Time for talk is over per il Danae Festival

Giulia Capodieci - 13.04.2010 testo grande testo normale

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Tags: maretta, cavallari, danae festival, giulia capodieci

Un gioco-riflessione sulla creazione/distruzione delle metropoli. Brillanti soluzioni registiche e sceniche per in prima assoluta al Danae Festival.

La giovane compagnia Garten fondata da Giorgia Maretta e Andrea Cavallari, torna a Danae con una prima assoluta “Time for talk is over”. Emblematico spettacolo che dichiara tutta la sua potenza e attualità fin dal titolo.

“Time for talk is over” è una riflessione sulla nascita delle metropoli, sul loro sviluppo smisurato, sullo spazio che l’uomo occupa al loro interno, sull’essere indifesi davanti alle calamità naturali.

La città prende vita, sotto gli occhi dello spettatore, intorno a dell’acqua, con aree verdi e abitazioni a misura d’uomo. Lentamente ma inesorabilmente i due performer in scena (Andrea Rimoldi e Corrado Tagliabue) aggiungono enormi palazzi, cavi elettrici, prefabbricati industriali, la musica inizia a evocare i suoni del traffico che somigliano sempre di più ad una catena di montaggio.

In un intricato sistema di tubi posizionato a terra, le cui intersezioni ricordano un microchip, viene fatto fluire un liquido rosso: una flebo, fonte esterna di nutrimento per una città prosciugata.

Ogni elemento è costruito con materiali di recupero presi dalla nostra quotidianità domestica, efficaci nella loro estrema semplicità, fonti di continue sorprese e trasformazioni.
Usati con un’incredibile efficacia non solo rendono perfettamente l’immagine di una città ma ne ricreano la fragilità di fronte agli eventi, lo stupore provocato dalla velocità con cui, intorno a noi, vengono modificate le aree urbane.
Un gioco-riflessione sulla fugacità e sulla ciclicità del mondo che ci stiamo costruendo. Uno sguardo dall’alto sulle metropoli che creiamo così tecnologiche, così poco umane, così non-luogo, meravigliosamente rappresentate da scatole di plastica e di alluminio le cui fondamenta, composte da zollette di zucchero, cedono di fronte al primo allagamento e le cui sottili pareti sono spazzate via dal primo uragano.

La riflessione è seria e procede inesorabile ma non mancano momenti ironici come l’apparizione di Godzilla, parallelo davvero divertente che, oltre a mescolare il ritmo protegge dal cadere nella mitologia dell’allarmismo.

“Everything will be fine!” recita la scritta sulla maglietta di uno dei due perfomer, forse una scelta casuale ma in questo contesto di un’ironia davvero calzante.
“Time for talk is over” è una prima presentazione di un progetto più ampio di cui aspettiamo con ansia di poter vedere l’evoluzione.

La performance, oltre alle visioni di un mondo già alle porte, mostra le paradossali affinità tra la rappresentazione e la drammatica realtà attuale: entrambe sotto gli occhi di tutti ed entrambe di cui vogliamo essere solo spettatori.



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