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I casi sono due: lo spensierato minimalismo di Giuffrè incanta il Carcano

Federica Solaro - 02.05.2010 testo grande testo normale

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Sino al 9 maggio, al Carcano, è di scena la commedia di Armando Curcio: I casi sono due. La pièce è magistralmente diretta e interpretata da Carlo Giuffrè, che la mise in scena per la prima volta nel 1982, riscuotendo un meritato successo…

“È brutto star male e non esser creduti… Quando morirò sulla lapide farò scrivere: “Ve l’avevo detto che non stavo tanto bene!”

Sino al 9 maggio, al Teatro Carcano, è di scena la commedia napoletana di Armando Curcio: “I casi sono due”. La pièce è magistralmente diretta e interpretata da Carlo Giuffrè, attore teatrale e cinematografico – nonché custode della tradizione drammatica partenopea sin dai suoi esordi, avvenuti sotto la guida del maestro Eduardo de Filippo – che la mise in scena per la prima volta nel 1982, riscuotendo un meritato successo.

La vicenda ruota attorno al desiderio del barone Ottavio Del Duca (Carlo Giuffrè) – un malato immaginario tanto ridicolo quanto bonario e sornione, cui non ci si può che affezionare sin dalla prima scena – di rintracciare il figlio illegittimo avuto in gioventù da una relazione amorosa “breve ma intensa” (cinque minuti!) con un’attrice.
Il barone e la baronessa, che non hanno mai potuto avere figli, sono soli da molti anni in quella grande casa che si fa sempre più vuota. Ottavio ha sempre più malanni e acciacchi: fa nove iniezioni e prende cinquanta pillole al giorno, per di più si sta già preparando alla paralisi imminente, prevista per fine mese, predisponendo l’acquisto della carrozzella e prevedendo intere giornate d’esercizio propedeutico da svolgere assieme alla moglie: d’altronde è lei che dovrà spingerla. La baronessa (Angela Pagano), dal canto suo, parla con il cane Medoro, appellandolo addirittura con il nome del marito.
La dipartita del povero Medoro, un disastro causato dal neo-assunto cuoco, non fa che accentuare la solitudine che si respira in casa Del Duca. Fortunatamente però l’agenzia incaricata di svolgere le indagini sul figlio illegittimo scopre l’identità del giovane e il caso vuole che Gaetano Esposito (Ernesto Lama) sia proprio lo chef bugiardo, ladro e uccisore di cani che è appena entrato a far parte della servitù.
Al settimo cielo, il barone – al quale miracolosamente passano tutte le malattie – accoglie a braccia aperte il figlio ritrovato e tenta in tutti i modi di impartire una buona, sebbene tardiva, educazione al ragazzo, dando vita a scene grottesche, patetiche, eppure tenerissime, a momenti di una comicità genuina e contemporaneamente benevola. È così che il catechismo diviene “il cataclisma”, che il non fornicare diviene “non formicolare”, che il settimo comandamento diviene “ruba solo al padre”, in fondo essendone l’erede il figlio non compie alcun reato.
Gli eventi precipitano in un susseguirsi di equivoci e sotterfugi esilaranti quando lÂ’agenzia porta un altro Gaetano Esposito, un ragazzo religiosissimo, ma scialbo e apatico, al cospetto del barone.

La recitazione di Giuffrè, misurata, contenuta e minimale quanto a gestualità e toni di voce, restituisce un barone credibile e verosimile, pur nella sua assurdità di vecchio malato immaginario. Ottima anche la prova di Angela Pagano, una baronessa non priva di stranezze, ma ricca d’amore e di comprensione per tutti; Ernesto Lama, che veste i panni del cuoco-figlio con vigore, disinvoltura e ironia; e Vincenzo Borrino, un cameriere caricaturale che, con il suo strano accento, dà vita a veri e propri tormentoni.

Due ore e mezza di spettacolo, in un dialetto napoletano comprensibile per chiunque, che scorrono via veloci, lievi e spensierate grazie allÂ’impeccabile interpretazione di tutti gli attori, capaci di conferire spessore e verosimiglianza a ciascun personaggio.
Una commedia apprezzata dalla critica, ma forse sottovalutata dal pubblico milanese, che merita d’essere vista e che insegna come gli affetti nati dalla vita vissuta siano sempre più forti dei legami di sangue.

Dal 29 aprile al 9 maggio 2010
Diana Or.I.S. presenta I CASI SONO DUE
di Armando Curcio Regia Carlo Giuffrè
Con Vincenzo Borrino, Ernesto Lama, Paola Verrazzo, Pierluigi Iorio, Carlo Giuffrè, Angela Pagano, Danilo Della Calce, Gennaro Di Biase, Vincenzo La Marca

TEATRO CARCANO
corso di Porta Romana, 63

ORARI
Da martedì a sabato ore 20.30
Domenica ore 15.30

ACQUISTO E PRENOTAZIONI
Tel: 02.55181377
info@teatrocarcano.com

BIGLIETTI
Poltronissima:
Intero € 34,00
Ridotto Studenti/Anziani € 22,00/15,00
Balconata:
Intero € 25,00
Ridotto Studenti/Anziani € 17,00/13,00


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