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“Amleto” e i suoi fantasmi in scena al Teatro Litta

Federica Solaro - 26.02.2010 testo grande testo normale

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Il Laboratorio Compagnia di Pontedera si esibisce al Teatro Litta, dal 24 febbraio al 7 marzo, con un “Amleto” povero, essenziale e, al contempo, onirico e cupo...

Il Laboratorio Compagnia di Pontedera – nato negli anni Settanta da un piccolo gruppo che s’ispirava al Living Theatre e cresciuto tra collaborazioni di rilievo con l’Odin Teatret e il Laboratorio di Grotowski – si esibisce al Teatro Litta, dal 24 febbraio al 7 marzo, con un “Amleto” povero, essenziale e, al contempo, onirico e cupo.
Il regista, Roberto Bacci, ha scelto una scenografia minimale, composta unicamente da una struttura semovente in ferro: su questa scena sono gli attori, con i propri corpi in costante movimento, i veri protagonisti.

Mentre gli spostamenti della struttura delimitano tempi e spazi dell’azione scenica, sei schermidori dal volto coperto si muovono agili sul palco, si arrampicano sulla struttura di ferro, combattono a colpi di fioretto, e ancora bisbigliano, sussurrano, sibilano parole che vengono portate via dal vento, in un soffio, così come in un soffio il personaggio scivola via dal corpo di un attore per andare a “possedere” quello di altri.

Amleto è la vittima sacrificale di questi duellanti, personaggio disorientato e confuso in balia dei movimenti di questi spettri, costantemente accerchiato, punzecchiato, sfidato fino a quando non sopraggiunge il momento del confronto. Il fantasma toglie allora la maschera da scherma e rivela uno dei molteplici volti di Orazio, Ofelia, della Regina e del Claudio, di Rosencrantz e Guildestern.
Il rapporto sbilanciato che lega Amleto alle sue “visioni” pare quasi riversarsi sulla prova degli attori: se gli artisti che interpretano i duellanti si mostrano abili e disinvolti nel passare da un ruolo all’altro, presentando al pubblico un’ottima prova, l’Amleto di Tazio Torrini, incerto e dominato da queste figure, appare insicuro e poco limpido anche nell’interpretazione.

Un’interessante sperimentazione teatrale che sottopone la Compagnia a una bella prova fisica, oltre che recitativa, e che della più celebre opera scespiriana ha voluto rappresentare le forze che spingono il protagonista (e noi stessi, in fondo) a ripetere, ancora una volta, il proprio destino, a porsi nuovamente domande destinate a cadere nel silenzio. “Nella carne il silenzio”, questo il sottotitolo di uno spettacolo che sa affascinare il pubblico, mostrando come l’Amleto sia un dramma infinitamente ricco di suggestioni e interpretazioni.


dal 24 febbraio al 7 marzo 2010
Teatro Litta, corso Magenta Milano- Le infinite storie Amleto
Nella carne il silenzio
di W. Shakespeare
drammaturgia: Stefano Geraci - regia: Roberto Bacci - con: Tazio Torrini, Andrea Fiorentini, Serena Gatti, Debora Mattiello, Luigi Petrolini, Francesco Puleo, Alessandro Porcu
produzione: Compagnia Laboratorio di Pontedera



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