Il canto di un paese che non conosce libertÃ
Silvia Pizzi - 20.02.2010

Tags: css, teatro stabile d'innovazione del friuli venezia giulia, rita maffei, teatro filodrammatici
Fino al 28 febbraio, al Teatro Filodrammatici una storia che va alla ricerca delle parole, dei volti e delle emozioni della città Falluja...

Al Teatro Filodrammatici, dal 18 al 28 febbraio, va in scena “Canto per Falluja”, produzione del Teatro Stabile d'Innovazione del Friuli Venezia Giulia, nata dalla necessità di Simona Torretta di raccontare la propria esperienza in Iraq, terra dove il caos regna sovrano e la guerra è sempre più generatrice di nuova ingiustificata, assurda violenza.
La Torretta, volontaria dell'Associazione non governativa “Un ponte per...” e tristemente nota per essere stata sequestrata nel 2004 a Baghdad insieme a Simona Pari e ad altri due volontari iracheni appartenenti alla stessa organizzazione umanitaria, ha infatti voluto accompagnare Francesco Niccolini, autore del testo, Roberta Biagiarelli, attrice, e Rita Maffei, regista dello spettacolo, alla ricerca di storie, parole, volti ed emozioni vissute durante l’assedio della città di Falluja, in una lunga e profonda ricerca approdata al Premio Franco Enriquez 2009, vinto in qualità di “miglior produzione per un teatro e una comunicazione di impegno civile”.
La vicenda si svolge in una casa di Falluja, una notte di novembre del 2004. Di notte, nell'oscurità , quell'oscurità che piombò sul paese nel '68, e poi ancora nell'80, e in quel famoso 11 settembre, ma nahce, prepotentemente, il 19 marzo del 2003... un'oscurità che non si sa quando abbia avuto inizio, né quando e se mai avrà fine.
Su un palco recintato da una grossa rete che blocca ogni via d'uscita sia ai lati - in prossimità delle quinte - che in proscenio, irrompe un marine: il soldato scelto Davis (Paolo Fagiolo), che piomba in casa di una donna irachena di cui, invece, non sapremo mai il nome: “non ha molta importanza, e poi, tanto, te lo dimenticheresti subito: sono difficili per voi i nostri nomi, e tutti uguali” . Una donna vestita di nero, interpretata da due figure femminili diverse (Roberta Biagiarelli e Adriana Vasques) che in scena divengono alternativamente l'una la voce e l'altra il corpo della stessa anima. Un'anima ferita, bendata, che non può o non vuole vedere quello che resta attorno a lei: una casa senza più marito né figli, in un paese dove i ragazzi non possono più andare a scuola, dove da tempo la libertà ha fatto le valigie e ha tolto il disturbo.
Una donna scissa “in due”, elemento che ritorna spesso, all'interno di un racconto che ricorre continuamente alla bipolarità (due personaggi, due parti del mondo diverse che si incontrano, due punti di vista sulla stessa tragedia) nel tentativo di sfuggire al rischio della mera denuncia giornalistica e soprattutto ad una spudorata presa di parte. Nella volontà di raccontare semplicemente una vicenda, un pezzo di realtà , un briciolo di tutto ciò che accade continuamente in migliaia di case come quella. Un semplice pretesto per dare al pubblico l'occasione di ascoltare una storia che fa rabbrividire, svoltasi nel corso di una lunga notte surreale, in cui le paure e le speranze di tutti si scontrano in un dialogo impossibile: due persone che parlano della propria tragedia personale, senza però mai dialogare davvero, ognuno immerso nella propria “ragione” e nel torto dell'altro.
Il soldato Davis racconta cosa sia la guerra, non quella vista al telegiornale, ma quella vissuta tutti i giorni per le strade. Racconta della volontà che spinge tanti ragazzi a partire, per sfuggire da una routine che li uccide e che, paradossalmente, ironia della sorte, torna ad essere nuovamente routine, fatta di nuovi suoni, nuovi odori, nuovi compiti a cui presto ci si abitua. Di spari, nemici e conversazioni via radio per chiedere rinforzi o “buste di plastica” per raccogliere i cadaveri dei soldati e “catalogare” i terroristi eliminati.
E la donna irachena ci riporta dettagliatamente l'esperienza di suo marito, torturato dal regime di Saddam e dei suoi figli, uccisi da coloro che erano giunti come “liberatori” ed ora soggiogano nuovamente l'Iraq, un paese vivo e morto allo stesso tempo.
L'utilizzo di due microfoni, che dal proscenio filtrano le parole dei racconti, è un espediente registico che contribuisce a creare maggiore distacco tra i personaggi, i quali non interagiranno mai davvero, dall'inizio alla fine: neppure nei rari momenti di vicinanza fisica si parleranno realmente, perché accanto all'uomo in scena vedremo sempre la “metà muta” della donna (una sorta di automa che agisce quasi come fosse indotta da parole altrui a interpretare una storia che non la coinvolge) mentre la voce, quella che effettivamente racconta, sente, soffre, arriverà dal microfono, rivolgendosi al pubblico e mai a lui.
Piccola "stonatura", in un racconto che mira a non essere denuncia di parte, il gesto un tantino romanzato della donna che accoglie in casa propria il potenziale responsabile dello sterminio dei propri figli offrendogli una tazza di the.
Gli attori, inizialmente un po' tesi e sicuramente non aiutati dalla mancanza di pubblico in sala, si scaldano pian piano. In particolar modo Fagiolo, che all'inizio inciampa verbalmente un paio di volte, acquista via via confidenza e intensità .
Diversi gli elementi che arricchiscono il racconto di suggestione, come la stessa rete che imprigiona i personaggi e li fa sembrare bestie in una gabbia, o come la ciotola d'acqua che si tinge di rosso quando la donna vi si lava le mani sporche di sangue e che rimane sul letto, a ondeggiare ad ogni minimo movimento, come un simbolo dell'orrore pronto a rovesciarsi e investire tutto da un momento all'altro.
Lo spettacolo si conclude con il brano “Canto per Falluja”, composto, arrangiato e interpretato dal vivo con grande intensità da Adriana Vasques.
CANTO PER FALLUJA
di Francesco Niccolini
con Roberta Biagiarelli, Paolo Fagiolo, Adriana Vasques
scene Luigina Tusini
suono Stefano Revelant
assistente alla regia Erika Antonelli
cura tecnica Elvis Graffi
adattamento e regia Rita Maffei
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e Associazione Un ponte per...
Dal 18 al 28 febbraio
TEATRO FILODRAMMATICI
Via Filodrammatici 1 - Milano
Tram 2, MM1 MM3 fermata Duomo
ORARI
Da martedi a venerdì: ore 21.00
mercoledì: ore 19.30
domenica: ore 16.00
PREZZI
intero: 15 euro
martedì, mercoledì e giovedì: 10 euro
INFO E PRENOTAZIONI
tel. 02.36595671
www.vivaticket.it
www.teatrofilodrammatici.com


