Arrostendo Orson Welles al Binario7...

Lucia Mieli - 04.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: welles, battiston, roast, miglior attore

Lo spettacolo con cui Giuseppe Battiston si è aggiudicato, meritatamente, il premio Ubu come miglior attore protagonista, dal 23 marzo in scena al Teatro Puccini....

Lo spettacolo con cui Giuseppe Battiston si è aggiudicato, meritatamente, il premio Ubu come miglior attore protagonista, prossimamente in scena al Teatro Puccini.


Ci accoglie in accappatoio, con i tempi lenti dettati dalla sua stazza celeberrima e dal morbido accento angloamericano, al ritmo delle soavi e godute tirate di sigaro cubano:
Orson Welles rivive per un'ora sul palcoscenico grazie alla magistrale interpretazione di Battiston, che ce lo rende vivo e vicino come forse mai prima.


Personaggio difficile da avvicinare, ossessionato da sé stesso e dalla creazione del proprio mito, Orson Welles amava mettere in crisi giornalisti e agiografi di ogni sorta (i pochi che riuscivano ad avvicinarlo) con interviste sul filo del nonsense e della contraddizione.
Quasi che l'intera sua vita si dovesse giocare sulla falsa riga di numero di "prestidigitazione", in quell'area nebbiosa del “vedo, ma non vedo” tipica dello spettacolo di magia (sua prima e autentica passione a fianco della regia teatrale e cinematografica).
In questo spettacolo, tuttavia, Welles in qualche modo mette da parte, seppur non completamente, i trucchi del mestiere e ci si presenta con intimità e una schiettezza sorprendenti: Battiston riesce nell'ardua impresa di farci davvero credere di stare nella stessa stanza di Orson Welles e di poterci fare “due chiacchiere” in assoluta tranquillità e amicizia, anche grazie alla microfonatura che consente alla recitazione un tono decisamente intimista.


Quello che viene messo in scena è un “roast” (letteralmente “arrosto”), ovvero un “panegirico all'incontrario”, tradizione anglosassone che vuole che si dedichi a chi raggiunga un consistente successo una serata all'insegna del disvelamento ironico ma affettuoso, in cui gli amici, più o meno coordinati dal protagonista del roast, lo possono prendere in giro e smascherare in tutte le sue debolezze.
Interessante notare come la frattura tra cultura latina e sassone qui si faccia evidente: nel nostro paese, dominato dall'ideologia dell'Onore, non si oserebbe mai prendere in giro una persona di potere in sua presenza e men che meno con il suo incoraggiamento e beneplacito.
Al contrario da noi il successo è proprio garanzia di una raggiunta intoccabilità, almeno di facciata (il pettegolezzo dietro le spalle è pratica nazionale ben diffusa).
In America il roast è considerato un vero e proprio onore ed essere “fatti arrosto” marca anzi il segno del proprio successo personale.
Quasi sorta di “memento mori” sublimato esso ricorda ai potenti i loro limiti e protegge la società da ambizioni incontrollate; in un paese dalla lunga tradizione democratica come gli Stati Uniti, il roast si configura in un certo qual modo come 'anticorpo' per la prevenzione della nascita di trust personali troppo influenti e pervasivi, come ben esemplificato proprio dal capolavoro di Welles “Citizen Kane”.


Nello spettacolo ci vengono proposti aneddoti ella vita del grande regista, più o meno noti e frutto di verità biografica o finzione: il teatro giovanile con il Gate Theatre di Dublino, la prima del rivoluzionario Macbeth del '23 (con un cast interamente nero), il famoso scandalo della guerra dei mondi, ma anche le sue difficoltà a seguire una dieta dimagrante, i problemi coll'alcol e infine gli screzi con Hollywood, che lo costrinsero ad un amaro esilio volontario.


Della grande poetica wellesiana si rivendica l'assunto di non voler considerare il pubblico come banale “gente”, con il QI di un dodicenne, ma al contrario volersi rivolgere alla platea come ad un insieme di individui pensanti, da stimolare, intrigare, confondere a volte, ma sempre rispettare: e qui l'amaro confronto con l'attualità dell'arte è d'obbligo.

Uno spettacolo piacevolissimo nella sua essenzialità e ottimamente interpretato. Da vedere.


Teatro Binario 7 Via Turati 8, 20052 Monza Telefono: 039.2027002 - 039.2848508 Fax: 039.2230419 All'ELFO PUCCINI sala Shakespeare | 23 marzo – 1 aprile 2010

Orson Welles' roast

scritto da Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston
regia di Michele De Vita Conti
musica originale di Riccardo Sala
con Giuseppe Battiston
produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Imaie

Premio Hystrio 2009 come miglior attore
Premio UBU 2009 come miglior attore
Nella terna finalista ai Premi Olimpici del Teatro 2009 come miglior attore


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