Oltre il silenzio sulla violenza domestica al Leonardo

Giulia Capodieci - 27.04.2010 testo grande testo normale

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Tags: quelli di grock, violenza domestica, giulia bacchetta

Uno sguardo su una realtà nascosta tra quattro mura eppure sotto gli occhi di tutti. Per rompere la cortina di silenzio sulla violenza domestica...

Debutta al Teatro Leonardo la nuova produzione di Quelli di Grock che, dopo aver scosso pubblico, critica e istituzioni con gli spettacoli sul bullismo e l’anoressia, si immerge nell’universo della violenza domestica, altro tema scottante e troppo spesso taciuto della nostra attualità.

“Home Sweet home” ingada, da diversi punti di vista la quotidianità di una normale famiglia.
A narrare le vicende non è la vittima dell’abuso ma uno dei testimoni, il figlio, che inizialmente, con tono quasi cabarettistico esalta la banalità di una famiglia come molte altre ma che piano piano lascia trapelarne i dettagli: il quadro si incupisce e ci avvolge, prima di lasciarci di fronte al disgusto di un realtà nascosta tra quattro mura, eppure sotto gli occhi di tutti.
Uno sguardo che ci restituisce una violenza di cui non è direttamente vittima ma non per questo meno violentato. Uno sguardo che è testimone e allo tempo stesso un lascito, un testamento, per il futuro.
Interessante la soluzione registica di non far vedere le scene di violenza, di non spettacolarizzarla attraverso delle immagini recitate ma di trasmetterne la brutalità attraverso voci registrate e il buio sul palcoscenico, rotto a lampi da alcune immagini proiettate.

Lo spettacolo alterna momenti comici, in cui si cerca un vero contatto con il pubblico, a momenti seri, in un’escalation di drammaticità, riuscendo a commuovere profondamente lo spettatore e a farlo sentire a tratti scomodo.
Uno spettacolo denso, di cui spicca l’indiscutibile bravura degli attori: una Giulia Bacchetta splendida, dalla voce profonda e ricca di sfumature e un Andrea Robbiano che mette tutta la sua giovinezza ed energia al servizio della scena.
Ad emozionare gli spettatori contribuiscono anche le musiche di Gipo Gurrado e gli intensi video di Zoe Vincenti che, proiettati su un enorme telo bianco, intensificano la drammaturgia con immagini esteticamente curate, molto profonde e di grande impatto emotivo. Il testo invece, non sempre regge il confronto con l’argomento: a tratti la drammaturgia rimane in superfice, faticando a superare un tono didascalico.
Tuttavia è giusto dare ad uno spettacolo che si pone di affrontare un tema così delicato, un tempo di rodaggio per scendere in profondità, per incontrare e confrontarsi con esperienze realmente vissute, per fare un atto di coraggio abbandonando la “facilità” di commuovere attraverso un argomento che inevitabilmente smuove la sensibilità.
“Home sweet home” resta un importante traguardo per rompere la cortina di silenzio, per guardarsi dentro e chissà per spronare alla non-indifferenza.



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