La compagnia MK inaugura Danae con Speak Spanish
Giovanni Bertuccio Giulia Capodieci - 26.03.2010

Tags: danae festival, teatro outoff, giovanni bertuccio, giulia capodieci
Dopo l'enorme successo della scorsa edizione suggellata con la consegna del Premio Hystrio, Danae festeggia il suo dodicesimo anniversario...

Dopo l'enorme successo della scorsa edizione suggellata con la consegna del Premio Hystrio, Danae festeggia il suo dodicesimo anniversario. Festival più longevo dedicato delle arti performative nella scena milanese rischia di passare indifferente agli occhi di quelle istituzioni che invece dovrebbero avere a cuore lo svilupparsi della ricerca all'interno del mondo dell'arte e delle performance. Nonostante ciò e grazie alla testardaggine dei promotori Danae sembra comunque crescere mettendo in scena artisti dell'avanguardia internazionale.
Ad aprire le danze è la compagnia MK.
Vecchia conoscenza del Danae si pone come una delle compagnie più interessanti della scena contemporanea presentando Speak Spanish, lavoro che analizza le danze locali con gli occhi di turisti qualsiasi. Dalla visione (ricordiamo che lo sguardo è il tema di questa edizione) di gesti e movimenti gli Mk introducono sistemi coreografici propri attraverso un crogiolo di movenze, talvolta volutamente 'sgraziate' con lo scopo di infierire su di esse in termini di presenza corporea.
Idealmente ispirato al 'Giro del mondo in ottanta giorni di Verne, mischia folklore hawaiano e dinamiche da concerto rock per inventare la mappa di un viaggio anonimo dalla cartografia iper-reale.
A sipario rigorosamente aperto, mentre il pubblico incuriosito prende posto, il coreografo Philippe Barbut si muove da sinistra a destra: quello che normalmente a teatro è celato, è qui manifesto. Gli strumenti atti al suono sono posti alla sinistra del palco, su un carrello mobile e manipolati direttamente dai danzatori.
Biagio Caravano e Michele di Stefano entrano in scena.
Spogliandosi dei loro abiti civili, dalla realtà si passa alla 'finzione'.
In uno spazio nero i corpi prendono a muoversi creando forme miste a delicatezza e forza.
Lentamente su una lavagna nera, lucida quel poco necessario a far intravedere le sagome degli spettatori, il coreografo compone un’atlante scomposto, disordinato.
Disordinati come i gesti dei perfomers in una sorta di sintesi di ciò che la loro ricerca ha prodotto. Speak Spanish, infatti, si pone come continuum di ricerche precedenti seguendo una linea di sperimentazione coerente e in continuo sviluppo come il loro lavoro per la BiennaleDanza, Turism, del 2006 e Confort del 2008 in cui vi è la necessità di mettersi a nudo, di mostrarsi muovendosi sul palco.
L'importanza di un corpo presentato nel qui e nell'ora, così com'è in una geografia di gesti globalizzata e interiorizzata. Ad immagine bellissime se ne alternano altre, poco o volutamente non sfruttate per profondità ed emotività.
Interessantissimo il dialogo del sì/no, di due corpi che si incontrano e si scontrano in un dialogo che mira a bloccare o ad approvare gli impulsi facendo di questo spettacolo un 'laboratorio' fecondo sulla nascita del movimento. Geniale appare l'uso di un'asta da microfono testimonianza di una presenza/assenza.
speak Spanish
creazione: MK
con: Philippe Barbut, Biagio Caravano e Michele Di Stefano
produzione: mk09
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