, intellettuali o rappresentanti di associazioni - e da un'affascinante parentesi introduttiva allo spettacolo vero e proprio, detta “cartolina d'autore”, che ha visto intervenire, tra gli altri, attrici del calibro di Lella Costa e Ottavia Piccolo, a testimonianza di come, questo teatrino dell'estrema periferia sud di Milano, al capolinea della metropolitana verde, si sia costruito negli anni una storia e una reputazione tali da attirare artisti abituati a calcare le assi dei teatri del centro storico. Al punto che la stessa Ottavia Piccolo, salita sul palco per esporre la propria introduzione allo spettacolo, esordisce esprimendo pubblicamente il desiderio di lavorare in una prossima produzione della compagnia ATIR, al fianco di Serena Sinigaglia e Arianna Scommegna, organizzatrici e direttrici artistiche del Festival.
Lo spiazzo antistante al teatro è affollato di tavolini, sedie rosse e tanta gente di tutte le età: ragazzi, adulti, ex partigiani. Un colorato aperitivo con musica e tante chiacchiere di sottofondo, in attesa che lo spettacolo cominci. L'atmosfera è quella di una festa tra amici: gente che, pur non conoscendosi, è lì per condividere qualcosa. Gente che pur non conoscendosi si riconosce.

Quando tutti sono chiamati ad entrare, sul palco salgono Arianna Scommegna e Ottavia Piccolo. Insieme, introducono il tema, leggendo qualche articolo della Costituzione. Leggendolo e basta, perché i commenti nemmeno servono:

L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.


La Scommegna abbandona il palco e lo lascia alla Piccolo e alla sua “cartolina d'autore”, dedicata ad un testo di Stefano Massini su Anna Politkovskaja, la giornalista russa morta per aver espresso le proprie opinioni sui crimini perpetrati dal proprio paese nei confronti del popolo ceceno. Una donna che ha vissuto in lotta, costantemente minacciata dalla morte e costretta a spiegare al proprio figlio perché “chi scrive la verità è considerato pazzo”. La Piccolo racconta delle fiction di regime trasmesse in tv e lasciate passare come storie vere, degli scambi di lettere tra la Politkovskaja e gli ufficiali dell'esercito russo, della telefonata con il figlio della giornalista che, tra le righe, dice “mamma, ho paura”. Se ne va accompagnata da un forte applauso, lasciando spazio allo spettacolo.

“Cronaca di un paese inventato - Indagini sulla Costituzione e il suo popolo”, scritto da Matteo Salimbeni, è messo in scena della Compagnia A.S.I.L.O. - Attività scatenata per l’Incredibile Lotta all’Ottusità: quattro bravi attori (Vincenzo Giordano, Annagaia Marchioro, Federico Manfredi e Rosa Sarti) che si danno il turno sul palco in lungo carosello di personaggi, mettendo in scena denunce, paradossi e luoghi comuni sul tema della Costituzione nel nostro paese. Personaggi che appaiono, scompaiono e... a volte ritornano, cambiandosi direttamente in scena ai lati del palco, avvicendandosi in divertenti caratterizzazioni con dialetti regionali ed accenti italo-stranieri parecchio diversi tra loro, ma tutti molto ben riusciti. Lunghe confessioni, alternate a brevi dichiarazioni che si susseguono a raffica, come in una rapidissima intervista, e che dipingono la Costituzione come un qualcosa che ormai vive più nella debole memoria degli anziani che nel nostro quotidiano. I giovani sono quelli che fanno le file per i provini e non tanto per esprimere qualche particolare talento, ma perché “desiderano solo essere amati milioni di volte, da milioni di persone”. O sono quelli che si aggirano con lattina di birra in mano e cappuccio calato sulla fronte domandandosi “il presente dov'è?” e riflettendo sul fatto che se l'Italia è fondata sul lavoro allora viviamo in un paese infondato.

Uno spettacolo che, seppur penalizzato da un'eccessiva lunghezza (che rischia a lungo andare di abbassare il livello dell'attenzione) comunque riesce, con leggerezza, ad affermare verità innegabili come il fatto che il modo migliore per rimbecillire un popolo sia governarne la paura e noi, di paura, ne abbiamo quasi più dei nostri padri e dei nostri nonni che vissero la guerra. Uno spettacolo leggero, sì, nonostante il tema trattato, che riesce ad infilare tra le battute dei personaggi più caricaturali, citazioni di Pulitzer, sull'importanza di avere un'opinione pubblica bene informata, e stralci dell'attualissima e coraggiosa lettera di dimissioni di Maria Luisa Busi.

“In Italia la verità si può dire?” ci si domanda in questo spettacolo. La risposta è sì, solo che è meglio non dirla. L'arte, gli spettacoli in periferia, le voci degli intellettuali, le testimonianze dei partigiani, l'informazione, la discussione, la voglia di non dimenticare. Questo possiamo fare.

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