Un'umanità dolente nel mito di Frankenstein al Teatro Elfo

Maddalena Peluso - 03.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Sandro Lombardi, Maddalena Peluso, Frankestein, Stefano Massini

Tra atmosfere rarefatte e surreali, efficaci e originali trovate teatrali ecco la romantica storia di un moderno Prometeo: è il Frankestein riscritto da Stefano Massini al Teatro Elfo...

Di che cosa mi hai impastato Victor?
Con quali pezzi mi hai messo insieme?
Chi ero Victor, prima di essere io?
Chi camminava con le mie gambe?
Chi parlava con la mia voce?
Dove hai preso le mie braccia?
Le mie labbra da dove provengono?
Le mie mani, cucite al resto come un fiocco su un pupazzo…
Frankestein di Mary Shelley

E’ il simbolo di un’umanità dolente e disperata, consapevole della sua diversità, frutto marcio caduto dal ramo, e rassegnato a non aver alcun posto tra gli uomini, messo al mondo soltanto per dimostrare che poteva essere vivo e poi abbandonato alla sua solitudine, prigioniero dei suoi stessi limiti, infuriato con il suo padre, colpevole, non di avergli infuso il “soffio della vita”, ma di avergli dato una coscienza che lo attanaglia.

Tra atmosfere rarefatte e surreali, efficaci e originali trovate teatrali, con un’ambientazione fine settecento splendidamente ricreata, sul palco del Teatro Elfo di via Ciro Menotti prende vita la romantica storia di un moderno Prometeo, un novello Icaro, un determinato Don Chisciotte, un intrepido Ulisse, “simbolo di un uomo che oggi più di ieri, in preda di un pericoloso delirio di onnipotenza rincorre un progresso che forse così benefico non è": il giovane Victor, messo in scena da un persuasivo Daniele Bonaiuto e la sua ossessione, danzare con la bianca morte.

Mettendo da parte l’icona horror e la ricerca gotica della paura a tutti i costi, il trentenne fiorentino Stefano Massini crea un’opera elegante e commovente, in un gioco continuo di ribaltamenti e di rimandi, concentrandosi sull’educazione e sulla vocazione del giovane scienziato, curioso e intelligente, cresciuto in una Ginevra razionale e pragmatica ma desideroso di andare al di là della conoscenza, interessato ai testi di Cornelio Agrippa, Alberto Magno e Paracelso, entusiasmato dai risultati di Galvani e dalle novelle e timide teorie dei suoi stessi professori di Ingolstadt.

“Ho scritto la mia versione teatrale di Frankenstein – spiega Massini - con irrispettoso rispetto. Del testo originale mi sono sforzato di mantenere le atmosfere, i colori, la decadente freddezza dell’ultimo Settecento, optando però per una radicale rivoluzione di punto di vista: a tessere le trame della storia è stavolta la Creatura, il cui umanissimo viso impera sulla scena in un lungo primo piano, capace di evocare – come in un lucido atto d’accusa – perfino la nascita del suo stesso Creatore”.

Ed ecco che sul palcoscenico, inclinato e simile ad un mentale set cinematografico, a tessere il filo del racconto è l’enorme maschera della Creatura, una videoistallazione che diventa un’icona umanoide alla Blade Runner, presenza/assenza che conferisce alla Creatura un’entità “ri-creata” umana eppure diversa da quella degli altri attori in carne ed ossa: il volto radiografato e la profonda e intensa voce di Sandro Lombardi è capace di ricordare un artefatto etrusco, un bucchero scheggiato, intriso di citazioni pittoriche sulla rappresentazione della morte e lontanamente somigliante a Boris Karloff.

La morale dela storia sembra affidata al vecchio cieco che all'imbrunire nell'inquietante cittadina di In suona il flauto segnando il coprifuoco, il confine oltre il quale è buon senso non spingersi: "io non ti vedo: sento solo il rumore del tuo respiro, identico a quello di tutti gli altri...eppure non ti basterà per essere felici...perchè chiunque sia il matto che ci ha creati, ci ha messo in un mondo di uomini uguali...e fra gli uguali ogni diverso è solo".

Innumerevoli gli echi, frammenti e schegge che hanno ispirato Massini nella ri-scrittura del racconto di Mary Shelley: il risultato, nonostante la lunghezza dello spettacolo, è dirompente, emozionante e struggente, ottimo congedo per la direzione artistica del Teatro Elfo dalla romantica struttura di via Ciro Menotti.

Frankenstein
ossia il Prometeo moderno
scritto e diretto da Stefano Massini
liberamente ispirato al libro di Mary Shelley
Sandro Lombardi dà viso e voce alla Creatura con Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani, Alessio Nieddu, Daniele Bonaiuti, Simone Martini, Antonio Fazzini, Roberto Posse
scene di Laura Benzi
costumi di Micol Medda, Caterina Bottai
proiezioni di Maddalena Ammannati, Cristina Andolcetti
luci di Roberto Innocenti
produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana - Teatro delle Donne-Centro Nazionale di Drammaturgia / Festival della Creatività 2008
durata 100'
TEATRO DELL'ELFO
via Ciro Menotti 11
Milano
BIGLIETTI: Intero 25 €, ridotto 16 €, martedì 15 €


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