Jekyll vs Hyde: il bene e il male in scena al Caboto

Stefano Vanelli - 04.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Jekyll, Hyde, Frigerio, Stevenson

L’umana dicotomia tra bene e male, suggelata nella celebre opera di Stevenson, sul palco del Caboto con la firma di Frigerio

Moderna messa in scena del celebre racconto di Stevenson - tra l’altro da sempre onorato di poca attenzione sui palchi - l’ultima regia di Frigerio ripropone l’eterna dicotomia tra bene e male nella figura del doppio Dottor Jekyll - Mister Hyde. Un messaggio concreto e quanto mai attuale, soprattutto nella crisi identitaria dei giorni nostri, dove la distinzione tra ciò che è concesso e ciò che non lo è sembra vacillare sotto il peso di una nuova password sociale: la disinibizione sfrenata.

Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde, in scena al Teatro Caboto dal 3 al 28 marzo, ripercorre con minuziosa attenzione il racconto che il celebre scozzese Robert Louis Stevenson scrisse nel 1886: tale testo, ambientato nella sinistra Londra del XIX° secolo, rappresenta non solo la più nota tra le drammaturgie dell’autore sulla scissione della personalità (con la quale l’autore è collega di Oscar Wilde), ma al contempo uno dei capisaldi della letteratura fantastica di ogni tempo.

La storia, tra il giallo ed il noir, il racconto di mistero e il thriller d’azione, è d’altro canto nota a tutti. Il Dottor Jekyll, durante i suoi studi sulla psiche umana, giunge alla conclusione che “l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”. Passando dalla teoria alla pratica, lo scienziato miscela varie sostanze ed ottiene una pozione straordinaria, una “droga”, che sperimentata su di sé ne fa emergere una seconda natura, quella delle sue inclinazioni attratte dal male, soppiantando la propria consueta identità e andando a rifondersi, nuova psiche e nuovo corpo, in Mister Edward Hyde (“to hide”, in inglese, suona come “nascondere”). Il restaurarsi dell’identità precedente è ottenuto con l’assunzione di una seconda pozione.
Le due identità, quindi, sono separate tanto nell’aspetto fisico quanto nelle dinamiche psichiche. Jekyll, alto, educato, di buoni principi e solidale con i suoi concittadini. Hyde, basso, più giovane, con braccia corte, mani pelose e tozze, ricco di istinti gioiosamente inclinati al male, alla propria soddisfazione egoistica, sfrenata, violenta, asociale.

Con la regia di Frigerio, il racconto ottiene giustizia per quanto concerne il grande messaggio che lancia. Il tema della doppia personalità si concretizza con la scelta di far interpretare da due attori differenti i ruoli di Jekyll (Gianluca Frigerio) e Hyde (Vincenzo De Maio), sfruttando così una doppiezza vocale, fisica, recitativa, che crea l’idea di due essere veramente differenti. L’adattamento è fedele alle parole del libro, a differenza di quanto operato dalle diverse trasposizioni cinematografiche che da esso hanno attinto solo il nome ed uno spunto, mentre il racconto prende vita davanti agli occhi dello spettatore tramite musiche e cambi di scena, che giocano non poco sul contrasto luce - ombra. Il taglio è sull’atto unico, con ritmo serrato e recitazione moderna (benché a volte innaturale), privilegiando lo strumento della trasformazione. Buona la scelta delle inservienti gemelle che recitano all’unisono, efficace spada contro la doppiezza dello scienziato, esaltata tuttavia dallo specchio posto in scena.

Pur conservandosi l’effetto complessivamente positivo sul pubblico, lo spettacolo reclama però una maggior attenzione al dettaglio della messa in scena che, d’altro canto, ne rappresenta la chiave per una buona presa sullo spettatore. La semplicità e la non organicità della scenografia e del piano luci (che, con poche trovate sui piazzati, lavora per la maggiore esclusivamente sul gioco luce - non luce, cascando in parte anche su un pasticcio stroboscopico) sono senza troppi dubbi da addebitare alla filosofia del Teatro Caboto e dell’Associazione Teatro Europa, che nella gestione della struttura si basano esclusivamente sugli incassi dei biglietti e sull’assenza di alcun finanziamento esterno - un’ideologia comunque da lodare. Insomma, più che una scelta una necessità funzionale. Ciò che potrebbe invece arricchire lo spettacolo ha a che fare con la produzione: sincronia tra i diversi codici espressivi nei cambi di scena e un buon coordinamento degli intermezzi musicali (che qui veramente contano) renderebbero senza dubbio la messa in scena più godibile e coinvolgente, aumentando la presa sullo spettatore.



Dal 3 al 28 marzo 2010
LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DI MISTER HYDE
di Robert Louis Stevenson
Regia di Gianluca Frigerio
Produzione Compagnia “A.T.E.”

TEATRO CABOTO
Via Caboto, 2 - angolo Piazza Po – Milano
Metro MM1 Wagner o Pagano - MM2 Sant’Agostino
Tram 20/29/30
Bus 90/91/58/61/67/68

ORARI
Dal mercoledì al sabato: ore 21.00
Domenica: ore 16.00
Lunedì e martedì riposo

INFO
Tel: 02.70.60.50.35 - mail@teatrocaboto.com

BIGLIETTI
Intero: Euro 10
Ridotto “Carta Caboto” e Over 60: Euro 8
Scuole: Euro 6

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