La Medea progressista di Christa Wolf
Romeo Tramontano - 15.05.2008

Tags: Medea, Christa, Wolf, Schmidt,
Il Teatro Verdi propone la riscrittura del mito tragico di Medea da parte di Christa Wolf. La produzione è del Teatro del Buratto e dellAssociazione Culturale Farneto Teatro, fondata proprio da due protagonisti di questo spettacolo: il regista Maurizio Schmidt e lattrice Elisabetta Vergani, nei panni di Medea
Anche gli dei morti governano. Anche gli infelici temono per la loro felicità. È lincipit emblematico di Medea, nella rilettura filologica e semantica di Christa Wolf per la regia di Maurizio Schmidt, in scena al Teatro Verdi di Milano dal 6 al 18 maggio. La produzione è del Teatro del Buratto e dellAssociazione Culturale Farneto Teatro, fondata proprio da due protagonisti di questo spettacolo: il regista Maurizio Schmidt e lattrice Elisabetta Vergani, nei panni di Medea.
Medea, figlia di Eeta, re della Colchide, nella versione euripidea era una strega fratricida, infanticida e omicida, un mito selvaggio e crudele. Christa Wolf si avvicina a questa figura intorno al 1990 anno in cui con le elezioni libere le due Germanie si unificavano aprendo un conflitto tra due culture diverse. Ed è proprio lintolleranza nei confronti del diverso linterpretazione che Christa Wolf realizza del mito di Medea adottando una versione pre-euripidea del racconto.
Nella versione accettata dalla Wolf è il padre Eete a fare a pezzi il figlio Absirto per riprendersi il potere mentre furono i Corinzi a lapidare i bambini di Medea poiché la ritennero responsabile della peste che colpì la città. Medea assurge a perfetto esempio di capro espiatorio delle tensioni sociali, vittima sacrificale come sempre capita agli immigrati, ai deboli, alle donne. Sembra un monito ai recenti fatti di cronaca e una critica progressista alla richiesta degli italiani di maggiore sicurezza e di lotta allimmigrazione. La principessa della Colchide è straniera nella terra di Corinto e viene perciò vista con diffidenza. La Wolf riflette così sullidentità e sullessere stranieri: di fatto ai tempi della riunificazione della Germania ai tedesco-orientali veniva chiesto di rinunciare alla propria identità.
Medea è anche una riflessione sulle origini delle forme occidentali di potere basate sul principio di regalità, centralità della forza e il ruole della ricchezza e sulla diversità delluniverso femminile. La cultura della maga della Colchide si basa sui riti della fertilità che rifiutano la violenza perché legati ai valori femminili del concepimento e del parto: per questa ragione non accetta che a placare la presunta ira degli dei sia il sacrificio di un uomo sullaltare. Alla fine non può fare altro che prendere atto dellassurda logica che regge lordine fondato dal re di Corinto che fa uccidere la figlia Ifinoe per assicurarsi la prosecuzione della logica patriarcale. Sospesa tra matriarcato e patriarcato Medea rimane alla ricerca di una identità.
Da un punto di vista narrativo il testo teatrale segue perfettamente il romanzo, diviso in capitoli ognuno dei quali è narrato in prima persona dai diversi personaggi: Medea; Giasone; Agameda, maga e guaritrice un tempo allieva di Medea; Acamante, astronomo di Corinto e consigliere di Creonte; Leuco, secondo astronomo e allievo di Acamante; Glauce, la figlia di Creonte promessa sposa di Giasone. Dare voce ai diversi personaggi permette non solo una pluralità espressiva ma mette in rilievo il conflitto tra due mondi lontani e incomponibili.
La scarna scenografia si arrichisce col gioco di luci, dei chiroscuri e di una Medea sempre presente sulla scena che col rosso del suo abito ricorda la fecondità della cultura a cui appartiene. Nel fondo le percussioni accompagnano il racconto soprattutto nei momenti di maggior tensione drammatica.

