il venditore di sigari, teatro litta, sala la cavallerizza, amos kamil, alberto oliva, Gaetano Callegaro, Francesco Paolo Cosenza, silvia pizzi

Amos Kamil al Litta: un duello senza vinti né vincitori

Silvia Pizzi - 15.05.2010 testo grande testo normale

Commenta questo articolo


Tags: il venditore di sigari, teatro litta, sala la cavallerizza, amos kamil

Perché dobbiamo ripetere questo giochetto anche oggi? Perché anche oggi ho fatto in modo di dimenticare...

Ha debuttato l'11 maggio al Teatro Litta (dove resterà fino a fine mese) “Il venditore di sigari”, lo spettacolo tratto da un testo dello scrittore israeliano Amos Kamil, che narra di un incontro che si ripete sempre uguale, tutti i giorni, alla stessa ora. Siamo nella Germania del 1947, in una tabaccheria del quartiere ebraico di Berlino gestita da un uomo schivo, “dall'aspetto tipicamente tedesco”, dove un professore ebreo si reca tutte le mattine col pretesto dell'acquisto e ne approfitta per ripercorrere la scampata tragedia e parlare del suo progetto di lasciare il paese per fondare lo Stato di Israele.

Ma partiamo dalla fine, com'è giusto che sia. Perché questa storia si conclude con un rovesciamento della situazione iniziale che non somiglia a un colpo di scena quanto, piuttosto, all'estrema conseguenza di un meccanismo drammaturgico che ribalta i preconcetti, o quantomeno le convinzioni iniziali, e ci dimostra come spesso le “definizioni” che diamo, il significato che attribuiamo alle “etichette” (razziali, culturali o perfino caratteriali), l'interpretazione che affibiamo anche a certi atteggiamenti puramente fisici - come una postura o un tono di voce - spesso siano fuorvianti. Molte volte la verità è esattamente contraria alle idee che costruiamo su di essa.

E, in effetti, ciò che più di tutto il resto rimane in bocca, al termine di questa rappresentazione, è il sapore amaro della mancanza di senso che alberga nel preconcetto, grazie ad un testo che si serve di soli due personaggi per esplorare a fondo le dinamiche umane nel loro rapporto, attraverso un fitto dialogo che si snoda a colpi di citazioni filosofiche e riflessioni sulla storia, sulla guerra, sul significato e sul valore dell'essere o non essere ebrei, sull'opportunità di credere ancora in un dio quando tutto, intorno, è dolore. Ma da qualunque punto di vista si parta non si può stabilire chi sia vittima e chi carnefice, perché quella che si gioca è “una partita in cui vincitori e vinti camminano su un piano sempre in bilico”.

Ci si trova immersi in un gioco psicologico complesso, di cui è importante – spiega il regista Alberto Oliva –stabilire e dosare la temperatura, perché a seconda di quanta sofferenza i personaggi nascondano, i poli del conflitto aumentano o diminuiscono la tensione.
E Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza, interpreti della pièce, duellano seguendo l'andamento di questa partitura, seppur lasciando talvolta la sensazione di non spingersi del tutto fino a quelle “estreme conseguenze” che il testo in certi punti richiederebbe e di “lasciarsi trasportare”, sì, ma col freno a mano un po' tirato.

Nel complesso, lo spettacolo è ben costruito, a partire da un testo che il giovanissimo Alberto Oliva (classe 1984) dichiara di aver sviscerato con cura e passione, discutendone a fondo ogni passaggio insieme agli stessi attori e costruendolo come il frutto di un procedimento ragionato.
E ragionata è anche l'organizzazione dello spazio, ottimo lavoro della scenografa Frascesca Padrotti, che con semplici pezzi made in Ikea ha saputo ricreare mirabilmente l'ambientazione retrò di questa tabaccheria anni '40, valorizzata dalla rustica atmosfera della Sala Cavallerizza, vecchia scuderia dello splendido Palazzo Litta.
Uno spazio che dà agli attori “la possibilità di agire i conflitti del testo”, ponendo fra loro una sorta di muro: una credenza piena di scaffali, vetrine, scatole di sigari ed ante scorrevoli, da aprire per comunicare e da chiudere per nascondersi.

“Bisogna imparare ad amare le domande” dichiara Oliva, citando Rilke. E il risultato di questo lavoro lascia supporre che si sia posto le domande giuste.

Il venditore di sigari
di Amos Kamil
traduzione Flavia Tolnay con la collaborazione di Alberto Oliva
regia Alberto Oliva
assistente alla regia Francesca Prete
con Gaetano Callegaro, Francesco Paolo Cosenza
scene e costumi Francesca Pedrotti
realizzazione scenografia Ahmad Shalabi
disegno luci Fulvio Melli
datore luci Marco Meola
direzione di produzione Antonella Ferrari

DallÂ’11 al 30 maggio 2010

Teatro Litta
Sala La Cavallerizza
Corso Magenta 24
Milano
Repliche: dal martedì al sabato alle 21.00 – domenica alle 17.00 – lunedì riposo
Biglietto: intero 12 €; ridotto 9 €

Info e prenotazioni
tel. 0286454545
mail: promozione@teatrolitta.it



  • Amos Kamil al Litta: un duello senza vinti né vincitori

Link Consigliati

Gli ultimi commenti