L'altra Gilda vista da Loris al Teatro OutOff

Maddalena Peluso - 15.05.2010 testo grande testo normale

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Tags: Gilda, Lorenzo Loris, Teatro Outoff, Mac Mahon

Resterà al Teatro OutOff fino al 23 maggio il nuovo lavoro di Lorenzo Loris “La Gilda del Mac Mahon” splendido racconto di Giovanni Testori, inserito nella saga “neorealista” de I segreti di Milano.

“tolti tutti gli addobbi, tolte tutte le malie che non hanno niente a che fare col teatro, tolte tutte le regie, tolte tutte le interpretazioni, cosa dice quella macchia di sangue lì? E può il teatro prescindere da quella macchia? (…)”
Giovanni Testori da “La parola come…” Teatro Out Off 1988

In una scena caliginosa e plumbea, con al centro l’immancabile scalone “da varietà” e una panchina su cui meditare, si materializzano illusioni e sogni infranti della Gilda, non Rita Hayworth, bensì l’altra, la Gilda del Mac Mahon, Rita anche lei, somigliante alla diva americana ma dalla “vita privata” ben diversa, perdutamente innamorata non del principe Ali Khan, bensì del mascalzone Gino Bonfanti.

Resterà al Teatro OutOff fino al 23 maggio il nuovo lavoro di Lorenzo Loris “La Gilda del Mac Mahon” splendido racconto di Giovanni Testori, inserito nella saga “neorealista” de I segreti di Milano.

Sola sulla scena, un’intensa Elena Callegari, nei panni dello scrittore, con zazzera scura, camicia bianca e pantaloni neri introduce gli spettatori nelle atmosfere testoriane, raccontando la storia di una giovane donna, decisa e determinata ma vittima di un amore sbagliato in una Milano di periferia, operaia e proletaria, in cui non c’è troppo spazio per i sogni.

A farle compagnia sul palco c’è la tromba di Matteo Pennese, in tuta da operaio, che ben duetta con lei in scena, diffondendo i rumori della metropoli delle fabbriche e degli sferraglianti tram, i baci e i fischi del dopolavoro operaio di quell’italietta piena di speranze.

A Testori non sfugge nulla della natura femminile – spiega Loris - E questo sentirsi compenetrato nel proprio personaggio ci è rivelato soprattutto dal progressivo percorso che l’autore fa durante il racconto in cui dall’uso della terza persona, come se volesse solo narrare la storia di Gilda, passa piano piano (attraverso la sua parte femminile) a quello della prima persona per arrivare invece a diventare la Gilda stessa”.

Ed è così che, abbandonando i ricordi, occhiali e parrucca nera sulla panchina, la Callegari, si cambia dietro un paravento in stile burlesque, vestendo, meglio che può, i panni della Hayworth, pin up suo malgrado, in scintillante e volgare abito rosso, guanti lunghi di raso e squallida pelliccetta acqua marina, ingenua e spontanea come la Cabiria di Giulietta Masina, continuando la narrazione di Testori e regalando al pubblico uno straziante e compassionevole ritratto di donna: una prostituta milanese - emblematica presenza in quella che negli anni cinquanta era la periferia nord di Milano, vicino al Ponte della Ghisolfa - pazza per “quello che gli uomini hanno tra le gambe” e asciugata, nel cuore e nel portafogli, dal suo Gino che fa vivere al carcere di San Vittore, dov’è finito per ricettazione, come fosse al Palace Hotel.

Musiche e visioni di felliniana memoria per una Gilda a cui trema la voce e che, malgrado tutto, continua a credere nell’amore e nella bontà del balordo, arrivando a ricattare un uomo sposato per coprirgli i debiti, trafitta da una passione che ne piega la volontà e la rende quella donnetta che lei stessa vorrebbe rifuggire.

Tra video di binari ferroviari e fabbriconi e foto dela vecchia periferia - che forse meriterebbe di essere messa più in vista - Loris, affidandosi alle buone doti attoriali della Callegari, capace di interpretare i diversi personaggi non interrompendo mai la narrazione testoriana, mette in scena, con neorealismo e pietàs, semplicità e disicanto, la storia di una prostituta di quei tempi, ben lontana – si legge nelle note di regia – dalle “escort” corazzate di silicone e carrierismo che oggi si infilano nei Palazzi del Potere, in cui Gilda diventa il simbolo di un mondo dove i “dannati” vengono salvati dal loro stesso sforzo di sopravvivere al destino: “omnia munda mundis” diceva Sant’Agostino, ovvero tutto è puro per i puri”.

Non mancano passaggi troppo didascalici e trovate che fanno storcere il naso ai più ma che senza dubbio piaceranno al pubblico più "genuino", a cui sembrerebbe dedicato lo spettacolo.

La Gilda del Mac Mahon
con
Elena Callegari
Matteo Pennese
regia di Lorenzo Loris
scena Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
interventi visivi Dimitris Statiris e Fabio Cinicola
musiche originali Matteo Pennese
consulenza musicale Andrea Mormina
luci Luca Siola
consulenza artistica, Mariagiovanna Frigerio, Alberica Archinto
produzione Teatro Out Off
Prenotazioni tel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20
Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19.30
sabato ore 11 > 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30
Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it
Biglietti: 16,00 euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 euro. Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione Comune di Milano)
Abbonamenti Offcard 35 euro - 3 spettacoli a scelta sui 4 di produzione; (under 25) 25 euro; (over 60) 20 euro (Per gli abbonati sconto di 30% su tutti gli spettacoli in cartellone)
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16
Teatro OUT OFF v. Mac Mahon , 16 - 20155 Milano
Uffici, via Principe Eugenio , 22 - 20155 Milano
Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105
E-Mail: info@teatrooutoff.it


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