La scalata Antonveneta vista da Eugenio de’ Giorgi al Teatro Libero

Federica Solaro - 09.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Previsioni Meteo: Diluvio Universale. The rise and fall of Gianpy, Previsioni Meteo: Diluvio Universale, Associazione teatrale Duende, Teatro Libero

L’istrionico De' Giorgi in scena al Teatro Libero, fino al 15 marzo, con “Previsioni Meteo: Diluvio Universale. The rise and fall of Gianpy”...

L’istrionico Eugenio de’ Giorgi porta in scena al Teatro Libero, fino al 15 marzo, “Previsioni Meteo: Diluvio Universale. The rise and fall of Gianpy” (ascesa e caduta di Giampiero Fiorani), un’opera di teatro civile che racconta le vicende di Bancopoli, lo scandalo finanziario intessuto, nel 2005, dai furbetti del quartierino.
“Andrà a finire che qualcuno mi denuncerà di sicuro, ma come si faceva a resistere alla tentazione di recitare la parte di Fiorani che, per cercare di ingraziarsi il capo del governo, si arrampica fino a casa sua trascinando un cactus da quaranta chili e graffiandosi tutto?” così aveva esordito il previdente de’ Giorgi poco più di un anno fa, al momento del debutto di questo spettacolo che, in effetti, gli è costato una querela da parte dei legali di Fiorani.

De’ Giorgi, attore, autore e regista che trae la sua poetica dalla commedia dell’arte e dal teatro di Dario Fo, si esibisce su una scena nuda, vestito interamente di bianco e, attraverso poche ed esilaranti sequenze, riassume le diverse fasi che hanno scandito la scalata alla Banca Antonveneta. Ciascuna scena è preceduta da una breve presentazione con cui l’artista contestualizza i fatti, permettendo agli spettatori di familiarizzare col tema.
Ed è così che sul palco ogni componente del gruppo di furbetti sembra quasi assumere i tratti del giullare, del “fool”: Giampy è uno yuppie anni Ottanta – gasato, rampante ed arrivista – la cui parlata è caratterizzata da personalissimi modi di dire, come “la vita è cara”, o perle di saggezza (“i soldi sono come le unghie… ricrescono”).
Ricucci diviene “lo Ste’” un romanaccio dalla balbuzie facile che, per paura di sfigurare durante l’interrogatorio con la finanza, rassicura le autorità sull’entità “davvero cospicua” del suo capitale, o ancora, l’imprenditore bresciano Emilio Gnutti, per gli amici Chicco, si trasforma in un soggetto isterico e suscettibile che rischia il crepacuore ogni volta che entra in contatto con un mal visto “terun”.
Ottenuto l’appoggio di Berlusconi e il divino intervento di Sant’Antonio – il Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, che con un decreto a favore dell’italianità delle banche dà il ‘la’ all’intera operazione – questa galleria di personaggi entra in azione, dando il via ad una sfrenata ricerca di potenziali prestanome, disposti ad acquistare azioni Antonveneta da rigirare, nel momento più appropriato, al mittente.

L’intera messa in scena, poverissima per scelta, è basata esclusivamente sull’ottima interpretazione di de’ Giorgi – capace di donare persino ai personaggi reali una caratterizzazione diversa per ciascuno, un particolare macchiettismo che sembra davvero renderli maschere della commedia dell’arte – e su una scelta di musiche tesa a esaltare l’atmosfera da “Milano da bere” che si può respirare durante la pièce.

Uno spettacolo impegnato, coraggioso e anche amaro se si pensa che, in fondo, c’è tanta verità nel ritratto della classe politica e imprenditoriale italiana consegnatoci dal regista.



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