Tutti giù per terra per Ricci/Forte al PiM Spazio Scenico
Josephine Magliozzi - 05.05.2010

Tags: Macadamia Nut brittle, Ricci/Forte, Milano, PiM Spazio Scenico
Ha debuttato al PiM Spazio Scenico di via Tertulliano a MIlano riportando il tutto esaurito, il nuovo spettacolo del duo Ricci/Forte Macadamia Nut Brittle,
Tutti giù per terra. In caduta libera, senza rete di protezione, senza alcuna possibilità di salvezza. Precipitare da un aereo tra steward a torso nudo, precipitare dai tacchi alti da drag queen o dal volo di una wonder woman a cui improvvisamente vengono meno i poteri - si diventa adulti anche senza crescere!
Giù nell’abisso della disillusione, del disincanto e dell’attesa. Per svegliarsi dall’anestesia della società dei consumi, di prodotti seriali, di personaggi (mai che si parli di persone!), di goloso gelato Haagen Dasz, ingurgitato direttamente dal barattolo, con cucchiai di plastica colorati, rimpinzandosi davanti alla televisore, assistrndo all’ennesima storia che si asciuga in un clinex.
Per riscoprire il corpo, di cosa sono fatti gli uomini e le donne. Per atterrare ogni volta più ammaccati, rimettersi in piedi e ricominciare dall’inizio. In un girotondo senza fine, un andirivieni che diventa sempre più una deriva.
Ha debuttato al PiM Spazio Scenico di via Tertulliano a MIlano riportando il tutto esaurito, il nuovo spettacolo del duo Ricci/Forte Macadamia Nut Brittle,
Uno spettacolo violento, iperperformativo, a tratti straziante, un viaggio onirico nella ricerca di sé, di una identità slegata dalle imposizioni culturali, ma altrettanto incapace di (re)inventarsi, di aggrapparsi ai sogni. Che si deformano e diventano incubo, come tutto ciò che nasce dal gioco o che potrebbe racchiudere un qualche tipo di sentimento.
In una scena vuota, anche da effetti di luce, sembra regnare una forza terribile che schiaccia gli attori verso il suolo, che li sbatte lÂ’uno contro lÂ’altro e da un lato allÂ’altro del palco, come gli ignavi nellÂ’inferno dantesco. Morti viventi, imbrattati di sangue, sperma e lacrime. Carne viva a cui si appiccicano pezzi di carta igienica e briciole di muffin, corpi scorticati, anime e sentimenti vivisezionati.
Una favola macabra per adulti che non vogliono crescere davvero, che non sanno affrontare il passaggio di ruoli, che non sono capaci di accettare la morte.
"Mi domando chi sarò" rivela il coniglio antropomorfo di Lynch mentre il coniglio di Ricci/Forte agonizza sul testo Minuetto, di Franco Califano.
Una terribile dichiarazione d’amore, sentimento salvifico disperatamente ricercato e puntualmente fallimentare. Come anche nei monologhi affidati all’incantevole Anna Gualdo, unica donna in scena, capace di passare con straordinaria abilità dai momenti più lirici a quelli più performativi. E altrettanto commoventi e generosi, nel mettersi in gioco in maniera totale, i tre interpreti maschili, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Mario Toccafondi.
In una miriade di citazioni, dalla pop art alla tv made in USA, ma anche ai giochi infantili, come nella stravolgente "semi- improvvisazione" dei quattro cantoni, gli attori portano avanti lÂ’urgenza di rivelare, gridare o sussurrare un dolore, una confessione, unÂ’emozione, passandosi la palla nella narrazione, anche della stessa storia. Ne esce fuori un racconto spezzettato; non una vicenda ma tanti piccoli frammenti di vite, di persone, a volte vere e proprie soggettive, altre piuttosto dei quadri che sembrano far procedere lo spettacolo a singhiozzi.
Il linguaggio esplicito, scioccante, a tratti potentemente grottesco, è decisamente supportato dalla forza e dalla spregiudicatezza della messinscena. E’forse quest’ultima a volte ad assecondare una tentazione di autocompiacimento, reiterando alcune immagini e concetti già abbondantemente sviscerati.
Però quel retrogusto agrodolce di abbuffata bulimica (cibo, sesso e vita) resta appiccicato addosso. E fa riflettere.

