HAPPY FAMILY all'Elfo Puccini: dal teatro al cinema e ritorno

Silvia Pizzi - 12.05.2010 testo grande testo normale

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Tags: happy family, alessandro genovesi, teatro elfo puccini, gabriele calindri

Un puzzle di situazioni perfettamente collegate tra loro, che si accendono e si spengono rapidamente: Happy Family al teatro...

All'Elfo-Puccini, fino al 30 maggio, torna in scena Happy Family, la commedia di Alessandro Genovesi che nel 2005 vinse il Premio Speciale Riccione per il Teatro e che, fin dal suo debutto di tre anni fa nell'ambito del progetto “Prime Opere”, seppe conquistarsi parecchi consensi tra pubblico e critica. E così, dopo il suo recente e fortunato passaggio al grande schermo, con la regia di Gabriele Salvatores – socio fondatore del Teatro Elfo – lo spettacolo torna in teatro, ospite del grande palco dedicato a Shakespeare, nella nuova sede-multisala di Corso Buenos Aires 33.

Happy Family descrive una realtà ben lontana, certo, dai problemi più comuni, come l'arrivare alla fine del mese, ma anche dagli odiosi stereotipi sulla Milano Borghese fredda e priva di valori: due famiglie benestanti, dieci persone incastonate fra sogni da realizzare, qualche vizietto, piccole manie, grandi limiti e un forte desiderio di felicità, che si ritrovano ad interagire incrociando il proprio destino con quelli degli altri e con quello dello stesso autore: Ezio, un uomo di 38 anni che non ha mai fatto nulla nella vita perché vive tranquillamente di rendita grazie ad una geniale invenzione del padre (la pallina per la lavatrice, ®) e che un giorno decide di scrivere un romanzo. Anzi, un film. Un film d'autore... che però incassi.

E così da quando Ezio (interpretato, guarda caso, proprio dallo stesso Genovesi) comincia a mettersi all'opera, i personaggi prendono vita intorno a lui, agendo da protagonisti nella storia ma anche da attori nei “fuori onda”, infilandosi nella vita di Ezio, esortandolo ad andare avanti con il racconto, a far succedere cose diverse, a dare più spazio ad ognuno di loro nella vicenda, mentre l'autore, dal canto suo, si inserisce nella storia prendendovi parte in prima persona.

Lo spazio, arredato con irresistibile gusto anni Settanta, è sapientemente suddiviso in zone che, da essere stanze di una stessa casa, si trasformano facilmente in ambienti a sé stanti, in un susseguirsi di momenti diversi ma perfettamente collegati tra loro senza alcuna frammentazione, grazie all'abile utilizzo delle luci che “accendono e spengono” rapidamente le diverse situazioni, ma che alla capacità degli attori, che si passano la palla con ritmo e disinvoltura. Ecco dunque che la casa di una delle due famiglie diventa presto il salotto dell'altra, la cucina della nonna si trasforma in una pizzeria, lo studio di Ezio in un centro per massaggi cinesi o nello studio di uno psicologo, la sala da pranzo nella terrazza di un attico in piena estate. Tutto si tramuta, eccezion fatta per la “cuccia del cane”, un angolino attrezzato con poltrona di Design, cuscini, computer di ultima generazione e sintetizzatore, quartier generale del pastore belga di Ezio interpretato da Jean Christophe Potvin che, munito di maschera pelosa, gestisce i suoni direttamente in scena prendendo parte al racconto con qualche sporadica battuta (peraltro in lingua francese, essendo lui belga...) e scatenando un tripudio di applausi e risate, a dimostrazione del fatto che spesso il talento è così evidente che non ha bisogno di spiegazioni. E sul palco dell'Elfo Puccini, in effetti, di talento se ne vede parecchio. A cominciare da Alessandro Genovesi che, ancora sconosciuto fino a qualche anno fa, oggi è autore, regista e uno dei protagonisti di uno spettacolo ben scritto, diretto e interpretato; ci sono poi il versatile e brillante Massimiliano Speziani, nel ruolo del papà freakettone (interpretato sul grande schermo da Abatantuono); la brava Roberta Rovelli, Caterina dolce e volitiva, fragile ed energica allo stesso tempo; le giovanissime Elisa Langone e Alice Croci nella parte dei due figli quindicenni, promettenti nuove leve della Scuola Paolo Grassi; fino alla smemorata nonna Anna interpretata, in teatro come al cinema, da Corinna Agustoni, veterana della Compagnia dell'Elfo.

“Happy Family è una confessione camuffata, un diario mascherato. È un esorcismo scritto nella Milano d'estate, quando non si muove una foglia e dal silenzio può venir fuori tutto quello che i solito sta muto. Tutti i desideri e tutte le paure” scrive Genovesi nelle note di regia. E in effetti, nonostante il tono leggero e l'ironia con cui i personaggi e le loro storie vengono trattati, lo spettacolo parla anche di paura e non lo nasconde. Anzi, lo dichiara apertamente fin dall'inizio, citando Berkoff con un omaggio al suo Kvetch.
Quel che ne segue è davvero tutto da gustare. Anche per chi ha già visto il film.

HAPPY FAMILY

uno spettacolo di Alessandro Genovesi

con Gabriele Calindri (Vincenzo), Linda Gennari (Anna) Elisa Langone (Filippo), Alice Croci (Anna), Roberta Rovelli (Caterina) Corinna Agustoni (Nonna Anna), Alessandro Genovesi (Io narrante) Jean-Christophe Potvin (cane Gianni), Olga Rossi (mamma) Massimiliano Speziani (papà)

luci di Rocco Colaianna
suono di Jean-Christophe Potvin

Premio speciale della giuria Premio Riccione per il Teatro
una produzione TEATRIDITHALIA
in collaborazione con Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi

Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33
sala Shakespeare
dal 4 al 30 maggio

Orari: mar-sab 20:30/ dom 16:00

Prezzi: Intero euro 25 - Martedì euro 15 - giovani < 25 anni euro 16 - anziani > 60 anni euro 12.50 - gruppi scuola euro 10
È valido l'abbonamento Invito a Teatro - tagliando Elfo Puccini


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