Orson Welles a teatro con Giuseppe Battiston

Maddalena Peluso - 27.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Giuseppe Battiston, Premio Ubu, Orson Welles, Guerra dei due mondi

“I film possono fare tutto ciò che riusciamo a immaginare; quello che non riusciamo lo deve fare il teatro"
Orson Welles - 1938

“I film possono fare tutto ciò che riusciamo a immaginare; quello che non riusciamo lo deve fare il teatro”
Orson Welles - 1938



Il pubblico prende posto nella lucente sala Shakespeare del nuovo Teatro Elfo Puccini, che ancora odora di “auto nuova”. Sta per cominciare l’attesissimo “Orson Welles’ roast” valso a Giuseppe Battiston il Premio David di Donatello, il Premio Ciak d’oro e il Premio Ubu come miglior attore protagonista.

Le luci si offuscano e il pubblico comincia a guardarsi intorno infastidito e accigliato: chi sarà mai quell’insolente fumatore dell’ultimo minuto, che appesta l’aria del teatro con un nauseabondo sigaro?

Il sipario si apre e la sconvenienza è palesata: Battiston, tronfio e sornione, in scena in accappatoio bianco e sguardo sprezzante sfumacchia un enorme sigaro cubano per l’intero spettacolo, con un indolente accento americano, indifferente all’indignazione delle prime file.

Atto necessario e provocatorio per presentare quello che Truffuat ha definito il “padre del cinema moderno”: Orson Welles, messo letteralmente sulla “graticola”.

In scena soltanto quattro free cases contenenti “verdi merendine” e lo champagne necessario per affrontare un’ora e più di monologo.

Chi ricorda i sempre azzeccatissimi ruoli di Battiston al cinema sarà veramente spiazzato dalla prova teatrale: l’attore friulano, certamente aiutato dalla stazza fisica che ne fa un “attore corpulento, ma difficile definire grasso” - fa rivivere il personaggio, spietato e sbruffone, di Welles, offrendone non soltanto un ritratto assolutamente convincente ma empatizzando talmente con il pubblico, sogghignante e al tempo stesso intimorito, da diventare, in più di un’occasione, davvero Orson Welles, con quella che il critico Renato Palazzi ha definito “una sorta di morbida pinguedine interiore”.

Dopo le esilaranti riflessioni sul cibo, assodato che la cottura più nobile resta appunto l’arrosto, ad essere raccontata, nel testo scritto da Battiston e Michele De Vita Conti, che ne cura la regia, è la carriera teatrale di Welles, dimenticata o sconosciuta dai più, dal "Voodoo Macbeth", rivoluzionaria versione nel capolavoro scespiriano al "Giro del mondo in ottanta giorni" con musiche di Cole Porter, passando per la fortunata carriera radiofonica che culminò con la mitica “Guerra dei due mondi” che oggi gli sarebbe costato l’arresto per procurato allarme ma, all’epoca, lo lancerà nel mondo del cinema.

Welles dimostrò così che “la gente crede a tutto”: all’epoca quello che la radio affermava era vangelo.

E’ proprio questo l’aspetto più interessante dello spettacolo, sicuramente una chicca per cinefili, ma anche scontato ad un pubblico che conosce i fatti narrati: attraverso Welles, possessore di quel “sano veleno contro la stupidità che tutti gli attori dovrebbero avere” costretto a far “ruoli di merda al cinema per finanziare i suoi progetti, mentre oggi gli attori fanno ruoli di merda e basta”, gli autori raccontano l’arte, grandiosa e autosufficiente, di un “over there”, partito dal teatro, il suo vero mondo, e arrivato al cinema, che cominciava all’epoca a “minacciare Broadway”. Un lotta che oggi non ha più senso:“La nostra realtà – spiega Battiston in un’intervista a Rodolfo Di Giammarco - sarebbe migliore, se sentissimo i poeti anziché i pareri più inutili in tv”.


"Orson Welles' Roast"
Dal 23 marzo 2010 al 1 aprile 2010
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires, 33 - 20124 Milano
Tel 02.00660606
Orari:
- martedì - sabato ore 20.45
- domenica ore 16.00

Prezzi:
- Intero euro 25
- Giovani < 25 anni euro 16
- Anziani > 60 anni euro 12.50
- Gruppi scuola euro 10


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