“Icaro e Dedalo s.r.l.”: Pinocchio sfida il padre-padrone al Crt
Federica Solaro - 16.04.2010

Tags: Icaro e Dedalo s.r.l., Crt, Gianfelice Facchetti, Teatro Crt
Al Crt, sino al 25 aprile, lÂ’archetipo di Icaro e Dedalo, tra complessi edipici irrisolti e riferimenti alla generazione dellÂ’incertezza, travolge il pubblico con un turbinio di emozioni forti...

“Non ti lasciar tentare dall'altezza: il fuoco del Sole brucerebbe le tue ali, e non scendere troppo in basso, ché l'umidità le appesantirebbe”.
Al Crt (Centro di Ricerca per il Teatro) lÂ’affascinante archetipo di Icaro e Dedalo diviene spunto per dar vita a uno spettacolo che, tra complessi edipici irrisolti e riferimenti alla contemporanea generazione dellÂ’incertezza, travolge il pubblico con un turbinio di emozioni forti, scontri generazionali e sequenze rituali.
Dal 13 al 25 aprile il mito del padre costruttore e dell’adolescente incauto – fecondo emblema dell’idealismo giovanile che spinge a ribellarsi alla mediocrità dei padri per potersene distinguere – viene riletto da Gianfelice Facchetti con una nuova sensibilità , capace di dislocarne gli elementi in un’inedita configurazione.
L’architetto, l’inventore, nonché il costruttore del labirinto voluto dal re Minosse, è un borghese asservito a una politica cui non crede e, pertanto, attira su di sé tutto il biasimo e il rancore del figlio.
Ma quel labirinto, che nella leggenda rimane fuori casa, qui, invade gli spazi famigliari: è una “spirale” di sabbia che lentamente e inesorabilmente prende forma sulla scena.
Ancora una volta è Dedalo, personaggio interpretato con fervente intensità da Pietro De Pascalis, colui che erge i muri di questa prigione, prigione di cui lui solo detiene le chiavi; almeno fino a quando la madre, ormai al limite della sopportazione, non deciderà di sottrargliele.
Icaro è, invece, il figlio “postmodernamente” annoiato e depresso: non ha idea di cosa fare nella vita, ma sa che il disprezzo verso le mezze misure adottate dal padre e la ricerca dell’assoluto lo renderà più forte, nobile e puro dell’esempio che vorrebbe fornirgli il protettivo Dedalo.
Lo scontro è inevitabile: la violenza fisica tra padre e figlio esplode prepotente e si vivono momenti di grande intensità drammatica ogni volta che gli attori si esibiscono sugli accordi di un azzeccatissimo repertorio di musiche. Eccezionale la scena dagli echi kubrickiani in cui, sulle note de “Sul bel Danubio blu”, si scatenano dure lotte tra padre e figlio, poi tra moglie e marito.
In un interessante e originale parallelismo tra Pinocchio e Icaro, la madre – una bravissima Annalisa Salis che sa davvero restituire la follia di una donna lacerata dal conflitto famigliare – spinge il giovane a fuggire per scoprire il mondo e i suoi pericoli con i propri occhi. Ma esattamente come la figura creata da Collodi, anche questo figlio tornerà , cresciuto e grato, all’abbraccio paterno.
L’archetipo di partenza viene efficacemente stravolto e ribaltato: invece che costruire le ali a Icaro, consigliandogli di stargli vicino e di volare a mezza altezza, Dedalo, riconosce la sua autonomia e lo rende finalmente libero, proprio donandogli la facoltà di librarsi nell’aria.
Ottima la prova degli attori, una recitazione poderosa e “feroce” sia per De Pascalis, padre destituito che non intende esser sottomesso, che per Jacopo Fracasso, impetuoso Icaro, solo a tratti un po’ eccessivo, che racchiude, nella sua interpretazione, tutta la foga dell’adolescente desideroso di confrontarsi con la vita.
Uno spettacolo del 2008, ricco di citazioni letterarie, che continua a conservare un grande potere evocativo e che insegna come il vero nemico, il vero labirinto da cui uscire vittoriosi, sia quel “dedalo” di conflitti latenti che abita la psiche condizionando l’intera persona.


