Licia Maglietta nel Delirio Amoroso per Alda Merini

Silvia Pizzi - 09.04.2010 testo grande testo normale

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"Poesia, ho tanta paura, non saltarmi addosso, ti prego". Alda Merini

Una panca, tra un cumulo di tele, assi di legno, cornici di specchi e ante di vecchie porte ammassate al centro del palco: questa la scenografia entro cui si muove Licia Maglietta, in scena al Teatro Franco Parenti fino all'11 aprile con il suo “Delirio Amoroso”, spettacolo-tributo ad Alda Merini che debuttò a metà degli anni novanta, lungamente replicato fino a qualche anno fa.

“Delirio Amoroso non andava più in scena da cinque anni, avevo deciso di non farlo più, ma me l'hanno chiesto e mi è piaciuta l'idea di rendere nuovamente omaggio ad Alda con le sue parole”, ha dichiarato l'attrice partenopea, interprete ed autrice di un monologo di grande intensità, che ripercorre, con versi e ricordi, momenti di vita della poetessa milanese: dal suo esordio come giovane intellettuale in un salotto di Via del Torchio “gomito a gomito con i grandi della poesia”, agli anni bui della reclusione, delle violenze, della follia, della sporcizia umana, fino alle celebri riflessioni sull'amore, potenti e crude come la verità che la Merini sapeva ritrarre e condensare con un'esattezza struggente e dolorosa.

Licia Maglietta entra sulle note di “ventiquattromila baci” vestita di rosso, sigaretta in una mano e bicchiere di vino nell'altra. Sbanda, fluttua trasportata dalla musica, che le attraversa le membra ed esce dal suo corpo in un timido labiale appena accennato. “Sono malata di tempo musicale. Nelle mie sospensioni cosmiche vanno a morire tutti i miei amori. Dentro la musica”. E la musica, infatti, accompagnerà tutto lo spettacolo, in un crescendo che la vede prima semplice sottofondo e poi, via via, elemento scenico che interrompe a tratti il flusso del “racconto”, mischiando i versi della Merini a quelli delle più appassionate canzoni di Celentano.

“Delirio Amoroso” è il frutto di un lavoro drammaturgico nato da un'idea che la Maglietta sottopose (a detta sua, con un certo timore reverenziale) alla stessa Merini, che accolse invece il progetto con grande entusiasmo. Quel che differenzia quest'ultimo allestimento dai precedenti non dipende da modifiche o riadattamenti a livello di testo (che, seppur arricchito nel tempo con piccoli innesti, non ha tuttavia subito sostanziali cambiamenti rispetto alla prima versione), ma piuttosto da una nuova carica emotiva e da quella vena di malinconia di cui inevitabilmente si impregna l'opera stessa, oggi che Alda Merini non c'è più. Tanto che in certi momenti fa quasi male lasciarsi trascinare nella vita di questa grande artista che ha conosciuto la follia al punto da ritenerla più forte di Dio, perché capace di annientare quel famigerato “libero arbitrio” di cui dovrebbero disporre tutti gli esseri umani. Che ha convissuto con il dolore così da vicino da provare dolore perfino per il desiderio di fuggirne. Che ha saputo vedere nella malattia una “matrice di vita” e che dichiarò di non essere stata marchiata dal manicomio ma, piuttosto, dall'amore. Quell'amore che “inizia solo nei tempi futuri”, che è un'invenzione, un sogno, una variabile della poesia.

Al termine del suo monologo l'attrice ringrazia tendendo le mani verso il pubblico e poi verso l'alto. Un tributo dovuto, perché il lungo e caloroso applauso del Franco Parenti va lei, che ha saputo dar voce con passione alle parole della Merini, ma – com'è ovvio - in buona parte anche a colei che seppe concepire quelle parole, di una bellezza così autentica ed universale.

DELIRIO AMOROSO
un monologo di e con Licia Maglietta su testi di Alda Merini
Produzione Teatri Uniti

Dal 7 all'11 aprile
TEATRO FRANCO PARENTI
via Pier Lombardo 14 - 20135 Milano
Sala Grande
feriali ore 21.00 – festivi ore 16.30

Biglietteria
tel.02/59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it



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