Per vivere bisogna sporcarsi le mani? Sartre al Teatro Oscar
Lucia Mieli - 17.04.2010

Tags: pacta, sartre, oscar, mani
Fino al 25 Aprile in scena al Teatro Oscar Le mani sporche di Sartre, nella produzione Pacta Teatri, una lucida indagine sul ruolo dell'intellettuale.
Il testo sartriano, bellissimo ma non privo di difficoltà nella traduzione drammatica, si dipana come una sorta di parabola, metaforica e concreta al contempo, dello scontro tra ideale e compromesso che anima la dinamica politica.
Scritta nel 1948, la pièce si colloca pienamente nella nuova teorizzazione postbellica del pensatore francese, che rivendica il ruolo primario dell'impegno politico per l'intellettuale: dopo la tragedia della seconda guerra mondiale non è più possibile per l'uomo di cultura chiudersi nella sua torre d'avorio e illudersi così di non prendere posizione. Anzi, il non prendere posizione è già di per sé una posizione e rappresenta una contravvenzione della regola morale, non imposta dall'alto di un divino, ma intrinseca all'uomo.
L'istinto etico, nella visione sartriana, urge ognuno di noi all'impegno politico, concretizzato nel battersi per la libertà, propria e degli altri esseri umani. Nessun uomo è un isola, e acquistiamo senso solo come parte di un organismo collettivo in cui ogni individuo è fondamentale per il buon funzionamento del tutto. Agendo dal piccolo al grande, quotidianamente, l'uomo migliora sé stesso e la collettività, vicina e lontana.
Partendo da questo punto di vista, tuttavia, ci si scontra presto con le dinamiche del potere concreto e, con esse, con il dilemma della lotta tra idealità pura e compromesso pratico, dettato dai tempi e dalle circostanza (non a caso si parla di compromesso storico riferendosi a particolari atteggiamenti tenuti dal nostro Pci, da Togliatti a Berlinguer).
Sartre nel testo teatrale immagina una storia esemplare, che colloca in uno scenario del tutto prossimo agli anni di composizione: un paese occupato dalle forze naziste e conservatrici, minacciate dall'invasione imminente dell'esercito russo. Qui, a un giovanissimo intellettuale comunista, esasperato dall'inazione che il suo ruolo di uomo di cultura gli impone, viene finalmente offerta dal partito la possibilità di provarsi nella pratica dell'azione. A Ugo viene commissionato l'omicidio di un dirigente del partito colpevole di stare procedendo nella direzione di un compromesso con la parte avversa con il doppio fine di evitare ulteriore spargimento di sangue e, al contempo, assicurarsi un posto di potere nel governo di transizione che verrà instaurato.
Nonostante l'ordine ricevuto e la sua profonda convinzione ideale dell'illiceità del compromesso con il nemico, Ugo presto troverà impossibile trovare la forza di uccidere un essere umano a sangue freddo: solo un uomo sufficientemente stupido da non saper immaginare l'ultimo istante di coscienza della propria vittima può essere un efficiente sicario. Ma Ugo è un intellettuale, e il suo pensiero e la sua sensibilità lo paralizzano.
Alla fine solo una molto più triviale vicenda di gelosia gli darà la forza di premere il grilletto.
L'intera storia è vissuta attraverso il filtro di un flashback dalla prospettiva più matura di Ugo uscito di prigione. Ma anche nel presente egli sarà chiamato alla scelta e rifiuterà il compromesso con la realtà in nome della forza del suo ideale, non negoziabile, e ne dovrà pagare le amare conseguenze.
Sarte sembra qui interrogarci, senza volerci dare risposte preconfezionate, sulla natura del compromesso e dell'ideale: quanto è giusto, ma soprattutto, quanto è umano un ideale nel nome del quale si uccide? Quanto è bene valorizzare l'uomo al di sopra di ogni credo? Forse la risposta è in un limite: l'ideale deve animare la vita, senza volerla uccidere. La politica deve aspirare all'ideale, ma saper scendere a patti con la realtà e con la libertà degli altri, senza tuttavia mai perdere di vista i suoi valori. Il fine, con buona pace di Macchiavelli, non giustifica i mezzi.
L'allestimento di Pacta Teatri si distingue per il ritmo e l'organicità impressa all'azione, che si dipana chiara e avvincente. La recitazione è piana, realistica, fluida.
Uno straordinario Riccardo Magherini impersona il politico del compromesso con grande umanità e compiutezza. Antonio Rosti è Ugo, convincente anche se nei panni di un personaggio molto giovane, meno Maria Eugenia D'Aquino, nelle vesti della moglie trofeo, forse donna troppo intelligente e matura per recitare nei panni di una bambolina dalla testa vuota.
Molto ben riusciti sono i siparietti comico-caricaturali di Carlo Decio e Marco Pezza (le guardie), che svolgono il doppio ruolo di relief e di dinamizzanti del ritmo della pièce .
Luci e scenografie, dai toni vagamente espressionistici, non sempre favoriscono la comprensione, ma nel complesso la sinteticità ed essenzialità scenica risaltano la pregevolissima performance attoriale.
Uno spettacolo estremamente godibile nella messinscena grazie alla competenza ed esperienza della compagnia; attuale e stimolante sul fronte dei temi e delle domande sollevate, mentre il compito di trovare una risposta viene lasciato alla riflessione dello spettatore.
TEATRO OSCAR
dall'8 al 25 Aprile 2010
LE MANI SPORCHE
di Jean-Paul Sartre
traduzione Paolo Bignamini
regia Annig Raimondi
con Antonio Rosti, Riccardo Magherini, Maria Eugenia D'Aquino, Annig Raimondi, Carlo Decio, Marco Pezza
scene e luci Fulvio Michelazzi - costumi Nir Lagziel
produzione PACTA . dei Teatri
TEATRO OSCAR
Via Lattanzio, 58 - Milano
Orari spettacoli:
mart - sab ore 21:00, dom ore 17:00
INFO E PRENOTAZIONI
Orari biglietteria:
lun - sab ore 16:00 - 19:00, dom a partire dalle ore 15:30 (solo nei gg di spettacolo)
Prenotazioni telefoniche:
tel. 02/36503740 (prenotazioni 24h con segreteria telefonica)
Prenotazioni mail: biglietteria@pacta.org

