Il folle si reincarna nel folletto: Filippo Timi al Franco Parenti...

Maddalena Peluso - 21.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Filippo Timi, Il popolo non ha il pane? diamogli le brioche, Lucia Mascino, Teatro Franco Parenti

Strabordante e blasfemo, frivolo e autentico, trash e poetico, pop e scanzonato, empatico e ammiccante: è l'Amleto di Filippo Timi al Franco Parenti fino al 26 marzo 2010...

Ma non voglio più un teatro - non abbiamo bisogno di teatri. Prima di tutto abbiamo bisogno di diventare padroni dell'arte. Torniamo dunque ai nostri studi con tutta la serietà rimastaci dopo secoli di finzione.
Edward Gordon Craig


Strabordante e blasfemo, frivolo e autentico, trash e poetico, pop e scanzonato, empatico e ammiccante: un Amleto arrabbiato, costretto da quattrocento anni a morire ogni sera, che, per uscire da quel meccanismo infernale riscrive il copione, mettendo in scena se stesso e la finzione del gioco teatrale.

Dopo aver debuttato lo scorso anno al PiM Spazio Scenico (per un ristrettissimo pubblico) ritorna a Milano al Franco Parenti fino al 26 marzo – registrando quasi il tutto esaurito - “Il popolo non ha pane? Diamogli le brioche” (il titolo è un paradosso, una risposta assurda ad un problema reale) con un Filippo Timi in “corpetto di maglia metallica e aria farneticante come un Carmelo Bene devastatore”.

Ad introdurre quella che sarà la distruzione della “sacralità” di Amleto, liberata dalle retoriche romantiche, è l’esecuzione, a sipario chiuso, del “pallido prence danese” di Ettore Petrolini, che lui stesso definì la “quintessenza parodistica del sentimentalismo esagerato, delle prosopopee inutili, del tragicismo morboso, della sciocchezza incurabile di cui spesso è malata l’umanità”.

Tocca all’esilarante sosia di Marilyn Monroe, (una convincente Marina Rocco) “bionda dentro” e ossessionata dal desiderio di vincere un Oscar, (versione attualizzata delle “donnine” de “Follie di Amleto” di Macario, continuamente nominate nel testo di Timi) anticipare con un brillante siparietto (ce ne saranno parecchi nell’ora e mezza di spettacolo) la storia di un “principe orgiastico, tutto cibo e denti marci, specchio consapevole del mondo da cui proviene, quello dei potenti che nel 1600 potevano permettersi di uccidere un uomo solo per il gusto di farlo”.

Tra un’Ofelia salentina alla Oliva de Havilland, dall’abito insanguinato da splatter movie, santa e puttana come in “Hommelette for Hamlet”, una Gertrude (una bravissima Lucia Mascino) scorreggiona e lasciva (omaggio all’Esorcista di Friedkin) e un re maiale - perfetto imitatore, contemporaneamente, di un eroinomane, di un trans brasiliano e di Lino Banfi - il giovane e talentuoso Filippo Timi, al grido di “la tragedia ci prende in prestito” parte alla carica con una miriade di citazioni cinematografiche, televisione e pubblicitarie (dal "ciribiribi Kodak" al “non ci vedo più dalla fame”) missando Piaf, Belafonte, Strauss, Battisti e un delicato “Nothing compares 2 u”, dichiarando alla confusa Ofelia, l’unica che crede ancora nel mito romantico “non sono impazzito: ho soltanto voglia di ballare” sulle note di “Day Oh, Banana Boat Song” (spassosa scena ispirata dal geniale Beetjuice di Tim Burton).

In un tripudio di lucine, drappi e colori da side-show, con una scenografia dal dichiarato sapore vintage, realizzata con materiale di recupero, tra chiaro scuri caravaggeschi per sottolineare la tragicità di alcune scene e un enorme trono reale, di quelli su cui è impossibile non urlare “tagliategli la testa!”, Timi e il suo azzeccato cast, offrono un’inedita rivisitazione di Amleto, in uno spettacolo “concreto, quasi pornografico”, crudele e innocente al tempo stesso, tra Arlecchino e Pierrot, apparentemente demenziale e trash, ma in realtà profondamente italiano e colto.

A mancare è senza dubbio un’adeguata regia, capace di sbrogliare e dosare la grossa quantità di materiale messo nel calderone. Il risultato è comunque soddisfacente e il pubblico sembra apprezzare...

Teatro Franco Parenti - dal 16 al 26 marzo 2010 Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche
di Filippo Timi e Stefania De Santis
con Lucia Mascino, Luca Pignagnoli Marina Rocco, Paola Fresa (Ofelia) Filippo Timi (Amleto)
Luci suoni e scenotecnica Luca De Marinis
Falegname Ezio Grazioli
Organizzazione Luca Marengo
una produzione "Santo Rocco & Garrincha" in collaborazione alla produzione "Nuovo Teatro Nuovo di Napoli" e "ArtedanzaE20

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