“King Lear”: un viaggio nella follia dei padri e dei figli al teatro Puntozero
Federica Solaro - 27.03.2010

Tags: King Lear, compagnia Puntozero, teatro Puntozero, recensione
Il ritratto del folle re tratteggiato da Shakespeare, arricchito dalla regia di Scutellà e la brillante prova della compagnia Puntozero e otterrete un “King Lear” catartico e suggestivo...

Prendete il grandioso ritratto del folle re in decadimento tratteggiato da Shakespeare, arricchitelo con un’impeccabile e armonica scrittura scenica firmata Giuseppe Scutellà e con la brillante prova recitativa dei giovani del Beccaria e avrete ottenuto un “King Lear” suggestivo, catartico e avvolgente.
Dal 25 al 29 marzo il teatro Puntozero si trasforma in un ambiente immersivo in cui gli attori si muovono nella platea, oltre che sulla scena, e in cui gli echi delle loro voci, provenienti da ogni luogo, circondano gli spettatori, frastornandoli e rendendoli coś protagonisti della follia che prende vita sul palco in un emozionante e ritmato crescendo.
Fedeli “Cassandre”, rivelatrici di scomode e indesiderate verità (la figlia minore di Lear, Cordelia, il conte di Kent/Caio, e il buffone), cieche vittime (re Lear, il conte di Gloucester e suo figlio, Edgar) e astuti carnefici che nascondono il proprio tradimento dietro la maschera delle lusinghe (le altre due figlie di Lear ed Edmund, figlio illegittimo del conte di Gloucester), questi i tre archetipi che trovano raffigurazione in altrettanti personaggi.
Interessante dunque – e in sintonia con il doppio ruolo narrativo che vede il conte di Kent, intenzionato a proteggere Lear, ripresentarsi al re nelle vesti del servitore Caio – la scelta di riprendere la soluzione inaugurata da Giorgio Strehler di far interpretare Cordelia e il buffone allo stesso attore.
La partita della tragedia scespiriana si gioca tutta su due assi lungo i quali si muove l’esperienza umana: il rapporto padri-figli e l’adulazione sfacciata, ma traditrice, contrapposta alla leale onestà d’animo. In mezzo, le vittime di questa lotta spietata: i padri.
Re Lear, nel momento in cui realizza che le figlie cui ha concesso tutti i privilegi stanno tramando alle sue spalle, perde il senno ed ecco che la follia straborda dalla scena: mentre il re impreca contro il suo stesso sangue, gli altri attori si muovono, camminano, corrono intorno al palco dapprima sussurrando e poi urlando, quasi fossero i fantasmi impazziti della coscienza del re: “mio, mio, mio!”
Lear, espropriato dai figli di tutto cị che era suo e ridotto a povero pazzo, si rende conto dell’errore commesso e si riappacifica con Cordelia quando ormai tutto è perduto.
Gli interpreti, vestiti con costumi dai toni cupi, si muovono su una scena povera ma animata, oltre che dai movimenti degli attori perfettamente coordinati, da un continuo apri e chiudi di botole e da un gioco di luci in costante movimento.
Una regia attentissima ai dettagli e un gruppo di attori straordinario che, sebbene non sia composto interamente da professionisti, dimostra di impegnarsi al massimo nella realizzazione di uno spettacolo complesso, assolutamente da non perdere!


