Piagnistei esistenziali: Kvecht al Teatro della Contraddizione

Maddalena Peluso - 10.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Steven Berkoff, Maddalena Peluso, Julio Martino, Secret Life Teatre

In quattro attorno ad una tavolo per una cena formale, tra sorrisi finti, verdure scotte, barzellette imbarazzanti, faticose digestioni e la terrificante angoscia di essere giudicati...

In quattro attorno ad una tavolo per una cena formale, tra sorrisi finti, verdure scotte, barzellette imbarazzanti, faticose digestioni e imperante, l'angoscia di essere giudicati: al Teatro della Contraddizione torna per la terza volta i "Secret Life Theatre" di Londra con “Kvecht” (Piagnistei in yiddish), valso all’autore Steven Berkoff nel 1991 l’Evening Standard Award, come migliore commedia dell’anno.

Fino al 14 marzo 2010 gli affezionati al piccolo ma fervido spazio in zona Portaromana potranno assistere all’accurata e fedele messa in scena dell’amara e perversa commedia berkoviana che negli ultimi anni, in città, ha visto diverse riletture (si ricorda “Scomodi qui” di Campo teatrale e la messa in scena del romano Tiziano Panici, premiata a Nuove Sensibilità 2009).

L’atmosfera ricreata dal giovane Julio Martino - vincitore del Fringe First Award al Festival di Edimburgo con lo spettacolo "Life's a Gatecras" - è in perfetto "Berkoff style" “non avrei potuto farla in maniera differente – spiega il regista, londinese di origini italiane - andava fatta così”.

Il pubblico si dispone da entrambi i lati della scena – soltanto da un lato ci saranno i sottotitoli italiani, per chi ne necessita.
Al centro dello spazio un cassone di legno che sarà di volta in volta sala da pranzo per l’imbarazzante convivio iniziale, talamo coniugale per effusioni di convenienza, grosso secretaire di un tronfio commerciante, tavolo del galeotto ristorante italiano in cui si consuma un tradimento, ingegnosa macchina scenica per far scoppiare frustrazioni troppo spesso sopite.

In scena cinque giovani e preparati attori, con il viso truccato da grotteschi clown, maschere di memoria Kabuki, capaci di essere crudeli e ridicoli nel ruolo di piccolo borghesi dalle vedute ristrette, narcisisti, ossessionati dalla paura di non essere all'altezza e di deviare rispetto ai più banali modelli imposti dalla routine, inappagati da una vita che non gestiscono ma da cui si lasciano condurre, con scelte che non sono mai quelle che vorrebbero intimamente.

Proprio su questo dualismo (azione/pensiero) che si concentra la regia di Julio Martino, amplificandolo con un linguaggio grottesco, splendidamente reso nei tempi ritmici dagli interpreti e sintetizzato nell’infelice domanda che la falsa “mogliettina felice” fa al “collega single” del marito, in realtà tristissimo e solo: “come trascorri le serate?”, un “pour parler” che scatena un sarcastico scarto tra piano reale e inconscio, tra quello che “si dice” e quello che “accade in realtà fuori e dentro di noi”.

“Per me – spiega l'autore - Kvetch è un gioco di “maschere”. Alcune di queste sono evidenti – la maschera della paura e dell'età, create con il trucco. Ci sono poi le maschere della fisicità e gestualità, le maschere dell'accento – americano, la maschera della razza – ebraica e infine la maschera comica. Ed io credo che solo indossando tutte queste maschere possiamo toccare la verità più profonda celata nel testo”.

Imperativo del geniale Steven Berkoff, clown perverso e teppista provocatore, è quello di svelare l’ipocrisia di “una società in cui le convenzioni morali e sociali si configurano come lacci, che imprigionano gli uomini in una commedia priva di senso”.
Così la vita di riduce ad uno scontato balletto di marionette in cui tutti dicono quello che ci si aspetta dal ruolo che ricoprono.

Il lavoro fisico e mimico degli attori e la scrupolosa gestualità utilizzata fanno dello spettacolo un piccolo gioiello perfettamente calato nel teatro di Steven Berkoff, ben interpretando lo spirito di un autore che “davanti a sé porta scompiglio e dietro si sé lascia lacrime” e il Teatro della Contraddizione, - dopo aver ospitato, alcuni mesi fa, un superbo monologo dell’attrice Linda Marlowe, musa del discusso autore inglese – si conferma attento e competente nelle scelte artistiche.

Secret Life Theatre - Londra
Marzo 4, 5, 6, 7, 11, 12, 13, 14
ore 20,45
Kvetch
genere: neurotic comedy
di
Steven Berkoff
con
Christopher Adlington
Richard Boyce
Tom Cornish
Dagmar Döring
Melissa Woodbridge
regia di Julio Maria Martino


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